La notizia in sintesi
- Google consente di nascondere il watermark visibile nelle creazioni di Gemini.
- L’opzione riguarda immagini, video generati con Omni e audio creato con Lyria.
- Restano attivi SynthID e i metadati C2PA per identificare l’origine artificiale.
- L’interruttore risulta visibile anche nella versione italiana, nonostante l’incertezza sulla disponibilità europea.
Riassunto generato con AI
Gemini rende facoltativo il watermark visibile
Google ha introdotto in Gemini un’opzione per disattivare il watermark visibile sulle immagini create con l’intelligenza artificiale, intervenendo su un elemento pensato per rendere immediatamente riconoscibili i contenuti sintetici. La novità, descritta nell’articolo di Manuel De Pandis pubblicato il 27 agosto 2026, riguarda le immagini prodotte con il modello Nano Banana, ma si estende anche ai video generati con Omni e alle tracce audio realizzate con Lyria.
La scelta opera nelle impostazioni del servizio: chi genera un contenuto può spegnere, tramite interruttore, il logo che compariva automaticamente nell’angolo inferiore destro dell’immagine. Quel segnale visibile aveva la funzione di indicare a colpo d’occhio l’impiego dell’AI, senza però offrire una protezione tecnica effettiva contro la sua rimozione.
Google, con sede a Mountain View, chiarisce che la modifica non elimina i sistemi di tracciabilità incorporati nei file. Il punto centrale è quindi la distinzione tra il marchio grafico, facilmente eliminabile, e gli strumenti invisibili usati per verificare provenienza e autenticità del contenuto digitale.
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Perché il logo non era una garanzia
Prima dell’aggiornamento, il watermark di Gemini veniva applicato quando l’utente selezionava la voce “Crea immagine” nel campo di testo. Il logo compariva nell’angolo in basso a destra come indicazione visiva dell’origine artificiale dell’immagine. La sua efficacia, tuttavia, era limitata dalla facilità con cui poteva essere rimosso tramite software esterni, strumenti disponibili anche su GitHub oppure con un semplice ritaglio del file.
La nuova impostazione formalizza dunque una possibilità che, nella pratica, esisteva già per chi disponeva di strumenti minimi di modifica. La differenza è che la rimozione non richiede più un passaggio esterno: l’utente può scegliere direttamente dentro Gemini se mantenere o meno il segno grafico. Questo rende ancora più rilevante il ruolo dei metodi di verifica non basati sull’aspetto dell’immagine.
Tra questi figura SynthID, il watermark invisibile all’occhio umano che resta applicato in modo permanente ai contenuti generati. A esso si affiancano i metadati C2PA, standard della Coalition for Content Provenance and Authenticity pensato per certificare l’origine di un file digitale.
Il modello scelto da Google separa quindi l’avviso destinato al pubblico dalla verifica tecnica. Il primo può essere disattivato, mentre il secondo resta disponibile per i controlli sulla provenienza. L’azienda segnala inoltre che chi nutre dubbi su un’immagine può chiedere direttamente a Gemini se sia stata prodotta dall’intelligenza artificiale.
La verifica può passare anche dagli strumenti integrati in Google Search. Lens, AI Mode e Circle to Search sono indicati come servizi in grado di leggere le informazioni nascoste nel file e fornire una risposta sulla sua origine. L’utilità di questi controlli dipende dunque dai dati incorporati, non dalla presenza di un logo nell’angolo.
Secondo quanto comunicato da Google, l’opzione sarà estesa nei giorni successivi anche all’editor video Flow e ai contenuti generati direttamente tramite Google Search. L’ampliamento previsto coinvolge formati diversi, dalle immagini ai video fino all’audio, e mantiene lo stesso principio: rendere opzionale il watermark visibile senza disattivare l’identificazione tecnica.
La disponibilità italiana e le verifiche future
Sulla carta, l’opzione non dovrebbe essere disponibile nei Paesi europei. Nella pratica, l’interruttore compare anche nella versione italiana di Gemini, una discrepanza per la quale non è stata fornita una spiegazione ufficiale. Il dato richiede cautela perché la presenza dell’impostazione nell’interfaccia non chiarisce le ragioni della diversa disponibilità indicata.
La conseguenza più concreta riguarda il modo in cui utenti, piattaforme e strumenti di ricerca devono valutare le immagini sintetiche. L’assenza del logo non potrà essere interpretata come prova dell’assenza di AI, poiché il watermark visibile può essere disattivato direttamente dall’autore del contenuto.
Per Google, la tracciabilità destinata alle verifiche passa da SynthID e dai metadati C2PA. Il simbolo grafico resta un promemoria immediato, ma non il meccanismo su cui fondare l’accertamento dell’origine digitale di un file.
FAQ
Come si disattiva il watermark in Gemini?
L’interruttore nelle impostazioni di Gemini permette di spegnere la visualizzazione del logo applicato alle immagini generate con Nano Banana.
Quali contenuti coinvolge la nuova opzione?
Immagini di Nano Banana, video di Omni e tracce audio di Lyria rientrano tra i contenuti indicati da Google.
SynthID viene rimosso insieme al logo?
SynthID resta applicato permanentemente come watermark invisibile all’occhio umano, anche quando il segno grafico visibile viene disattivato dall’utente.
Come verificare se un’immagine è generata dall’AI?
Gemini, Lens, AI Mode e Circle to Search possono leggere le informazioni nascoste nel file e indicarne l’origine.
Come è stata verificata questa notizia?
L’analisi approfondita e la verifica incrociata della Redazione su numerose fonti, tra cui TecnoAndroid, precedono la supervisione umana di ogni articolo prima della pubblicazione.
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