La notizia in sintesi
- Brent Kovar condannato per frode e riciclaggio legati a Profit Connect.
- Lo schema avrebbe raccolto 24 milioni di dollari da almeno 400 investitori.
- L’azienda prometteva rendimenti annui dal 15% al 30% e garanzie integrali.
- La sentenza federale è fissata per il 30 novembre 2026.
Riassunto generato con AI
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Profit Connect, verdetto federale per Brent Kovar
Una giuria federale del Nevada ha riconosciuto colpevole l’imprenditore di Las Vegas Brent Kovar per frode telematica, frode postale e riciclaggio di denaro nell’inchiesta su Profit Connect, società che avrebbe raccolto 24 milioni di dollari da almeno 400 investitori. Il verdetto è stato comunicato dall’Ufficio del procuratore degli Stati Uniti per il Distretto del Nevada il 24 agosto, dopo un processo durato nove giorni.
Secondo l’accusa, tra la fine del 2017 e luglio 2021 Kovar ha presentato Profit Connect come un’attività redditizia capace di usare software di intelligenza artificiale e un supercomputer per minare criptovalute e convalidare transazioni digitali. Agli investitori venivano prospettati rendimenti fissi annui compresi tra il 15% e il 30%, oltre a una garanzia di rimborso del 100% del capitale.
Le autorità federali sostengono invece che la società non fosse redditizia, non disponesse di una fonte legittima di ricavi idonea a sostenere quelle promesse e non detenesse le riserve in criptovalute dichiarate. L’imprenditore avrebbe affermato che l’azienda fosse supportata da centinaia di milioni di dollari in riserve digitali, circostanza contestata dai procuratori.
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La condanna riguarda 11 capi di imputazione per wire fraud, due per mail fraud e due per riciclaggio. La pena sarà decisa da un giudice federale il 30 novembre 2026, valutando le linee guida statunitensi sulla determinazione delle pene e gli altri fattori previsti dalla legge.
Il massimo teorico previsto dalla somma dei reati contestati è di 280 anni di carcere, ma non equivale automaticamente alla pena effettiva che verrà inflitta. Il procedimento mostra come le promesse di rendimenti costanti nel settore crypto restino un elemento centrale nelle indagini sulle presunte frodi finanziarie.
Le accuse: rendimenti, riserve e rimborsi
Per i procuratori, il meccanismo di Profit Connect non generava i proventi annunciati attraverso mining o verifica delle transazioni. I fondi raccolti dai nuovi investitori sarebbero stati usati per mantenere operativa l’azienda, acquistare regali per i dipendenti, comprare una casa per Kovar e rimborsare investitori precedenti.
I pagamenti a clienti già coinvolti venivano presentati come guadagni derivanti dalle attività crypto, pur provenendo, secondo l’accusa, da nuovo denaro investito. Questa ricostruzione è alla base della qualificazione dello schema come Ponzi da parte delle autorità, perché i flussi in entrata avrebbero finanziato i pagamenti precedenti anziché utili operativi verificabili.
La promozione commerciale avrebbe utilizzato un sito web, un video su YouTube e una presentazione in PowerPoint. Gli investimenti venivano venduti tramite l’entità Profit Connect Wealth Services, mentre l’azienda disponeva di spazi destinati a uffici commerciali e di un magazzino presentato come data center.
Gli investigatori hanno inoltre contestato l’uso di riferimenti a una presunta copertura della FDIC. Ryan Korner, agente speciale responsabile dell’ufficio dell’Ispettore generale della Federal Deposit Insurance Corporation, ha dichiarato che “Mr. Kovar defrauded investors to enrich himself”, indicando la prosecuzione del lavoro con altre agenzie contro le frodi finanziarie.
David Lowe, responsabile ad interim dell’ufficio di IRS Criminal Investigation a San Francisco, ha descritto il caso come fondato su “false guarantees, fabricated profits and nonexistent reserves”. Christopher S. Delzotto, responsabile dell’FBI Las Vegas, ha rilevato che le vittime ritenevano di investire in tecnologia innovativa, mentre gli investigatori hanno individuato false rappresentazioni.
Per Sigal Chattah, First Assistant U.S. Attorney, il verdetto conferma l’impegno dell’accusa nel perseguire frodi finanziarie basate su documenti manipolati e milioni di dollari di fondi degli investitori. L’indagine è stata condotta da IRS Criminal Investigation, FBI e FDIC OIG; il caso è seguito dai procuratori aggiunti Joshua Brister e James Gaeta.
Il verdetto e le verifiche per gli investitori
Il caso Profit Connect separa l’uso della tecnologia crypto dalle dichiarazioni commerciali rivolte agli investitori: la contestazione federale non riguarda il mining in sé, ma le promesse di profitto, le riserve dichiarate e la destinazione dei fondi raccolti. La sentenza determinerà ora l’esito penale individuale di Brent Kovar, dopo il verdetto sui 15 capi rimasti.
Per chi valuta proposte analoghe, i fatti emersi nell’inchiesta indicano tre elementi da verificare: rendimenti fissi elevati, garanzie totali sul capitale e riserve dichiarate senza riscontri indipendenti. Le autorità hanno ritenuto che tali messaggi fossero strumenti essenziali per convincere centinaia di persone a investire.
L’esito giudiziario non stabilisce una pena di 280 anni, bensì un tetto massimo teorico derivante dalla combinazione delle accuse. La decisione del giudice federale sarà quindi il prossimo passaggio formale del procedimento.
FAQ
Di cosa è stato condannato Brent Kovar?
Sì: Brent Kovar è stato riconosciuto colpevole di 11 capi di frode telematica, due di frode postale e due di riciclaggio.
Quanti investitori coinvolge Profit Connect?
Sì: secondo i procuratori federali, almeno 400 investitori hanno affidato complessivamente circa 24 milioni di dollari a Profit Connect.
Quali rendimenti prometteva la società?
Sì: Profit Connect prometteva rendimenti annuali fissi dal 15% al 30% e una garanzia di rimborso del 100% del capitale.
Quando è prevista la sentenza di Kovar?
Sì: l’udienza per la sentenza di Brent Kovar è programmata per il 30 novembre 2026 davanti a un giudice federale.
Come sono state verificate queste informazioni?
Sì: il contenuto nasce da analisi approfondita e verifica incrociata della Redazione su Cointelegraph e crypto.news; ogni articolo passa dalla supervisione umana della Redazione prima della pubblicazione.
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