La notizia in sintesi
- Legambiente segnala caldo anomalo e fusione precoce sui ghiacciai alpini.
- Lo zero termico ha superato spesso i 4.800 metri dalla seconda metà di giugno.
- Adamello, Marmolada e Monte Bianco mostrano condizioni critiche.
- La campagna chiede risorse per l’adattamento e governance europea dei ghiacciai.
(Riassunto generato con AI)
Alpi più calde, l’allarme di Legambiente
Legambiente, con Cai, Cipra Italia e Fondazione Glaciologica Italiana, ha lanciato dall’Adamello un allarme sulle temperature eccezionali e sulla rapida fusione dei ghiacciai delle Alpi. Nell’anteprima della Carovana dei ghiacciai 2026, a passo Presena, l’associazione ha richiamato l’urgenza di proteggere le aree glaciali, sempre più esposte a caldo, siccità e instabilità.
Secondo i dati Copernicus citati dalla campagna, sull’arco alpino le anomalie termiche sono generalmente comprese fra +2 e +4 gradi rispetto alla media 1991-2020. Dalla seconda metà di giugno lo zero termico si è mantenuto frequentemente fra 4.800 e oltre 5.000 metri, favorendo la fusione anticipata della neve residua e aggravando la fragilità delle alte quote.
L’iniziativa, svolta questo weekend a quota 3.000 metri, ha rappresentato simbolicamente un ghiacciaio che si frammenta e arretra, lasciando emergere terreno nudo. L’obiettivo è evidenziare perché la perdita di massa glaciale non riguardi solo il paesaggio, ma anche risorse idriche, biodiversità e sicurezza delle comunità montane.
I dati su Adamello, Marmolada e Monte Bianco
I segnali più rilevanti arrivano da tre casi simbolo. Sulla vetta del Monte Bianco, a 4.805 metri, il 18 giugno è stata registrata una temperatura di circa +0,8 gradi; il 24 giugno la media oraria ha raggiunto circa +2 gradi. Alla stazione di Punta Rocca, sulla Marmolada, a 3.265 metri, la temperatura è rimasta sopra lo zero dal 16 giugno, con punte prossime a +5 gradi.
Per Legambiente, queste condizioni hanno prodotto “una rapida fusione della neve residua e un’accelerazione dell’ablazione del ghiacciaio”. L’Adamello, il più esteso ghiacciaio delle Alpi italiane, resta sotto osservazione: la fronte Adamello-Mandrone si è ritirata di 760 metri fra 1997 e 2025, di cui 550 nell’ultimo decennio e 265 nel triennio 2023-2025.
Le stagioni 2024-2025, pur con accumuli invernali favorevoli, hanno chiuso con un bilancio di massa moderatamente negativo, attorno a un metro di acqua equivalente perso. I rilievi di Sat, Muse, Provincia autonoma di Trento, Università di Padova e Servizio Glaciologico Lombardo segnalano inoltre, in alcuni settori, accumuli nevosi primaverili ridotti fino a circa la metà delle medie stagionali.
Governance europea e adattamento delle montagne
Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente, chiede risorse per attuare il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici e politiche locali incisive. La proposta è affiancata dalla richiesta di una governance europea per i ghiacciai, considerati beni comuni da proteggere e monitorare costantemente.
Vanda Bonardo indica nei ghiacciai patrimoni essenziali per equilibrio ecologico, risorse idriche e diritti delle generazioni future. Il Manifesto europeo promosso con oltre 90 sigle punta quindi a superare una gestione limitata a logiche proprietarie o di mercato.
Il tema riguarda anche la sicurezza: Maria Grazia Gavazza del Cai collega riduzione delle masse glaciali e degradazione del permafrost a una maggiore instabilità naturale. Per le comunità alpine, monitoraggio e adattamento diventano così strumenti concreti di prevenzione.
FAQ
Quanto sono aumentate le temperature sulle Alpi?
Sì, le anomalie rilevate sull’intero arco alpino sono generalmente comprese tra +2 e +4 gradi rispetto alla media climatica 1991-2020, secondo i dati Copernicus citati.
Quale quota ha raggiunto lo zero termico?
Sì, dalla seconda metà di giugno lo zero termico si è mantenuto frequentemente tra 4.800 e oltre 5.000 metri, favorendo la fusione precoce della neve.
Quanto si è ritirato il ghiacciaio Adamello-Mandrone?
Sì, la sua fronte è arretrata di 760 metri tra il 1997 e il 2025; 550 metri della perdita sono avvenuti nell’ultimo decennio.
Quanti ghiacciai alpini italiani hanno bilanci negativi?
Sì, la quasi totalità dei circa 900 ghiacciai alpini censiti dalla Fcgi presenta bilanci di massa negativi; oltre il 90% ha superficie inferiore a 0,5 chilometri quadrati.
Come è stato verificato questo contenuto?
Sì, il contenuto nasce da un’analisi approfondita e dalla verifica incrociata della nostra Redazione sulle fonti Adnkronos e Key4biz.



