Europa, tassazione dei più ricchi spiegata con esempi chiari

Europa, tassazione dei più ricchi spiegata con esempi chiari

8 Giugno 2026

La notizia in sintesi:

  • Nicola Fratoianni rilancia in Italia la campagna europea “Tax the Rich” sui grandi patrimoni.
  • In Italia il 10% più ricco possiede circa il 60% della ricchezza, metà popolazione solo il 7,4%.
  • La progressività fiscale è stata erosa: il 60% delle entrate arriva da imposte non progressive.
  • L’Italia tassa poco successioni e grandi ricchezze rispetto a Paesi come Francia, Spagna e Svizzera.
    (Riassunto generato con AI)

Patrimoniale, perché è tornato il dibattito politico in Italia

Chi ha riaperto il fronte politico sulla tassazione dei grandi patrimoni è Nicola Fratoianni, leader di Avs, sostenendo in Italia la campagna europea “Tax the Rich”. Cosa propone? Un prelievo più incisivo sui patrimoni multimilionari, oggi tassati molto meno del lavoro. Dove nasce lo scontro? Nel campo progressista, con la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein che ha precisato che la patrimoniale “non è nel programma”. Quando il tema è esploso? Nelle ultime ore, ma affonda le radici in vent’anni di crescita delle disuguaglianze. Perché ora? Perché i dati mostrano una concentrazione di ricchezza senza precedenti, mentre il sistema fiscale italiano grava soprattutto sui redditi da lavoro, lasciando relativamente indenni eredità e grandi patrimoni.

Disuguaglianza crescente e modelli esteri di tassazione della ricchezza

Secondo Oxfam, oggi il 10% più ricco delle famiglie italiane possiede circa il 60% della ricchezza nazionale, mentre la metà più povera si ferma al 7,4%. Dal 2010 al 2025 la ricchezza complessiva è cresciuta di oltre 2.000 miliardi, ma il 91% di questo aumento è finito nelle mani del 5% più ricco, alla metà più povera solo il 2,7%.

Il 5% più benestante controlla il 47,7% della ricchezza, più di quanto possieda complessivamente il 90% restante: un divario in costante ampliamento. Fenomeni simili si osservano in larga parte d’Europa, anche in Paesi storicamente egualitari come la Svezia, che ha abolito tassa di successione (2004) e patrimoniale generale (2007), mantenendo però forti imposte sul reddito.

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L’economista Thomas Piketty ha mostrato come, quando il rendimento del capitale supera la crescita economica, i grandi patrimoni crescano più rapidamente dei redditi da lavoro, alimentando la concentrazione anche in presenza di sistemi fiscali formalmente progressivi.

Come l’Europa tassa i grandi patrimoni e cosa manca all’Italia

In Italia non esiste una patrimoniale generale sulle persone fisiche: esistono imposte settoriali come Imu e bollo sui prodotti finanziari. Tra le ipotesi in discussione c’è la proposta di legge di iniziativa popolare “1% Equo”, che introdurrebbe un contributo annuo sul patrimonio netto oltre i 2 milioni di euro. In Europa lo scenario è più variegato. Norvegia applica una tassa sul patrimonio netto intorno all’1% oltre soglia, con gettito pari allo 0,6% del Pil. In Svizzera la patrimoniale, gestita da cantoni e comuni, può arrivare all’1% e vale oltre l’1% del Pil.

La Spagna mantiene una patrimoniale nazionale sul patrimonio netto con franchigia di circa 700 mila euro e aliquote progressive fino al 3,5%, affiancata dall’imposta temporanea sulle grandi fortune oltre i 3 milioni, voluta dal governo Pedro Sánchez. In Francia l’Impôt de solidarité sur la fortune, introdotto da François Mitterrand, è stato sostituito da Emmanuel Macron con l’IFI, limitato agli immobili. L’economista Gabriel Zucman propone oggi un 2% annuo sui patrimoni sopra 100 milioni.

Il punto debole italiano è soprattutto la tassazione delle eredità: secondo Oxfam, il 63% della ricchezza dei miliardari italiani è ereditaria (contro una media mondiale del 36%) e le imposte di successione producono appena lo 0,1% delle entrate fiscali, contro l’1,36% della Francia.

Progressività fiscale erosa e peso sulle classi medie

L’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate Ernesto Maria Ruffini ricorda che circa il 60% delle entrate fiscali italiane non è progressivo, per effetto di regimi sostitutivi, imposte proporzionali e Iva. Quando fu introdotta nel 1974, l’Irpef contava 32 aliquote dal 10% al 72% e rappresentava la principale attuazione del principio di progressività costituzionale.

Oggi gli scaglioni sono ridotti a tre e l’aliquota massima del 43% si applica a tutti i redditi oltre 50 mila euro, senza distinguere tra un professionista poco sopra soglia e chi guadagna milioni. In altri grandi Paesi europei, invece, la progressività si estende a livelli di reddito molto più elevati: in Spagna il 47% scatta oltre i 300 mila euro, in Francia il 45% oltre i 180 mila, in Germania oltre i 278 mila. L’Italia ha un’aliquota massima inferiore e una soglia molto più bassa.

Nel nostro sistema il carico Irpef grava prevalentemente su lavoratori dipendenti e classe media, mentre i grandi patrimoni godono di prelievi relativamente contenuti e di imposte di successione tra le più leggere d’Europa.

Una scelta fiscale che condizionerà crescita, equità e politica

L’ultimo grande “trauma” collettivo legato ai patrimoni resta il prelievo straordinario del 6 per mille sui conti correnti deciso dal governo Giuliano Amato nel luglio 1992, misura non progressiva che ha però marchiato nell’immaginario la parola “patrimoniale”. Da allora la concentrazione della ricchezza è cresciuta, mentre la progressività effettiva del sistema è stata erosa.

Nei prossimi anni l’Italia dovrà decidere se continuare a puntare quasi solo sul prelievo sul lavoro oppure riallinearsi agli standard europei su successioni, grandi patrimoni e rendimenti del capitale. Da questa scelta dipenderanno non solo consenso politico e stabilità sociale, ma anche la capacità del Paese di finanziare welfare, transizione ecologica e investimenti pubblici senza scaricare il costo solo sulla classe media.

FAQ

Chi sarebbe colpito da una patrimoniale sui grandi patrimoni?

Sarebbero colpiti solo i contribuenti oltre soglie elevate di patrimonio netto (ad esempio 2 milioni), quindi una quota minima di famiglie.

Quanto pesa oggi la tassa di successione in Italia?

Pesa circa lo 0,1% delle entrate fiscali, uno dei valori più bassi d’Europa, lontanissimo dall’1,36% registrato in Francia.

Perché molti economisti sostengono una maggiore tassazione della ricchezza?

Perché, affermano, i rendimenti del capitale crescono più dei redditi da lavoro, accentuando disuguaglianze e riducendo la mobilità sociale intergenerazionale.

Una patrimoniale farebbe fuggire capitali e investimenti dall’Italia?

È possibile, ma esperienze come Svizzera e Norvegia mostrano che una patrimoniale moderata e stabile può coesistere con economie competitive.

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Le informazioni derivano da elaborazioni redazionali basate congiuntamente su fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it.


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