La notizia in sintesi
- Pew Research Center ha analizzato 500.000 pagine web in lingua inglese.
- Il 10% del campione mostra segnali significativi di testo attribuibile all’intelligenza artificiale.
- Tra le pagine pubblicate dopo ChatGPT, la quota supera un terzo nel rilevamento 2026.
- I domini .com registrano segnali IA più frequenti di .org, .edu e .gov.
Riassunto generato con AI
Pew Research misura la crescita dei testi IA sul web
Pew Research Center ha esaminato 500.000 pagine web in lingua inglese pubblicate nell’arco di cinque anni, utilizzando uno strumento di rilevamento dell’intelligenza artificiale per stimare quante fossero state probabilmente scritte o modificate dall’IA. L’analisi riguarda l’evoluzione della produzione testuale online dopo il rilascio di ChatGPT, con l’obiettivo di misurare quanto i modelli linguistici stiano incidendo sul linguaggio e sulla diffusione dei contenuti. Il dato centrale è che il 10% dell’intero campione mostra segnali significativi di una paternità riconducibile all’intelligenza artificiale.
La tendenza si rafforza restringendo il perimetro alle pagine più recenti: nel rilevamento di luglio 2026, oltre un terzo dei contenuti pubblicati dopo l’arrivo di ChatGPT presenta segnali compatibili con la paternità IA. Il risultato non certifica automaticamente l’origine di ogni singolo testo, ma indica una presenza crescente di caratteristiche linguistiche associate ai modelli generativi. Per Pew Research Center, la trasformazione non riguarda soltanto la quantità di pagine pubblicate, ma anche il modo in cui il web viene scritto, corretto e rielaborato.
L’indagine si colloca mentre la produzione automatizzata di contenuti entra nel flusso ordinario delle pubblicazioni digitali. Il motivo dell’attenzione è anche economico e informativo: la crescita di testi generati o sostanzialmente modificati dall’IA può incidere sulla qualità percepita delle fonti, sulla riconoscibilità dell’autore e sulla capacità degli utenti di risalire al contenuto originale.
Le innovazioni piu' interessanti di tecnologia e scienza, dritte nella tua inbox.
Domini, segnali linguistici e differenze nella diffusione
Il testo generato dall’intelligenza artificiale non appare distribuito in modo uniforme tra i diversi domini di primo livello. Al momento dell’uscita di ChatGPT, i modelli linguistici capaci di far emergere segnali di paternità IA comparivano con ritmi simili nei principali domini .com, .org, .edu e .gov. Nei campioni del 2026, invece, la distanza tra le categorie risulta più netta.
Circa una pagina su dieci con dominio .com mostra segnali di paternità dell’IA. La quota è approssimativamente doppia rispetto ai domini .org, fermi al 4,6%, ed è dieci volte superiore alla frequenza osservata nei domini .edu e .gov, entrambi attorno all’1%. Il confronto non stabilisce la qualità o l’affidabilità dei siti, ma descrive una diversa intensità nell’adozione o nell’uso di testi riconducibili a modelli generativi.
L’analisi di Pew Research Center rileva inoltre modifiche nelle scelte stilistiche confrontando l’Internet del 2023 con i rilevamenti più recenti. Le lineette, indicate come “–”, compaiono con una frequenza doppia. La virgola seriale, conosciuta anche come virgola di Oxford o di Harvard, è aumentata del 63%.
Anche l’impiego di parole utilizzate più frequentemente dall’IA è più che raddoppiato. Questi elementi non vengono presentati come una prova isolata dell’intervento automatico, ma come indicatori che, osservati su vasta scala, aiutano a stimare la diffusione di schemi testuali associati ai sistemi generativi. Il dato metodologico più prudente è proprio questo: l’indagine parla di segnali significativi, non di una certezza assoluta sull’autore di ogni pagina.
È quasi triplicata anche la struttura di confronto definita “parallelismo negativo”, basata su formule come “Non è solo questo ma è anche quello”. Il cambiamento registrato nel lessico, nella punteggiatura e nell’organizzazione delle frasi suggerisce che l’impatto dell’IA non si limiti ai contenuti prodotti integralmente in automatico. Può riguardare anche testi umani revisionati, ampliati o uniformati con strumenti di scrittura assistita.
La differenza tra domini e la crescita dei segnali linguistici rendono quindi più complessa la lettura del web contemporaneo. Per chi pubblica informazione, il tema riguarda la trasparenza del processo editoriale e la capacità di distinguere supporto tecnologico, supervisione umana e produzione automatizzata.
Bot, traffico e valore delle fonti originali
Il quadro descritto da Pew Research Center si intreccia con un altro dato diffuso da Cloudflare nel giugno 2026: il traffico web generato da programmi automatici, i bot, ha superato per la prima volta quello attribuito agli utenti umani. I due rilevamenti misurano fenomeni diversi, ma fotografano un ecosistema nel quale automazione della scrittura e automazione della navigazione assumono un peso crescente. L’effetto potenziale riguarda la circolazione dei contenuti e il rapporto tra chi li produce, chi li indicizza e chi ne sintetizza le informazioni.
L’anno precedente il CEO di Cloudflare aveva avvertito che le IA stavano danneggiando il web, spezzandone il modello economico e separando la creazione dei contenuti dal loro valore. Nel suo richiamo venivano citate piattaforme come Google e OpenAI, sempre più orientate a fornire risposte senza indirizzare traffico verso le fonti originarie. La conseguenza evidenziata è una pressione ulteriore sulla sostenibilità degli editori e sulla visibilità del lavoro informativo alla base delle risposte.
FAQ
Quante pagine ha analizzato Pew Research Center?
Sì, Pew Research Center ha analizzato 500.000 pagine web in lingua inglese pubblicate negli ultimi cinque anni.
Quale quota del campione mostra segnali IA?
Sì, il 10% dell’intero campione presenta segnali significativi di una paternità riconducibile all’intelligenza artificiale.
Quanto incidono i segnali IA dopo ChatGPT?
Sì, nel rilevamento di luglio 2026 i segnali di paternità IA compaiono in oltre un terzo delle pagine pubblicate dopo ChatGPT.
Quali domini mostrano più segnali di testo IA?
Sì, i domini .com raggiungono circa il 10%, contro il 4,6% dei .org e circa l’1% per .edu e .gov.
Come è stata verificata questa analisi?
Sì, il contenuto nasce da un’analisi approfondita e verifica incrociata della Redazione su numerose fonti, tra cui macitynet.it, con supervisione umana prima della pubblicazione.
Non perdere gli errori di prezzo clamorosi su Amazon!
Iscriviti al canale Telegram e ricevili in tempo reale
Guide agli acquisti su Amazon
Le notizie più lette











