La notizia in sintesi
- Claudio Durigon propone maggiore flessibilità pensionistica con possibile uscita a 64 anni.
- L’ipotesi prevede il passaggio integrale al sistema contributivo per chi anticipa.
- Nessun requisito definitivo su contributi minimi o importo dell’assegno è stato indicato.
- INPS e Ministero valutano anche un fondo previdenziale dedicato ai nuovi nati.
Riassunto generato con AI
Pensioni, l’ipotesi di uscita a 64 anni
Claudio Durigon, sottosegretario al Lavoro e vicesegretario della Lega, ha indicato al Meeting di Rimini una possibile maggiore flessibilità per l’uscita dal lavoro, nell’ambito del confronto sulla prossima manovra economica. L’ipotesi riguarda i lavoratori che potrebbero lasciare l’attività a 64 anni, accettando però l’applicazione integrale del sistema contributivo per il calcolo della pensione. La proposta si inserisce nel dibattito su tasse, tredicesime, ceto medio e sostenibilità del sistema previdenziale, mentre il governo studia le misure da portare nella legge di bilancio.
La linea illustrata da Durigon punta a collegare l’uscita anticipata a un assegno calcolato in modo più aderente ai contributi effettivamente versati durante l’intera carriera lavorativa. Il sottosegretario ha associato il tema pensionistico anche ai cambiamenti organizzativi nelle imprese, citando l’implementazione dell’intelligenza artificiale. Non sono stati definiti requisiti relativi agli anni di versamenti necessari né un eventuale importo minimo dell’assegno pensionistico.
Il riferimento politico e tecnico è quindi una misura ancora in fase di elaborazione, non una riforma già definita. Durigon ha precisato che i dettagli saranno presentati soltanto quando il lavoro sulla proposta sarà completato. L’obiettivo dichiarato è ampliare gli strumenti di uscita, mantenendo il legame tra contribuzione versata e prestazione previdenziale.
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Calcolo contributivo e nodi ancora aperti
Il sistema contributivo calcola la pensione in base ai contributi accumulati dal lavoratore nel corso della vita professionale, con una corrispondenza più stretta tra quanto versato e l’importo dell’assegno. Questo criterio si applica già integralmente ai contribuenti che hanno iniziato a lavorare dopo il 1° gennaio 1996. L’ipotesi evocata da Durigon estenderebbe tale impostazione a chi scegliesse di uscire dal lavoro a 64 anni.
«Cercheremo di rafforzare l’efficientamento aziendale, anche attraverso una maggior flessibilità in uscita: penso sia inaccettabile dover lavorare fino a 67 anni nel momento in cui si parla di implementazione dell’intelligenza artificiale nelle imprese», ha affermato il sottosegretario al Meeting di Rimini. La dichiarazione mette in relazione l’età pensionabile con le trasformazioni del lavoro e con l’esigenza, indicata dall’esponente della Lega, di favorire una gestione più flessibile dell’uscita. Il passaggio al contributivo integrale costituirebbe il bilanciamento previsto per un’eventuale anticipazione rispetto ai 67 anni richiamati da Durigon.
Il punto decisivo resta la definizione delle condizioni di accesso. La fonte non indica se saranno richieste soglie minime di contribuzione, né chiarisce quale importo pensionistico dovrebbe essere raggiunto per utilizzare l’uscita a 64 anni. Senza questi parametri non è possibile valutare quali categorie di lavoratori potrebbero beneficiare concretamente della misura o quale sarebbe il suo perimetro finanziario.
Durigon non ha fornito ulteriori specifiche e ha rimandato il quadro operativo a una fase successiva. «A tempo debito la presenteremo nei dettagli», ha detto. La prudenza sulle condizioni applicative segnala che il tema è nel cantiere della manovra, ma non dispone ancora di regole definitive.
Il fondo previdenziale per i nuovi nati
Nel confronto previdenziale entra anche la proposta del presidente dell’INPS, Gabriele Fava, per istituire un fondo destinato ai nuovi nati. L’iniziativa ha raccolto il sostegno della ministra del Lavoro, Marina Elvira Calderone, secondo quanto riferito da Durigon. L’idea riprende un modello già adottato dal governo tedesco e potrebbe confluire nella prossima manovra.
Il meccanismo ipotizzato prevede l’apertura, alla nascita, di un libretto o conto individuale di risparmio previdenziale. Lo Stato effettuerebbe un versamento iniziale, mentre genitori e nonni potrebbero incrementare il capitale nel tempo. In Germania il riferimento indicato è di 10 euro mensili.
All’avvio della carriera lavorativa, il giovane disporrebbe così di una base previdenziale già costituita e potenzialmente alimentabile negli anni successivi. Durigon ha osservato che il terzo pilastro potrebbe essere gestito dall’INPS. La misura non sostituirebbe i contributi maturati dal lavoro, ma aggiungerebbe un canale di risparmio previdenziale individuale fin dalla nascita.
FAQ
Che cosa propone Claudio Durigon sulle pensioni?
Sì, Claudio Durigon ipotizza una maggiore flessibilità in uscita, con possibile pensionamento a 64 anni e applicazione integrale del sistema contributivo.
Chi potrebbe uscire dal lavoro a 64 anni?
Sì, l’ipotesi riguarda chi accetterebbe il calcolo interamente contributivo, ma non sono stati definiti anni minimi di contributi o soglie dell’assegno.
Perché il calcolo sarebbe interamente contributivo?
Sì, il calcolo contributivo lega più strettamente la pensione ai versamenti effettuati dal lavoratore durante la carriera professionale.
Come funzionerebbe il fondo per i nuovi nati?
Sì, il fondo prevederebbe un conto previdenziale aperto alla nascita, con un versamento iniziale statale e possibili integrazioni di genitori o nonni.
Quali fonti hanno verificato questa analisi?
Sì, il contenuto nasce da un’analisi approfondita e da verifica incrociata della Redazione su numerose fonti, tra cui il Giornale, con supervisione umana prima della pubblicazione.
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