La notizia in sintesi
- Uber riceve una sanzione record dall’autorità privacy dei Paesi Bassi.
- Il caso riguarda sospensioni automatizzate degli account degli autisti tra 2020 e 2022.
- Secondo il Garante, mancavano garanzie e informazioni sulle decisioni algoritmiche.
- L’azienda contesta il provvedimento e annuncia ricorso.
Riassunto generato con AI
Maxi multa a Uber per gli account degli autisti
Uber dovrà affrontare nei Paesi Bassi una multa di circa 825 milioni di euro inflitta dall’Autorità olandese per la protezione dei dati. Il provvedimento, reso noto il 21 agosto, riguarda l’impiego di sistemi automatizzati capaci di sospendere o disattivare gli account degli autisti, impedendo loro di accettare corse e lavorare attraverso la piattaforma.
Secondo l’autorità, la società avrebbe violato le tutele europee contro decisioni basate esclusivamente su processi automatici e il diritto dei conducenti a ricevere informazioni complete sul funzionamento dei sistemi. Il procedimento esamina condotte avvenute in Europa tra il 2020 e il 2022, dopo reclami presentati inizialmente in Francia.
L’istruttoria è stata seguita dall’autorità dei Paesi Bassi perché qui ha sede europea Uber. L’azienda ha respinto le contestazioni e ha comunicato che presenterà ricorso contro una sanzione definita sproporzionata.
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Le contestazioni sui processi automatizzati
Nel mirino ci sono sistemi che potevano rilevare presunti comportamenti fraudolenti e determinare la sospensione dell’account. Tra i casi valutati figurano deviazioni ritenute non necessarie, potenzialmente finalizzate ad aumentare il costo della corsa, oppure l’accettazione di una prenotazione senza l’effettiva intenzione di completarla.
La conseguenza della sospensione poteva essere immediata: l’autista non poteva accedere all’app e quindi accettare nuove richieste. L’autorità segnala inoltre possibili disattivazioni definitive legate a valutazioni dei clienti troppo basse, attraverso un processo automatizzato.
Uber contesta quest’ultimo aspetto: sostiene che le sospensioni per sospetta frode fossero generalmente temporanee e che le esclusioni permanenti non avvenissero senza controllo umano. La società afferma inoltre che le procedure ora adottate prevedono revisioni svolte da persone e strumenti per contestare la sospensione.
Un precedente rilevante per le piattaforme digitali
La decisione mette al centro il confine tra efficienza algoritmica e garanzie per chi lavora sulle piattaforme. Non è soltanto una questione di privacy: quando un sistema automatico blocca un account, può incidere direttamente sulla possibilità di generare reddito.
Uber richiama anche i dati del 2021, quando furono 126 gli autisti disattivati in Europa per valutazioni troppo basse, per contestare la proporzionalità della multa. L’esito del ricorso sarà quindi rilevante per le regole applicate alle decisioni automatizzate nel lavoro digitale.
Un portavoce ha dichiarato: «Siamo fortemente in disaccordo con questa decisione e con questa multa sproporzionata».
FAQ
Quanto vale la multa inflitta a Uber?
Sì, la sanzione ammonta a 824.990.000 euro, indicati dalle fonti come circa 825 milioni di euro.
Perché l’autorità olandese ha sanzionato Uber?
Sì, il Garante contesta decisioni automatizzate su sospensioni e disattivazioni, senza adeguate garanzie e informazioni per gli autisti.
In quale periodo si sono svolti i fatti?
Sì, il procedimento riguarda condotte attribuite a Uber in Europa tra il 2020 e il 2022.
Uber può contestare la sanzione?
Sì, Uber ha annunciato ricorso e sostiene che le esclusioni permanenti prevedessero un controllo umano.
Come sono state verificate queste informazioni?
Sì, il contenuto nasce da analisi approfondita e verifica incrociata della nostra Redazione su più fonti: Agenzia ANSA e Today.
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