La notizia in sintesi
- Cgil analizza i dati dell’Osservatorio Inps sui pensionamenti dal 2023 al 2026.
- Le pensioni di vecchiaia aumentano da 93.774 a 132.039 nei primi semestri considerati.
- Le pensioni anticipate diminuiscono di 8.089 unità, con un impatto maggiore sulle donne.
- Il cambio dei canali d’uscita riflette requisiti più restrittivi per il pensionamento anticipato.
Riassunto generato con AI
Pensioni, cresce l’uscita per vecchiaia
Cgil, sulla base dei dati dell’Osservatorio Inps, rileva che nei primi semestri dal 2023 al 2026 l’accesso alla pensione in Italia si è spostato sempre più verso la vecchiaia ordinaria, mentre le uscite anticipate sono calate. L’analisi riguarda la legislatura del governo Meloni e collega il mutamento ai requisiti resi più rigidi dal 2024 per le formule di anticipo e all’aumento dell’età pensionabile. Il risultato è un sistema nel quale lavoratrici e lavoratori arrivano più spesso al requisito ordinario d’età anziché utilizzare canali di flessibilità in uscita.
Il confronto non misura il totale delle prestazioni liquidate, ma osserva come cambiano le modalità di pensionamento. Le pensioni di vecchiaia liquidate passano da 93.774 nel primo semestre 2023 a 132.039 nel primo semestre 2026: 38.265 trattamenti in più, pari a un incremento del 40,8%. Nello stesso arco temporale, le pensioni anticipate si riducono complessivamente di 8.089 unità.
La lettura proposta dalla Cgil segnala quindi un riequilibrio non neutro: l’uscita dal lavoro tende a dipendere maggiormente dal raggiungimento dell’età prevista dal canale ordinario. Il dato assume rilievo perché coinvolge anche platee che negli anni precedenti avevano fatto ricorso a Quote e ad altre misure di pensionamento anticipato.
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I dati Inps e il peso sulle donne
La crescita delle pensioni di vecchiaia riguarda entrambi i generi, ma con intensità diverse. Le decorrenze maschili aumentano del 45,4%, mentre quelle femminili salgono del 35,9%. Per la Cgil, “il progressivo incremento delle decorrenze di pensione di vecchiaia costituisce un indicatore coerente con il progressivo irrigidimento dei canali di uscita anticipata intervenuto negli ultimi anni”.
Il calo delle pensioni anticipate è più evidente nel primo semestre 2024, quando le liquidazioni scendono di oltre 8.700 unità rispetto all’anno precedente. La diminuzione prosegue nel 2025; nel 2026 emerge invece un lieve recupero, attribuito all’andamento delle anticipate ordinarie, a diritti maturati in precedenza, a cumulo e totalizzazione, ai tempi amministrativi e ai residui accessi a Quota 103 e Opzione Donna per chi aveva già cristallizzato il requisito.
Le anticipazioni ordinarie comprendono il requisito contributivo di 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, oltre a cumulo, totalizzazione e altre prestazioni maturate. Gli uomini registrano 2.780 pensioni anticipate in meno, il 3,9%; per le donne il calo è di 5.309 assegni, pari al 14,5%.
La conseguenza per le carriere discontinue
Circa il 66% delle 8.089 pensioni anticipate in meno riguarda le donne. L’analisi associa il dato al restringimento di Opzione Donna, all’innalzamento del requisito anagrafico, al ricalcolo contributivo e alla limitazione della misura a specifiche condizioni soggettive.
Pesano inoltre le maggiori difficoltà nel maturare 41 anni e 10 mesi di contributi, legate a carriere discontinue, periodi di cura, lavoro part-time e presenza più frequente in comparti con retribuzioni basse. Il lieve recupero del 2026 non modifica, nei dati osservati, la tendenza complessiva verso un accesso più tardivo alla pensione.
FAQ
Di quanto aumentano le pensioni di vecchiaia?
Sì, aumentano di 38.265 unità: da 93.774 nel primo semestre 2023 a 132.039 nel primo semestre 2026, secondo i dati Inps analizzati dalla Cgil.
Quante pensioni anticipate sono diminuite?
Sì, la riduzione complessiva è di 8.089 pensioni anticipate tra il 2023 e il 2026 nei primi semestri messi a confronto dall’analisi.
Quali requisiti valgono per l’anticipata ordinaria?
Sì, servono 42 anni e 10 mesi di contribuzione per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.
Perché le donne sono più colpite?
Sì, il calo femminile dipende anche dal restringimento di Opzione Donna, dai requisiti anagrafici, dal ricalcolo contributivo e da carriere contributive più discontinue.
Come è stata verificata questa analisi?
Sì, il contenuto nasce da un’analisi approfondita e da una verifica incrociata della nostra Redazione su numerose fonti, tra cui QuiFinanza.
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