La notizia in sintesi
- Il SEBC chiede di estendere il divieto di rendimenti sulle stablecoin.
- Nel mirino prestiti crypto, borrowing, staking e prodotti con remunerazioni indirette.
- Proposta anche una revisione delle riserve obbligatorie presso le banche.
- Le nuove soglie punterebbero sulla liquidità rapidamente convertibile in denaro.
Riassunto generato da Redazione AI AGENTICA di Datamoney.ch
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SEBC chiede regole più severe sulle stablecoin
Il Sistema europeo di banche centrali (SEBC), che riunisce la BCE e le banche centrali nazionali dell’Unione europea, chiede alla Commissione europea di rafforzare la disciplina MiCA sulle stablecoin. Nella risposta alla consultazione per la revisione del regolamento, l’istituzione propone di estendere il divieto di remunerazione dai pagamenti diretti ai rendimenti indiretti creati da prestito, borrowing o staking offerti dalle piattaforme crypto. La richiesta nasce dal timore che tali prodotti trasformino strumenti pensati per i pagamenti in forme di risparmio concorrenti con i depositi bancari.
Il confronto riguarda l’intera Unione europea e mira a preservare la distinzione tra moneta elettronica e depositi, evitando vantaggi regolatori per servizi non coperti dalle norme.
Il nodo dei rendimenti e delle riserve
Il documento del SEBC sostiene che le stablecoin possano essere trasformate in prodotti remunerati attraverso strutture stratificate, anche quando MiCA vieta la remunerazione diretta da parte dei fornitori di servizi per cripto-attività. Per le banche centrali, lending, borrowing e staking rischiano quindi di aggirare il divieto e di alterare la concorrenza nel sistema finanziario europeo. La priorità legislativa indicata è mantenere e, se necessario, rafforzare il blocco delle remunerazioni, includendo esplicitamente le forme indirette.
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La proposta interviene anche sulla composizione delle riserve degli emittenti. Le regole MiCA prevedono almeno il 30% delle riserve in depositi presso istituti di credito, quota che sale al 60% per le stablecoin considerate significative. Il SEBC ritiene che questa architettura possa esporre le banche a deflussi improvvisi durante una corsa ai rimborsi e chiede di sostituirla con requisiti fondati sulla rapidità di conversione in contante.
Come riferimento vengono richiamate le bozze dell’Autorità bancaria europea: per i token significativi, il 40% delle riserve dovrebbe scadere entro un giorno lavorativo e il 60% entro cinque giorni; per quelli non significativi, rispettivamente 20% e 30%. Il sistema segnala inoltre che imprese crypto non conformi possono ancora raggiungere clienti nell’Unione.
Una revisione con effetti su emittenti e piattaforme
La proposta non modifica automaticamente MiCA, ma definisce la posizione delle banche centrali nella consultazione della Commissione europea. Per gli emittenti, l’eventuale revisione sposterebbe l’attenzione dal luogo in cui sono custodite le riserve alla loro effettiva liquidabilità in tempi brevi. Per le piattaforme crypto, un divieto esteso limiterebbe prodotti costruiti per generare rendimenti sulle stablecoin senza riconoscere interessi in forma diretta.
Il tema coinvolge anche il rapporto tra finanza tradizionale e asset digitali: secondo il SEBC, depositi rilevanti delle stablecoin possono diventare una fonte di raccolta instabile per le banche.
FAQ
Quali attività sarebbero incluse nel divieto?
Prestito crypto, borrowing, staking e altri meccanismi capaci di produrre rendimenti indiretti sulle stablecoin rientrerebbero nell’estensione richiesta dal SEBC.
Quale obbligo sulle riserve prevede MiCA?
MiCA impone almeno il 30% delle riserve in depositi bancari, percentuale elevata al 60% per le stablecoin classificate significative.
Quali soglie di liquidità cita il SEBC?
Le bozze dell’Autorità bancaria europea indicano, per token significativi, il 40% entro un giorno e il 60% entro cinque giorni lavorativi.
Perché il SEBC contesta i depositi bancari obbligatori?
Ritiene che ritiri rapidi durante una corsa ai rimborsi possano creare problemi di liquidità agli istituti di credito coinvolti.
Da quali fonti derivano le informazioni?
L’articolo deriva dall’analisi editoriale con supervisione umana di fonti stampa ufficiali e qualificate, incluse Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla nostra Redazione.
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