Lagarde difende tassi fermi mentre nuovo shock energetico frena ripresa
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Bce ferma i tassi ma cresce l’allarme su inflazione e crescita
La Banca centrale europea mantiene fermi i tassi di interesse di riferimento, mentre aumenta l’attenzione sui rischi di nuova fiammata inflazionistica e rallentamento dell’economia.
La decisione è stata annunciata a Francoforte dopo la riunione del Consiglio direttivo, riunito in un contesto segnato dal conflitto in Medio Oriente e dal brusco rialzo delle quotazioni energetiche.
Secondo la Bce, la guerra pesa su fiducia, crescita e stabilità dei prezzi, con possibili effetti di medio termine più intensi se lo shock energetico dovesse protrarsi.
In sintesi:
- Tassi Bce invariati al 2,00%, 2,15% e 2,40% nonostante le tensioni geopolitiche.
- Bce segnala rischi al rialzo per l’inflazione e al ribasso per la crescita dell’eurozona.
- Il conflitto in Medio Oriente spinge i prezzi dell’energia e indebolisce il clima di fiducia.
- La Federal Reserve conferma tassi fermi tra 3,50% e 3,75%, citando inflazione ancora elevata.
Decisione sui tassi e valutazione dei rischi da parte della Bce
I tassi sulle operazioni di rifinanziamento principali, sui depositi e sul rifinanziamento marginale restano rispettivamente al 2,15%, 2,00% e 2,40%.
La Bce chiarisce tuttavia che i “rischi al rialzo per l’inflazione e al ribasso per la crescita si sono intensificati”, segnalando la disponibilità a intervenire se necessario.
Il conflitto in Medio Oriente ha causato, afferma l’istituto, “un brusco incremento delle quotazioni energetiche, sospingendo al rialzo l’inflazione e gravando sul clima di fiducia”.
Secondo la nota, l’impatto sull’inflazione a medio termine dipenderà da intensità, durata e propagazione dello shock energetico. *Più a lungo continuerà la guerra e più a lungo i prezzi dell’energia resteranno elevati, maggiore sarà il probabile impatto sulle misure più ampie dell’inflazione e sull’economia*.
In conferenza stampa, la presidente Christine Lagarde ha spiegato che “nel Consiglio direttivo c’è stata una discussione profonda sull’atteggiamento di politica monetaria”. *La decisione è stata unanime ma abbiamo discusso sulla possibilità di un rialzo*.
Per Lagarde, lo scenario rimane “notevolmente incerto”: il conflitto rallenta l’attività economica, i sondaggi indicano un peggioramento della fiducia e si osservano segnali di pressione sulle catene di approvvigionamento.
La Bce sottolinea comunque di trovarsi “in una posizione favorevole per affrontare l’attuale incertezza”: l’area dell’euro è arrivata a questa fase con un’inflazione vicina all’obiettivo del 2% e con un’economia che ha mostrato resilienza nei trimestri recenti. Le aspettative d’inflazione di lungo termine restano “salde”, mentre quelle di più breve orizzonte risultano in forte aumento.
Confronto con la Fed e possibili sviluppi futuri della politica monetaria
La posizione della Bce si inserisce in un quadro globale di prudenza. Federal Reserve ha infatti deciso ieri di lasciare invariati i tassi di interesse, mantenendoli nel range 3,50%-3,75%.
La banca centrale statunitense ha ribadito che “l’inflazione è elevata, in parte a causa del recente aumento dei prezzi globali dell’energia”, allineandosi alla lettura europea del ruolo decisivo del fattore energetico.
Il sincronismo tra Francoforte e Washington rafforza l’idea di una fase di osservazione attiva, in cui le banche centrali preferiscono non irrigidire ulteriormente le condizioni finanziarie ma restano pronte a reagire a nuovi shock.
Per i prossimi mesi, la traiettoria della politica monetaria nell’area euro dipenderà dalla persistenza delle tensioni in Medio Oriente, dall’andamento dei prezzi energetici e dalla tenuta della crescita.
Un protratto aumento dei costi dell’energia potrebbe riaprire il dibattito interno alla Bce su un rialzo dei tassi, nonostante i rischi recessivi, mentre un raffreddamento delle quotazioni e una stabilizzazione delle aspettative d’inflazione consentirebbero a Lagarde e al Consiglio direttivo di prolungare la pausa, concentrandosi sulla gestione ordinata delle condizioni di liquidità nel sistema bancario dell’eurozona.
FAQ
Perché la Bce ha deciso di lasciare i tassi di interesse invariati?
La decisione è motivata dalla volontà di monitorare gli effetti del conflitto mediorientale, mantenendo flessibilità d’azione di fronte a rischi opposti su inflazione e crescita.
Quali sono attualmente i principali tassi di riferimento fissati dalla Bce?
I tassi Bce restano al 2,15% per le operazioni principali di rifinanziamento, al 2,00% sui depositi e al 2,40% per il rifinanziamento marginale.
In che modo il conflitto in Medio Oriente influenza l’inflazione europea?
Il conflitto aumenta i prezzi dell’energia, spinge al rialzo l’inflazione complessiva, peggiora il clima di fiducia e può frenare investimenti e consumi nell’area euro.
Qual è la posizione attuale della Federal Reserve rispetto ai tassi?
La Federal Reserve ha lasciato i tassi fermi tra 3,50% e 3,75%, riconoscendo un’inflazione ancora elevata legata anche al rincaro dei prezzi energetici globali.
Quali sono le fonti utilizzate per l’elaborazione di questo articolo?
L’articolo è stato redatto elaborando congiuntamente informazioni provenienti da Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, successivamente rielaborate dalla nostra Redazione.



