La notizia in sintesi
- Australia approva nuove regole per remunerare gli editori locali.
- Google, Meta, TikTok e LinkedIn rientrano nella normativa.
- La tassa per chi non raggiunge accordi sale al 2,5%.
- Restano escluse le aziende AI che addestrano modelli sui contenuti editoriali.
Riassunto generato con AI
Australia rafforza gli accordi tra piattaforme ed editori
Il Parlamento dell’Australia ha approvato il 20 agosto il News Bargaining Incentive, una legge che impone alle grandi piattaforme digitali di negoziare accordi economici con gli editori locali per la pubblicazione delle notizie. La misura riguarda Google, Meta, TikTok e LinkedIn, oltre ad altri soggetti che superano una determinata soglia di ricavi pubblicitari nel Paese. L’obiettivo del governo guidato da Albanese è sostenere un comparto editoriale considerato centrale per l’informazione e il funzionamento democratico.
La nuova disciplina sostituisce nei fatti il precedente News Media Bargaining Code, introdotto nel 2021 e giudicato poco efficace perché lasciava margini per evitare gli obblighi negoziali. Il provvedimento interviene quindi sul rapporto tra piattaforme, raccolta pubblicitaria e contenuti giornalistici prodotti da redazioni locali. La legge punta a rendere economicamente meno conveniente il mancato accordo con gli editori.
Il meccanismo non vieta alle piattaforme di pubblicare notizie, ma collega l’assenza di intese a un prelievo annuale. In questo modo, la negoziazione con gli editori diventa l’alternativa prevista per ridurre o evitare il pagamento. Il quadro normativo amplia inoltre il perimetro delle aziende coinvolte rispetto alla prima formulazione del disegno di legge.
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Come funziona la tassa sulle entrate pubblicitarie
Il News Bargaining Incentive si applica ai motori di ricerca e ai social media che generano almeno 250 milioni di dollari australiani di entrate pubblicitarie. Per le aziende che non raggiungono accordi con gli editori locali, l’imposta annuale è stata elevata dal 2,25% al 2,5% dei ricavi pubblicitari. La modifica è tra le novità introdotte il 3 agosto rispetto alla versione iniziale della proposta.
Per ottenere l’esenzione o una riduzione della tassa, le piattaforme dovranno siglare accordi con almeno otto editori entro la fine del rispettivo anno finanziario. Le somme riscosse dal governo saranno poi trasferite agli editori secondo il numero di giornalisti impiegati. Il criterio collega quindi la redistribuzione delle risorse alla capacità occupazionale delle testate.
La norma risponde anche alle criticità emerse con il codice del 2021. Meta, secondo quanto ricostruito nel testo di partenza, rimosse temporaneamente le notizie da Facebook e Instagram; in seguito raggiunse un accordo che non è stato rinnovato alla scadenza del 2024. Il nuovo schema mira esplicitamente a eliminare quelle scappatoie.
Nel perimetro aggiornato rientra anche LinkedIn, accanto a Google, Meta e TikTok. L’allargamento segnala che il legislatore australiano considera la distribuzione digitale delle news un tema trasversale, non limitato ai soli motori di ricerca o ai principali social generalisti. Restano determinanti sia la soglia dei ricavi sia gli accordi sottoscritti entro l’anno finanziario.
Gli editori regionali al centro della riforma
La ministra delle Comunicazioni e dello Sport Anika Wells ha definito il giornalismo “una componente essenziale di una democrazia forte”, sottolineando che responsabilizza cittadini, imprese e governi. Secondo la ministra, il governo sostiene un settore dei media solido e sostenibile, con attenzione anche agli editori più piccoli e regionali. La redistribuzione basata sul numero dei giornalisti impiegati rafforza questa impostazione.
Un limite resta però evidente: la legge non si applica alle aziende di intelligenza artificiale che utilizzano gratuitamente contenuti editoriali per addestrare i modelli AI. La riforma disciplina dunque piattaforme pubblicitarie e distribuzione delle notizie, ma non estende il nuovo obbligo alle attività di addestramento dell’AI.
FAQ
Quali aziende sono coinvolte dalla legge australiana?
Sì, la legge cita Google, Meta, TikTok e LinkedIn, se le piattaforme raggiungono almeno 250 milioni di dollari australiani di ricavi pubblicitari.
A quanto ammonta la nuova tassa?
Sì, l’aliquota prevista per il mancato accordo con gli editori è del 2,5% delle entrate pubblicitarie, in aumento dal precedente 2,25%.
Quanti editori devono ottenere un accordo?
Sì, le piattaforme devono sottoscrivere accordi con almeno otto editori entro la fine del relativo anno finanziario per evitare o ridurre la tassa.
Come saranno distribuiti i fondi raccolti?
Sì, il governo trasferirà le somme incassate agli editori locali sulla base del numero di giornalisti impiegati dalle singole testate.
Su quali fonti si basa questa analisi?
Sì, il contenuto nasce da un’analisi approfondita e da una verifica incrociata della nostra Redazione su numerose fonti, tra cui punto-informatico.it e il testo firmato da Luca Colantuoni.
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