La notizia in sintesi
- Telegram emerge come canale rilevante nella distribuzione di contenuti audiovisivi pirata.
- Uno studio ha analizzato 1.057 canali e oltre 209.000 post unici.
- Individuati 19.033 titoli pirata provenienti da 175 Paesi.
- Il tool Anti-RIP ha segnalato canali, con 524 chiusure successive.
Riassunto generato con AI
Telegram e la diffusione dei contenuti pirata
Telegram è al centro di uno studio accademico che ne conferma la popolarità come piattaforma per la distribuzione illegale di film, serie TV e musica, attraverso download diretti, bot e collegamenti esterni. La ricerca, riportata da Punto Informatico in un articolo firmato da Luca Colantuoni, è stata condotta da ricercatori della Louisiana State University e della University of Texas ad Arlington.
L’analisi ha preso in esame 1.057 canali e oltre 209.000 post unici pubblicati fra dicembre 2023 e gennaio 2026. L’obiettivo era distinguere i contenuti illegali dalle attività legittime, come discussioni, recensioni e trailer, e comprendere le tecniche di distribuzione adottate.
Lo studio descrive un fenomeno che si è consolidato mentre siti dedicati e servizi IPTV illegali possono essere chiusi dai gestori o smantellati dalle forze dell’ordine. In questo contesto, la struttura dei canali e dei bot di Telegram viene utilizzata come alternativa per far circolare cataloghi audiovisivi non autorizzati.
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Dati, titolari dei diritti e modalità operative
I ricercatori hanno identificato 19.033 titoli pirata riferiti a 175 Paesi, in prevalenza film, per un totale superiore a 4,85 miliardi di visualizzazioni attribuite ai canali analizzati. La stima delle perdite economiche per i titolari dei diritti d’autore è di circa 17,5 miliardi di dollari.
Per classificare i materiali è stato impiegato il modello Gemma 3 27B di Google, con la finalità di ridurre i falsi positivi. È un passaggio significativo perché non ogni canale che tratta cinema o serie televisive diffonde necessariamente file o accessi illeciti.
Le risoluzioni disponibili nei post esaminati variavano da 480p a 1080p, mentre soltanto 11 canali offrivano contenuti in 4K. In diversi casi, un singolo post includeva più film oppure stagioni complete di serie TV.
Tra i titolari maggiormente coinvolti figurano Toei Company, con il 17% dei titoli rilevati, Netflix con il 15%, Warner Bros. con il 12,4% e Universal Pictures con il 9,1%. La presenza di opere associate a Toei Company, nota anche per One Piece e Dragon Ball, evidenzia la varietà dei cataloghi intercettati.
La distribuzione non si limita ai file caricati direttamente su Telegram. Lo studio cita link verso canali secondari, servizi cloud, siti di streaming, reti Torrent e bot; alcuni canali avrebbero inoltre venduto credenziali rubate per Netflix, Disney+ e altri servizi.
Segnalazioni e possibile risposta delle piattaforme
Il gruppo di ricerca ha sviluppato anche Anti-RIP, uno strumento basato sull’intelligenza artificiale che ha individuato 1.101 canali ritenuti pirata. Dopo le segnalazioni inviate a Telegram e alle case cinematografiche, 524 di quei canali sono stati chiusi.
Il dato non elimina il problema, ma mostra che l’identificazione automatizzata può supportare le segnalazioni quando i contenuti sono dispersi fra canali, bot e collegamenti esterni. La pubblicazione del codice di Anti-RIP rende inoltre verificabile l’approccio tecnico descritto dai ricercatori.
La conseguenza più rilevante resta la capacità della pirateria di adattarsi: la chiusura di singoli spazi può spostare la distribuzione, senza interrompere necessariamente la rete di rimandi utilizzata dai canali.
FAQ
Quanti canali Telegram sono stati analizzati?
Sì, lo studio ha analizzato 1.057 canali Telegram e oltre 209.000 post unici pubblicati tra dicembre 2023 e gennaio 2026.
Quanti titoli pirata sono stati identificati?
Sì, i ricercatori hanno identificato 19.033 titoli pirata provenienti da 175 Paesi, con una prevalenza di film rispetto agli altri contenuti audiovisivi.
Quali metodi di distribuzione usa la pirateria?
Sì, i metodi rilevati includono download diretti, canali secondari, bot, cloud storage, siti di streaming esterni e reti Torrent.
Quali aziende risultano più coinvolte?
Sì, Toei Company raggiunge il 17%, seguita da Netflix al 15%, Warner Bros. al 12,4% e Universal Pictures al 9,1%.
Come è stata verificata questa ricostruzione?
Sì, il contenuto nasce da un’analisi approfondita e da una verifica incrociata condotta dalla nostra Redazione su numerose fonti, tra cui punto-informatico.it.
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