La notizia in sintesi
- In Italia le norme sui minori e social restano ferme in Parlamento.
- Il ddl Mennuni-Madia propone l’accesso autonomo ai social dai 15 anni.
- Le verifiche dell’età pongono nodi tecnici, legali e di protezione dei dati.
- Agcom potrebbe vigilare e sanzionare le piattaforme digitali inadempienti.
Riassunto generato con AI
Minori e social, il Parlamento resta in attesa
In Italia, le proposte per regolare l’accesso dei minori ai social network sono ancora ferme in Parlamento. Secondo l’analisi pubblicata da ANSA, firmata da Antonino Caffo da Milano il 18 agosto 2026, il riferimento principale è il disegno di legge bipartisan presentato da Lavinia Mennuni di FdI e Marianna Madia del Pd.
Il testo punta ad alzare a 15 anni la soglia per l’iscrizione autonoma alle piattaforme social, introducendo sistemi di controllo parentale e tutele per chi è esposto online. L’obiettivo non è un divieto indiscriminato dell’uso digitale, ma un accesso progressivo alle funzioni del telefono e dei servizi ritenuti più rischiosi. Restano però irrisolte le condizioni concrete per verificare l’età degli utenti senza compromettere la riservatezza dei dati personali.
Il ritardo legislativo nasce quindi dal confronto tra protezione dei minori, responsabilità delle piattaforme e rispetto delle norme europee sulla privacy. Un equilibrio che, al momento, impedisce alle diverse iniziative di arrivare all’esame definitivo delle Camere.
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Le proposte e i poteri previsti per Agcom
Il ddl Mennuni-Madia prevede un utilizzo del telefonino articolato per fasce d’età, con limitazioni sulle funzioni telefoniche e sui messaggi e con il mancato accesso a siti o servizi considerati pericolosi. La logica indicata è quella delle aperture graduali, non di un blocco assoluto dell’esperienza digitale.
Accanto al provvedimento bipartisan sono state depositate altre proposte. Quella di Mara Carfagna stabilisce un divieto totale sotto i 13 anni e restrizioni fino ai 16 anni, compreso il divieto di profilazione pubblicitaria. Il disegno di legge di Giorgia Latini, della Lega, estende invece fino alla maggiore età l’obbligo del consenso dei genitori.
Tutte le bozze affidano all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, Agcom, compiti di vigilanza e poteri sanzionatori. Nella proposta più severa, le sanzioni possono arrivare al 6% del fatturato annuo dei fornitori di servizi digitali, con la possibilità di oscurare le piattaforme inadempienti.
La presenza di soglie differenti mostra che il confronto politico non riguarda solo l’età minima, ma anche il tipo di protezione da rendere effettiva. Controlli parentali, limiti alla pubblicità e responsabilità dei fornitori sono gli strumenti indicati nei testi, ma richiedono regole applicabili e verificabili.
Il nodo decisivo resta la verifica dell’età
Il principale ostacolo è il sistema di age verification, cioè la verifica dell’età richiesta per applicare eventuali limiti di accesso. L’ipotesi di collegare l’iscrizione a strumenti quali It Wallet, Spid o carta d’identità elettronica deve essere pienamente conforme al regolamento europeo sulla protezione dei dati.
Il rischio da evitare è che la tutela dei minori produca forme di tracciamento o sorveglianza diffusa degli utenti. Sono criticità simili a quelle che hanno rallentato i filtri per i contenuti per adulti e che continuano a frenare il passaggio parlamentare.
Finché questi aspetti tecnici e legali non saranno risolti, le proposte resteranno prive di un approdo definitivo nelle Camere.
FAQ
Qual è l’età proposta per iscriversi autonomamente ai social?
Sì. Il ddl di Lavinia Mennuni e Marianna Madia indica 15 anni per l’iscrizione autonoma alle piattaforme social.
Cosa prevede la proposta di Mara Carfagna?
Sì. La proposta di Mara Carfagna vieta totalmente l’accesso sotto i 13 anni e limita l’uso fino ai 16 anni.
È prevista la profilazione pubblicitaria dei minori?
No. Nella proposta di Mara Carfagna è previsto il divieto di profilazione pubblicitaria per gli utenti interessati dalle restrizioni.
Quale autorità dovrebbe controllare le piattaforme?
Sì. L’Agcom avrebbe compiti di vigilanza e poteri sanzionatori verso i fornitori di servizi digitali inadempienti.
Su quali fonti si basa questa analisi?
Sì. Il contenuto nasce da un’analisi approfondita e verifica incrociata della nostra Redazione su numerose fonti, tra cui Agenzia ANSA.
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