La notizia in sintesi
- JPMorgan Chase accetta Bitcoin ed Ethereum come garanzia per prestiti in dollari.
- Il programma è rivolto a clienti istituzionali attraverso la piattaforma Kinexys.
- I token restano presso custodi terzi, tra cui Fidelity Digital Assets e Coinbase Custody.
- Gli scarti di garanzia riflettono volatilità, rischi di mercato e procedure di marginazione automatica.
Riassunto generato con AI
JPMorgan apre ai prestiti garantiti da crypto
JPMorgan Chase ha avviato nel marzo 2026 un programma che consente ai clienti istituzionali di usare Bitcoin ed Ethereum come collaterale per ottenere prestiti in dollari statunitensi. L’iniziativa opera attraverso la piattaforma di asset digitali Kinexys, già nota come Onyx, e colloca le criptovalute nella gestione delle garanzie accanto ad attività finanziarie tradizionali.
I token dati in pegno non passano direttamente alla banca: restano custoditi in cold storage presso soggetti terzi, inclusi Fidelity Digital Assets e Coinbase Custody. La banca eroga invece credito in dollari sulla base del valore aggiornato degli asset depositati.
La novità assume rilievo perché arriva dopo anni di dichiarazioni fortemente critiche del CEO Jamie Dimon verso Bitcoin. Per gli investitori professionali, il programma risponde alla necessità di ottenere liquidità senza vendere immediatamente le proprie criptovalute.
Garanzie, haircut e controlli in tempo reale
Il meccanismo descritto ricalca il prestito garantito da titoli: un fondo o una tesoreria aziendale deposita Bitcoin o Ethereum presso il custode, mentre JPMorgan Chase riceve la conferma del vincolo e lo registra su Kinexys. La valutazione delle garanzie viene aggiornata attraverso feed di prezzo in tempo reale, inclusi quelli di Chainlink.
Secondo le informazioni riportate, l’haircut applicato alle crypto è compreso tra il 30% e il 50%. In termini pratici, una garanzia da 100.000 dollari in Bitcoin può generare finanziamenti tra 50.000 e 70.000 dollari, a seconda delle condizioni applicate.
Se il valore della garanzia scende sotto una soglia prestabilita, il sistema può attivare una margin call: il cliente deve integrare il collaterale o rimborsare una parte del prestito. In caso contrario, il custode può liquidare la posizione per coprire l’eventuale scoperto.
La separazione tra banca, custode e fornitore dei prezzi distingue questo modello da piattaforme crypto-native come Aave e Compound, dove garanzie e liquidità convivono nello stesso ecosistema di smart contract. L’impostazione di JPMorgan aumenta la complessità operativa, ma mira a separare le funzioni di credito, custodia e valutazione.
Il gruppo aveva già depositato documentazione relativa a note strutturate garantite da Bitcoin e collegate all’ETF IBIT di BlackRock. Secondo la fonte, tali strumenti prevedono rendimenti fino a 1,5 volte e potenziali guadagni del 16% al raggiungimento di obiettivi fissati entro dicembre 2026.
Il cambiamento è stato commentato anche da Eric Trump al Consensus Miami 2026, richiamando il contrasto tra le precedenti critiche al Bitcoin e l’attuale apertura ai prodotti garantiti da crypto.
https://x.com/cryptodotnews/status/2062890431885815931?ref_src=twsrc%5Etfw
La conseguenza per banche e mercato
L’ingresso delle criptovalute nelle garanzie bancarie può trasformare Bitcoin da asset detenuto soprattutto per esposizione al prezzo a strumento di gestione della liquidità. Ma la stessa infrastruttura introduce un potenziale fattore di rischio: ribassi marcati potrebbero attivare margin call e vendite forzate su scala istituzionale.
La pressione competitiva riguarda anche Goldman Sachs, Citigroup e Bank of America, indicate come impegnate nella costruzione di una rete di depositi tokenizzati prevista nella prima metà del 2027. Documenti interni citati da Bloomberg indicano inoltre che JPMorgan sta valutando una possibile estensione graduale a investitori retail qualificati entro metà 2027.
https://x.com/cryptodotnews/status/2054517511089979780?ref_src=twsrc%5Etfw
FAQ
Chi può usare il programma di JPMorgan?
Sì, il programma è destinato inizialmente a clienti istituzionali e a soggetti high-net-worth, non al pubblico retail.
Quali criptovalute sono accettate come garanzia?
Sì, le attività indicate dalla fonte sono Bitcoin ed Ethereum, impiegabili per prestiti denominati in dollari statunitensi.
Dove vengono custoditi i token vincolati?
Sì, i token restano presso custodi terzi in cold storage, inclusi Fidelity Digital Assets e Coinbase Custody.
Quanto finanzia JPMorgan contro Bitcoin?
Sì, con haircut stimati dal 30% al 50%, 100.000 dollari in Bitcoin possono sostenere prestiti tra 50.000 e 70.000 dollari.
Su quali fonti si basa questa ricostruzione?
Sì, il contenuto nasce da un’analisi approfondita e da una verifica incrociata della nostra Redazione su numerose fonti, tra cui crypto.news.
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