La notizia in sintesi
- INPS fotografa salari, pensioni e natalità nel Rapporto annuale presentato alla Camera.
- Lo smart working e alcuni bonus sostengono le nascite, ma pesano sul lavoro femminile.
- Resta ampio il divario di genere su pensioni, contributi e retribuzioni.
- Stipendi in crescita nominale, ma il potere d’acquisto non recupera l’inflazione.
(Riassunto generato con AI)
Il quadro dell’Inps su lavoro e pensioni
INPS ha presentato oggi alla Camera dei deputati il XXV Rapporto annuale, illustrato dal presidente Gabriele Fava, offrendo una fotografia dell’Italia tra mercato del lavoro, natalità, salari e sistema previdenziale. Il documento indica che lo smart working può favorire le nascite e che l’età media di pensionamento continua a salire, mentre restano profonde fratture sociali e di genere.
Nel rapporto emerge anche un punto centrale: la sostenibilità delle pensioni dipende dalla qualità dell’occupazione, dalla continuità contributiva e da retribuzioni adeguate. In parallelo, l’istituto segnala che gli stipendi crescono in termini nominali ma non recuperano pienamente l’inflazione, con effetti diretti sul potere d’acquisto delle famiglie e, nel lungo periodo, sugli assegni futuri.
La lettura complessiva è quella di un sistema che regge, ma che resta esposto a squilibri strutturali: carriere discontinue, divario retributivo tra uomini e donne, bassa partecipazione femminile e bisogno di una base contributiva più ampia.
Natalità, salari e divari ancora aperti
Tra i dati più rilevanti c’è l’Assegno Unico e Universale, che nel 2025 ha raggiunto circa 6 milioni di famiglie con una copertura del 94,9%, vicina al 99% nel Mezzogiorno. Secondo l’INPS, la misura ha aumentato di circa il 2% la probabilità di avere un secondo figlio nelle famiglie a reddito medio, ma ha coinciso con una riduzione analoga della probabilità di occupazione delle madri.
Il rapporto indica effetti ancora più marcati per il Bonus Bebè in Sardegna, nei comuni sotto i 3.000 abitanti: contributo di 600 euro mensili per cinque anni, aumento delle nascite di circa il 21% nel biennio 2023-2024 e calo del 25% dell’occupazione materna. Diverso il Bonus Nido, associato a un incremento dell’occupazione femminile di circa un punto percentuale tra le potenziali beneficiarie e di circa sei punti tra chi ne ha usufruito.
Fava ha sintetizzato il nodo con una formula netta: “Non esiste pensione solida senza lavoro stabile, regolare e dignitosamente retribuito”. Sul fronte salariale, nel 2025 la retribuzione media annua dei dipendenti pubblici e privati è stata di 27.649 euro, in aumento del 3,6% sull’anno precedente e del 14,5% rispetto al 2019. Ma l’inflazione, nello stesso periodo, è salita tra il 18,2% e il 20,5%, lasciando irrisolto il recupero del potere d’acquisto. Marina Calderone ha riconosciuto che “il livello medio dei salari ha certamente tanto percorso da fare”.
Resta molto ampio anche il divario previdenziale di genere: le donne sono il 51% dei pensionati ma ricevono il 44% dei redditi pensionistici complessivi, con importi medi di 1.619 euro mensili contro 2.166 euro degli uomini. Alla base ci sono salari più bassi e carriere contributive più corte: le lavoratrici arrivano alla vecchiaia con oltre 300 settimane di contributi in meno.
Perché il rapporto pesa sul futuro
Il Rapporto segnala una trasformazione del lavoro che incide già sulla previdenza: dal 2022 sono aumentati professionisti e collaboratori, mentre tra il 2019 e il 2025 i lavoratori extra-Ue sono cresciuti di oltre il 35%. Oggi, secondo Fava, un dipendente su sette è straniero, segnale che anche la sostenibilità contributiva passa da integrazione e flussi regolari.
Sale inoltre il numero dei pensionati che continuano a lavorare: erano circa 40mila nel 2019, quasi 158mila nel 2023, pari a circa l’8% dei percettori. È un indicatore della transizione più lenta verso l’uscita dal lavoro, coerente con l’aumento dell’età media di pensionamento da 61,7 anni nel 2012 a 64,7 anni nel 2025.
FAQ
Cosa dice il Rapporto Inps sulla natalità?
Sì, indica che alcune misure economiche e lo smart working possono favorire le nascite, ma senza politiche complementari possono penalizzare il lavoro femminile.
Quante famiglie ricevono l’Assegno Unico?
Sì, nel 2025 ha raggiunto circa 6 milioni di famiglie, con una copertura del 94,9% e punte vicine al 99% nel Mezzogiorno.
Quanto pesa il divario di genere sulle pensioni?
Sì, è rilevante: le donne percepiscono 1.619 euro medi mensili contro 2.166 degli uomini e ricevono il 44% dei redditi pensionistici complessivi.
I salari stanno recuperando l’inflazione?
No, nel 2025 le retribuzioni medie sono salite del 3,6% annuo, ma l’aumento dei prezzi dal 2019 resta superiore alla crescita nominale degli stipendi.
Da quali fonti è verificato questo contenuto?
Sì, nasce da analisi approfondita e verifica incrociata della nostra Redazione su più fonti: LaPresse e la Repubblica.




