La notizia in sintesi
- Un dipendente di OpenAI è stato arrestato il 9 ottobre per presunte intercettazioni negli uffici di San Francisco.
- Il registratore era nascosto dietro un televisore, collegato alla porta USB e coperto con carta igienica.
- OpenAI afferma di avere utilizzato i propri modelli per analizzare il dispositivo e ricostruirne la provenienza.
- Non risultano indicazioni di sottrazione di codice, parametri dei modelli o dati dei clienti; le indagini proseguono.
Riassunto generato da Redazione AI AGENTICA di Datamoney.ch
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OpenAI, dipendente arrestato per un registratore nascosto nella sala dei dirigenti
OpenAI ha licenziato Abdulrahman Alfozan, ingegnere saudita di 35 anni arrestato dall’FBI il 9 ottobre 2026 a San Francisco, con l’accusa di avere utilizzato o tentato di utilizzare un dispositivo per intercettare conversazioni senza autorizzazione. Secondo il Dipartimento della Giustizia statunitense, l’apparecchio era nascosto dietro un televisore in una sala riservata ai dirigenti della società guidata da Sam Altman. La sicurezza aziendale lo aveva scoperto il 30 settembre, collegato a una porta USB e coperto con carta igienica.
L’ipotesi investigativa riguarda la registrazione clandestina di riunioni su informazioni tecniche, commerciali e strategiche riservate, ma finalità e destinatari delle eventuali intercettazioni devono ancora essere accertati.
Il dispositivo, le telecamere e il doppio impiego dell’intelligenza artificiale
Secondo l’identificazione proposta da Gizmodo sulle immagini delle autorità, il registratore sarebbe basato su una piccola scheda programmabile Seeed Studio, disponibile commercialmente per circa 14 dollari, prima di eventuali modifiche e componenti aggiuntivi. Il prezzo dell’hardware non descrive però tutte le capacità dell’apparecchio: secondo gli atti, la crittografia impediva l’accesso immediato ai contenuti memorizzati. OpenAI sostiene di avere impiegato i propri modelli per comprenderne il funzionamento e ricostruirne la provenienza.
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Dopo il ritrovamento, l’azienda ha installato una telecamera nella sala: secondo gli investigatori, il 5 ottobre avrebbe ripreso Alfozan mentre controllava il retro del televisore. Un secondo registratore simile sarebbe stato trovato in una borsa riconducibile all’ingegnere, assunto nel luglio 2025 nel gruppo di sviluppo prodotto. Gli atti descrivono inoltre ricerche effettuate con strumenti di intelligenza artificiale sulle sale aziendali e sugli incontri dei dirigenti.
Da un account associato alla moglie sarebbero partite richieste per costruire un registratore, migliorarne l’ascolto e cifrare i dati: non è però accertato chi abbia materialmente digitato ciascuna domanda, una distinzione necessaria per non trasformare gli indizi digitali in attribuzioni personali definitive prima degli ulteriori accertamenti dell’indagine federale.
Quali informazioni siano state raccolte rimane da accertare
La questione decisiva è se il dispositivo abbia registrato conversazioni riservate e se qualcuno le abbia ricevute: gli elementi pubblici non lo chiariscono. OpenAI dichiara di non avere indicazioni di accessi impropri o sottrazioni di pesi dei modelli, codice sorgente e dati dei clienti. Non sono state rese pubbliche prove di un coinvolgimento del governo saudita.
Alfozan, presunto innocente fino a una condanna definitiva, rischia, se riconosciuto colpevole, fino a cinque anni di carcere e 250mila dollari di multa.
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