La notizia in sintesi
- Pew Research Center rileva segnali di IA in oltre un terzo delle pagine recenti.
- Il dato riguarda pagine inglesi datate dopo il lancio di ChatGPT, non l’intero web.
- I domini commerciali mostrano una frequenza molto superiore a siti universitari e governativi.
- I ricercatori avvertono: i rilevatori stimano tendenze, non provano l’origine di ogni testo.
Riassunto generato con AI
Pew misura l’espansione dei testi IA online
Pew Research Center ha rilevato che oltre il 35% delle pagine web in inglese pubblicate dopo il lancio di ChatGPT, avvenuto nel novembre 2022, presenta segnali compatibili con testi generati o sostanzialmente modificati dall’intelligenza artificiale. Lo studio, basato su pagine archiviate da Common Crawl e analizzate fino al luglio 2026, fotografa la crescente presenza di strumenti generativi nella produzione quotidiana di contenuti online.
La ricerca risponde a una domanda sempre più rilevante per lettori, editori e piattaforme: quanta parte delle informazioni pubblicate in rete è attribuibile a persone e quanta a sistemi automatici? Il risultato non equivale a una certificazione dell’autorialità di ogni singola pagina, ma indica una tendenza statistica significativa su un campione esteso.
Se si considerano tutte le pagine esaminate nel campione di luglio 2026, comprese quelle precedenti alla diffusione dell’IA generativa, la quota con segnali di intervento artificiale è intorno al 10%. La percentuale supera invece un terzo concentrandosi sui documenti recenti con data di pubblicazione leggibile, cioè quelli successivi all’arrivo di ChatGPT.
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Campione, domini e limiti della rilevazione
L’analisi firmata da Samuel Bestvater, Aaron Smith, Carson TerBush, Chris Baronavski e Janakee Chavda ha esaminato circa 490mila pagine in lingua inglese tratte da 49 snapshot di Common Crawl, tra gennaio 2021 e luglio 2026. Per ogni scansione sono state selezionate casualmente 10mila pagine, così da osservare l’evoluzione nel tempo dei segnali associati alla scrittura IA.
Per la classificazione, Pew Research Center ha utilizzato il modello aperto editlens_Llama-3.2-3B di Open Pangram. In una verifica di robustezza, il sistema e il modello commerciale Pangram 3.3 hanno prodotto lo stesso esito nel 96% dei 62.370 casi messi a confronto, un elemento che rafforza la coerenza del metodo senza eliminarne i limiti.
Le differenze tra domini sono nette: nei dati di gennaio 2026, i segnali di possibile intervento IA compaiono nel 9,35% delle pagine .com, nel 4,59% delle .org, nell’1,03% delle .edu e nello 0,76% delle .gov. I siti commerciali risultano quindi molto più esposti rispetto a università e istituzioni pubbliche.
Lo studio invita però alla prudenza: gli strumenti di rilevamento possono produrre falsi positivi e falsi negativi e non consentono di stabilire con certezza se una specifica pagina sia stata scritta da un modello. Il valore dell’indagine è soprattutto nella lettura aggregata, utile a misurare l’espansione di pratiche editoriali assistite dall’IA.
Tra il 2023 e il 2026 sono aumentati anche alcuni tratti linguistici ricorrenti: l’uso del trattino lungo è circa raddoppiato, le virgole di Oxford sono cresciute del 63% e il cosiddetto parallelismo negativo è quasi triplicato. Sono indicatori statistici, non prove autonome di generazione artificiale.
La conseguenza: verificare fonti e contesto
Il dato di Pew Research Center segnala che la valutazione dell’affidabilità non può basarsi soltanto sulla fluidità di un testo o sull’aspetto professionale di una pagina. Per lettori e redazioni diventa essenziale verificare autore, fonti citate, data di pubblicazione e responsabilità editoriale.
La tendenza si inserisce in un web dove, secondo dati diffusi da Cloudflare nel giugno 2026, il traffico generato dai bot ha superato quello umano. L’aumento dei contenuti automatizzati rende quindi ancora più centrale la trasparenza sull’uso dell’IA.
FAQ
Quanto web recente mostra segnali di IA?
Sì: oltre il 35% delle pagine inglesi datate dopo novembre 2022 mostra segnali di scrittura o modifica tramite IA.
Il 35% riguarda tutto internet?
No: il 35% riguarda le pagine recenti con data leggibile, mentre l’intero campione di luglio 2026 si attesta intorno al 10%.
Quali domini presentano più segnali IA?
Sì: i domini .com raggiungono il 9,35%, contro l’1,03% dei .edu e lo 0,76% dei .gov.
Il rilevatore può identificare ogni testo artificiale?
No: Open Pangram può commettere falsi positivi e falsi negativi, quindi offre stime probabilistiche e non verdetti definitivi su singole pagine.
Come è stata verificata questa notizia?
Sì: il contenuto nasce da un’analisi approfondita e da verifica incrociata della nostra Redazione su Hardware Upgrade, Tom’s Hardware e la Repubblica.
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