La notizia in sintesi
- Studio TEHA, Amazon e AWS analizza gli ostacoli agli investimenti high-tech in Italia
- Il divario con la Danimarca potrebbe valere fino a 27 miliardi annui di investimenti
- Energia, burocrazia, regole e competenze emergono come principali criticità
- Nel 2025 solo il 34% delle piccole imprese ha elevata intensità digitale
Riassunto generato con AI AGENTICA di Datamoney.ch
Un miglioramento delle condizioni per gli investimenti tecnologici potrebbe portare in Italia fino a 27 miliardi di euro aggiuntivi ogni anno, equivalenti a circa 1,23 punti percentuali di Pil. È la stima contenuta nello studio realizzato da TEHA con Amazon e AWS, presentato al Forum TEHA di Cernobbio, dedicato alla capacità del Paese di attrarre e sviluppare investimenti in cloud, intelligenza artificiale, cybersecurity, data center e automazione.
La ricerca segnala che gli investimenti italiani nei comparti ad alta intensità tecnologica corrispondono all’1,3% del Pil, contro una media dell’1,9% nell’Unione europea. Per colmare il divario, il rapporto individua tre priorità: disponibilità e costo dell’energia, efficienza delle procedure amministrative e regolatorie, formazione tecnico-scientifica.
Digitalizzazione e investimenti tecnologici
Il ritardo riguarda soprattutto le imprese più piccole. Nel 2025, l’intensità digitale alta o molto alta risulta presente nell’82% delle grandi aziende e nel 61% delle medie, mentre scende al 34% tra le piccole. Nel complesso, il 7,9% delle imprese italiane registra un livello di intensità digitale molto elevato, rispetto al 10,1% della media europea.
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Secondo lo studio, attrarre investimenti high-tech può permettere a Pmi e startup di utilizzare infrastrutture e servizi tecnologici senza affrontare direttamente tutti i costi iniziali. La ricerca associa inoltre l’adozione dell’intelligenza artificiale a incrementi della produttività del lavoro di circa il 4%; i comparti a maggiore intensità digitale hanno generato circa il 40% dei nuovi posti di lavoro nell’area Ocse tra il 2006 e il 2016.
A incidere sulle decisioni delle aziende è anche la prevedibilità normativa. Il 68% delle imprese europee dichiara di non comprendere pienamente i propri obblighi relativi all’AI Act. Le aziende che percepiscono una maggiore incertezza sulle regole prevedono investimenti in intelligenza artificiale inferiori del 28% nei dodici mesi successivi.
“Fare l’imprenditore in Italia è come correre una maratona con uno zaino pieno di sassi”, evidenzia Alec Ross, “e con ogni nuova regolazione c’è un nuovo sasso nello zaino. Non significa che non servano regole. Significa che le regole devono essere chiare, coerenti, prevedibili e applicabili. Il problema, quindi, non è una mancanza di capacità. È che troppo spesso costringiamo imprese e investitori a spendere tempo ed energia per attraversare il sistema invece che per costruire, innovare e crescere. Dobbiamo cominciare a togliere sassi dallo zaino perché oggi la velocità con cui un Paese riesce a decidere e ad agire è parte della sua competitività.”
Alec Ross, esperto di innovazione e politiche tecnologiche
Energia e tempi delle autorizzazioni
Il rapporto rileva che nel 2024 il 74% dell’energia disponibile in Italia proveniva dall’estero, a fronte del 57% della media Ue. Le imprese italiane, secondo i dati citati, sostengono costi energetici fino al 30% superiori alla media europea. Sullo sviluppo delle rinnovabili, lo studio evidenzia inoltre tempi più lunghi per le autorizzazioni: per un permesso fotovoltaico occorre un anno e mezzo in più rispetto alla Germania e, nel frattempo, le regole cambiano tre volte.
La ricerca propone sportelli unici effettivi, termini perentori e meccanismi di silenzio-assenso qualificato per accelerare le procedure sulle fonti rinnovabili. Per i grandi investimenti tecnologici suggerisce invece un percorso autorizzativo unico, coordinato da un interlocutore governativo responsabile delle competenze su urbanistica, ambiente, energia, fiscalità e lavoro.
Tra gli elementi richiamati c’è anche l’attuazione delle norme. Il comunicato riporta che l’Italia conta 160.000 leggi, circa 23 volte quelle della Francia, e che una legge su cinque approvata nelle ultime legislature attende ancora i decreti attuativi. Le risorse pubbliche bloccate dalla burocrazia attuativa sono indicate in circa 3 miliardi di euro.
“La semplificazione deve procedere insieme a una maggiore stabilità del quadro regolatorio, accelerando l’adozione dei decreti attuativi, riducendo la stratificazione delle norme e prevenendo forme di gold plating
nazionale”, sintetizza Valerio De Molli, Managing Partner e CEO di TEHA Group. “Allo stesso tempo, è necessario rafforzare ITS Academy, percorsi STEM, reskilling e upskilling nelle competenze digitali avanzate, attraverso partnership strutturate tra sistema educativo, università e imprese. Per favorire una diffusione più ampia delle tecnologie, in particolare tra le PMI, la ricerca indica infine l’opportunità di introdurre incentivi mirati all’adozione di intelligenza artificiale e cloud e di rafforzare l’ecosistema delle startup, attraverso venture capital, trasferimento tecnologico e procedure più rapide per l’attrazione dei talenti internazionali.”
Valerio De Molli, Managing Partner e CEO di TEHA Group
Il nodo delle competenze
La disponibilità di lavoratori qualificati completa il quadro delle criticità individuate. L’Italia ha il 40% di laureati in meno della media europea. Il 57,3% delle posizioni destinate ai diplomati ITS risulta difficile da reperire e tre aziende su cinque dichiarano di non trovare le competenze cercate.
AWS dichiara di avere investito oltre 3 miliardi di euro in infrastrutture cloud in Italia e di avere formato decine di migliaia di persone sulle competenze digitali dal 2017. L’azienda indica come obiettivo la formazione di 200.000 studenti STEM entro la fine del 2026. Informazioni sui servizi sono disponibili sul sito di Amazon Web Services.
Giulia Gasparini, Country Manager di AWS Italia afferma: “In Italia abbiamo scelto di investire: oltre 3 miliardi di euro in infrastruttura cloud e decine di migliaia di persone formate sulle competenze digitali dal 2017, verso l’obiettivo di 200.000 studenti STEM entro fine 2026. Oggi il cloud mette la stessa potenza di calcolo e di intelligenza artificiale nelle mani di una startup come di una grande azienda, con un modello pay-per-use e senza barriere di ingresso. Il vero fattore abilitante è la prevedibilità: quando le regole sono stabili e i tempi certi, le imprese investono di più e innovano prima. È questo il passo che può trasformare il potenziale italiano in crescita reale.”
La ricerca conclude indicando come priorità la riduzione dei costi e dei tempi autorizzativi, regole più chiare per le tecnologie emergenti e il rafforzamento della formazione ITS, STEM, reskilling e upskilling. Sono le misure individuate per ridurre la distanza dell’Italia dai Paesi europei più avanzati nell’attrazione degli investimenti tecnologici.
https://x.com/AWSNewsroom
FAQ
Quanto vale il divario negli investimenti high-tech?
Fino a 27 miliardi di euro aggiuntivi all’anno, pari a circa 1,23 punti percentuali di Pil, secondo lo studio.
Qual è la digitalizzazione delle piccole imprese italiane?
Il 34% delle piccole imprese presenta nel 2025 un’intensità digitale alta o molto alta, contro l’82% delle grandi.
Quanto costa l’energia alle imprese italiane?
Fino al 30% in più della media europea, secondo i dati riportati dalla ricerca TEHA, Amazon e AWS.
Quali competenze risultano difficili da trovare?
Il 57,3% delle posizioni rivolte ai diplomati ITS risulta difficile da reperire; tre aziende su cinque non trovano le competenze cercate.
Da quale fonte provengono questi dati?
Il contenuto si basa sul comunicato ufficiale diffuso dall’azienda, verificato e riscritto in forma giornalistica dalla nostra Redazione, con supervisione umana prima della pubblicazione.
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