Apple accusa un ex ingegnere di aver usato segreti aziendali in OpenAI

2 Settembre 2026

2 Settembre 2026/Home/INTERNET/Apple accusa un ex ingegnere di aver usato segreti aziendali in OpenAI

La notizia in sintesi

  • Apple chiede di accelerare la raccolta delle prove contro OpenAI.
  • Il caso riguarda l’ex ingegnere Chang Liu e presunti segreti industriali.
  • Un MacBook aziendale avrebbe rivelato file riservati sincronizzati via iCloud.
  • OpenAI respinge le accuse e chiede l’archiviazione della causa.

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Apple accelera la causa contro OpenAI

Apple ha depositato un nuovo atto nella causa avviata a luglio contro OpenAI, chiedendo di accelerare la raccolta delle prove sui presunti segreti industriali sottratti dall’ex ingegnere Chang Liu. Al centro del procedimento c’è l’uso di un MacBook aziendale che Liu avrebbe continuato a utilizzare dopo aver lasciato Cupertino a gennaio per passare a OpenAI.

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Secondo il documento visionato da 9to5mac, una prima analisi forense del computer avrebbe individuato uno schema circuitale riservato, messaggi relativi alla distruzione di possibili prove e dati sincronizzati tramite iCloud con un Mac mini. Apple sostiene che il materiale possa essere stato impiegato nel lavoro svolto da Liu presso OpenAI.

La società chiede quindi l’accesso al Mac mini e agli altri dispositivi detenuti dall’ex dipendente. Per Apple, la verifica tecnica è necessaria per chiarire la portata dell’eventuale diffusione delle informazioni riservate e prevenire l’uso di tecnologia fondata sui propri dati interni.

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I file, l’agente AI e la difesa

La causa accusa due ex dipendenti di Apple, passati a OpenAI, di aver sottratto segreti industriali nell’interesse della nuova azienda. Nel primo atto, Apple afferma che oltre 400 suoi ex dipendenti lavorano in OpenAI, un dato richiamato per inquadrare il contesto delle assunzioni ma non indicato come prova autonoma di condotte illecite.

Il documento attribuisce a Chang Liu, senior system electrical engineer, il download di uno schema circuitale riservato a marzo, due mesi dopo l’uscita da Apple. L’azienda sostiene che l’accesso sia avvenuto sfruttando un raro errore di autenticazione, fino a quel momento sconosciuto, che avrebbe lasciato disponibili file aziendali dopo la fine del rapporto di lavoro.

Lo schema sarebbe stato usato per eseguire una simulazione con LTspice, software dedicato all’elettronica analogica. Nei messaggi acquisiti agli atti, Liu descrive un agente AI capace di eseguire simulazioni, leggere risultati e regolare parametri di compensazione per un modello comportamentale di convertitore buck, con anello esterno di tensione e interno di corrente.

L’ingegnere avrebbe scritto che un’attività prima completata in un giorno poteva richiedere circa due ore, apprendimento compreso. A quel messaggio, un interlocutore avrebbe replicato: “e allora perché hanno ancora bisogno di te?”.

Per Apple, l’eventuale inserimento di informazioni riservate in un agente o modello AI comporta un rischio specifico: l’apprendimento potrebbe generare utilizzi irreversibili e suscettibili di propagarsi. È questa la ragione con cui l’azienda lega l’analisi dei dispositivi alla richiesta cautelare di vietare a OpenAI di sviluppare hardware basato sulla tecnologia contestata mentre la causa resta pendente.

La ricostruzione tecnica non deriverebbe da un accesso diretto allo schema. Secondo Apple, Liu avrebbe aperto il file sul Mac mini, poi sincronizzato via iCloud con il portatile aziendale; da quella copia sarebbero emersi gli elementi analizzati. Il MacBook, consegnato dai legali di Liu dopo settimane di ritardo, sarebbe l’unico dispositivo finora messo a disposizione.

OpenAI ha chiesto al giudice di respingere la causa, definendo le contestazioni infondate. In una dichiarazione pubblica ha qualificato l’iniziativa come “avventata, aggressiva e stranamente personale”, sostenendo di non avere né cercare segreti industriali di altre aziende.

La linea difensiva riferita nell’atto sostiene che Liu avrebbe consultato i file solo per aiutare ex colleghi che ne avevano fatto richiesta. La difesa collega inoltre il problema a una gestione incompleta delle revoche di accesso dopo le dimissioni, mentre Apple ribatte che i dati del dispositivo contraddirebbero tale versione.

La prossima verifica riguarda i dispositivi

Il punto operativo della controversia non riguarda soltanto il contenuto dello schema circuitale, ma l’accesso ai dispositivi da cui ricostruire eventuali copie, sincronizzazioni e utilizzi successivi. L’esame del Mac mini e degli altri strumenti richiesti da Apple potrebbe quindi incidere sui tempi della discovery e sulla valutazione della domanda cautelare.

La causa mette inoltre a fuoco la gestione dei dati tecnici quando vengono elaborati da strumenti di intelligenza artificiale. La posizione di Apple è che l’eventuale apprendimento del modello renderebbe difficile circoscrivere gli effetti della diffusione; OpenAI, invece, contesta alla radice le accuse e il presupposto di un impiego improprio dei segreti industriali.

Il giudizio dovrà distinguere tra le contestazioni formulate nell’atto e gli elementi che saranno effettivamente verificati nella raccolta delle prove.

FAQ

Perché Apple ha citato OpenAI?

La causa depositata a luglio accusa due ex dipendenti, inclusi Chang Liu, di aver sottratto segreti industriali a beneficio di OpenAI.

Quale dispositivo ha analizzato Apple?

Il MacBook aziendale usato da Liu dopo il passaggio a OpenAI, restituito ad Apple dai suoi legali.

Che cosa avrebbe trovato l’analisi forense?

Uno schema circuitale riservato, messaggi sulla distruzione di prove e dati sincronizzati via iCloud con un Mac mini.

Come risponde OpenAI alle accuse?

OpenAI chiede il rigetto della causa, considera le accuse infondate e afferma di non avere né volere segreti industriali altrui.

Quali fonti sono state utilizzate?

La redazione ha rielaborato con controllo umano un’analisi accurata di fonti stampa ufficiali e qualificate, incluse le agenzie Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, per verificare e contestualizzare le informazioni disponibili.

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Direttore Editoriale Assodigitale.it Phd

Storico esperto di Digital Journalism e creatore di Immediapress la prima Digital Forwarding Agency italiana poi ceduta al Gruppo ADNkronos, evangelista di Internet dai tempi di Mozilla e poi antesignano (ora pentito) dei social media in italia, Bitcoiner Evangelist, portatore sano di Ethereum e Miner di crypto da tempi non sospetti. Sono a dir poco un entusiasta della vita, e già questo non è poco. Intimamente illuminato dalla Cultura Life-Hacking, nonchè per sempre ed indissolubilmente Geek, giocosamente Runner e olisticamente golfista. #senzatimore è da decenni il mio hashtag e significa il coraggio di affrontare l'ignoto. Senza Timore. Appunto

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