La notizia in sintesi
- Casaleggio Associati pubblica una ricerca sul digital commerce B2B in Italia
- Lo studio individua sei configurazioni di canale per le imprese
- Analizzati ostacoli legati a reti commerciali, dati di prodotto e integrazioni
- Il report affronta marketplace B2B e acquisti affidati ad agenti di intelligenza artificiale
Riassunto generato da Redazione AI AGENTICA di Datamoney.ch
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Lo scanner di codici a barre imager è dotato di un sensore CMOS avanzato, che può facilmente catturare codici a barre 1D / 2D (QR / PDF417 / Data Matrix, ecc. From da carta e schermo, come monitor di computer, smartphone o tablet, per compensare efficacemente il problema che lo scanner laser non è in grado di identificare il codice dello schermo. · Interruttore di alimentazione fisico: risparmia energia in caso di errore. Nota: utilizzare un cavo di tipo C per caricare, non USB-C. · Lo scanner di codici a barre tascabile viene fornito con un design di connessione 3 in 1 : Compatibile con la funzione Bluetooth; 2.4G Ricevitore connessione wireless; Connessione via cavo. Facilmente collegabile con laptop, PC, telefono cellulare, tablet, iphone, ipad, POS. Funziona con Windows XP / 7/8/10, Mac OS, Windows Mobile, sistema operativo Android, iOS
Le imprese B2B italiane devono scegliere gli investimenti digitali sulla base della propria rete commerciale e dei canali attraverso cui raggiungono il mercato, non limitandosi all’apertura di un sito di vendita. È la tesi al centro della ricerca “Digital Commerce B2B in Italia”, realizzata da Casaleggio Associati con il supporto di Boraso e in collaborazione con Shopify e FactFinder.
Lo studio, dedicato alle medie imprese industriali e distributive, è stato presentato il 29 settembre a Milano, al Circolo Filologico Milanese. Alla presentazione hanno partecipato anche Sparco, Futura Vacanze, Pettenon Cosmetics e CampuStore. La ricerca si basa sull’analisi del mercato italiano e internazionale e su interviste a responsabili aziendali e digitali di realtà B2B di diversi comparti.
Secondo il report, la digitalizzazione del commercio tra aziende coinvolge non soltanto la piattaforma di vendita, ma anche la gestione delle informazioni sui prodotti, i rapporti con distributori e agenti, le attività di marketing, i marketplace e l’integrazione dei processi operativi.
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«Il B2B usa tecnologie simili, ma ha dinamiche completamente diverse dall’Ecommerce. Il manifatturiero italiano ha iniziato a vendere online anni dopo il retail, e per questo si trova davanti quindici anni di esperienza già fatta da altri. Il B2C ha già speso soldi su piattaforme che poi ha dovuto sostituire, ha già scoperto che senza dati puliti l’automazione non parte, ha già imparato quanto costa cambiare sistema a metà strada. Chi parte oggi nel B2B può leggere quel conto senza pagarlo», commenta Davide Casaleggio, Casaleggio Associati.
Sei canali e priorità differenti
La ricerca distingue sei configurazioni attraverso cui un’azienda B2B può arrivare ai clienti: produttori che operano soltanto attraverso distributori; imprese che combinano distributori e agenti; reti in franchising; negozi di proprietà; vendita diretta online; commercio unificato, con filiali fisiche ed ecommerce che condividono disponibilità di magazzino e dati sui clienti.
Le imprese possono utilizzare più modelli contemporaneamente, in funzione dei prodotti o dei mercati serviti. Per chi lavora esclusivamente con distributori, la priorità indicata è rendere disponibili informazioni di prodotto affidabili e conoscere i soggetti che rivendono gli articoli online. Le aziende con una rete di agenti devono invece far confluire ordini e dati sui clienti nei sistemi interni, evitando che la vendita digitale venga considerata un canale concorrente dalla forza commerciale.
Il modello proposto valuta la maturità digitale in cinque ambiti: canali, promozione, flussi commerciali, tecnologie e organizzazione. Ciascuna area è suddivisa in cinque livelli, dal ricorso a telefono e documenti cartacei fino all’impiego dell’intelligenza artificiale nei processi.
Gli ostacoli tra vendite online e rete commerciale
Tra le criticità rilevate dallo studio figura il conflitto con distributori e agenti, che possono considerare l’ecommerce diretto un rischio per margini e provvigioni. Il report cita alcune modalità per gestire questi rapporti: accordi contrattuali espliciti, riconoscimento di provvigioni sulle vendite online effettuate nei territori assegnati agli agenti e sperimentazioni limitate della vendita diretta tramite un Merchant of Record.
Un altro problema riguarda la qualità e la condivisione dei dati di prodotto. In molte organizzazioni, secondo la ricerca, queste informazioni restano distribuite tra fogli di calcolo separati e risultano difficili da trasferire ai canali commerciali e ai rivenditori. A questo si aggiungono i costi di integrazione tra piattaforme di vendita e gestionali, che possono non emergere nelle stime iniziali dei progetti.
Lo studio esamina anche l’uso dell’intelligenza artificiale nelle imprese, sostenendo che gli effetti misurabili dipendono dall’applicazione a processi definiti. Il tema torna nell’ultima parte della ricerca, dedicata al commercio agentico, nel quale gli acquisti vengono affidati ad agenti di intelligenza artificiale. In questo scenario, cataloghi, listini e regole commerciali dovranno essere strutturati in modo da poter essere letti dalle macchine.
Marketplace e modelli di investimento
La ricerca dedica una sezione ai marketplace B2B, per i quali individua quattro possibili strategie: dall’assenza presidiata fino alla vendita diretta come seller. Le opzioni variano per livello di controllo su prezzi e dati, oltre che per l’impegno operativo richiesto all’impresa.
Il documento propone inoltre quattro modelli di business, fra cui quello dell’ottimizzatore di filiera, orientato a servire meglio i clienti raggiunti tramite distributori, e quello del brand commerce, basato sulla vendita diretta e sulla ricerca di nuova domanda. Per ogni modello vengono indicate soglie di sviluppo nei diversi ambiti, con l’obiettivo di segnalare quando ulteriori investimenti non producono più un ritorno proporzionato.
Il report completo sul digital commerce B2B in Italia è disponibile online. Il focus della ricerca è offrire alle imprese una griglia per valutare la propria organizzazione commerciale e individuare le priorità operative prima di avviare nuovi progetti digitali.
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