La Cina prepara le prime regole per le auto a guida autonoma

27 Agosto 2026

27 Agosto 2026/Home/MOTORI/La Cina prepara le prime regole per le auto a guida autonoma

La notizia in sintesi

  • Cina: bozza del codice stradale con norme dedicate ai veicoli autonomi.
  • La responsabilità delle infrazioni può ricadere su produttori o importatori.
  • Robotaxi senza conducente operano già in città come Pechino, Wuhan e Shenzhen.
  • Incidenti e guasti rafforzano l’esigenza di regole sulla sicurezza.

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Cina, regole per auto autonome

La Cina ha presentato una bozza di revisione della legge sulla sicurezza stradale che introduce, per la prima volta, una disciplina specifica per le auto a guida autonoma. Il testo è stato esaminato nelle riunioni del Comitato permanente dell’Assemblea Nazionale del Popolo, massimo organo legislativo del Paese, con l’obiettivo di regolare una tecnologia già impiegata su strada da robotaxi e veicoli intelligenti.

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La riforma interviene mentre Pechino consolida la propria posizione nell’industria delle auto elettriche, delle batterie e dei sistemi di guida automatizzata. La legge vigente risale al 2004, una fase in cui i veicoli autonomi non erano ancora una realtà commerciale e il settore cinese dell’auto a nuova energia non aveva l’attuale centralità industriale.

La bozza, articolata in nove capitoli e 170 articoli, dedica un’intera sezione alle “Disposizioni speciali per i veicoli autonomi”. Il punto centrale è la distinzione giuridica fra un mezzo che guida effettivamente da solo e un’auto dotata di assistenza alla guida, nella quale il conducente conserva il controllo e gli obblighi di vigilanza.

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Lo Stato intende sostenere sperimentazione, applicazioni dimostrative e circolazione dei veicoli autonomi secondo criteri di sicurezza e standardizzazione. La scelta risponde alla necessità di accompagnare il passaggio dai test circoscritti alle attività commerciali, definendo responsabilità, accesso alle strade pubbliche e copertura assicurativa.

Responsabilità, test e mercato dei robotaxi

La revisione proposta dalla Cina stabilisce che, quando un’infrazione avviene con la funzione di guida autonoma attivata, il procedimento ricade sul produttore o sull’importatore. Se invece la funzione non è inserita, oppure il veicolo dispone soltanto di sistemi di assistenza, restano applicabili le regole previste per le automobili convenzionali.

Il confine è coerente con lo standard obbligatorio approvato a Pechino a giugno per i sistemi combinati di assistenza alla guida: anche con la funzione attiva, il conducente deve osservare il traffico e mantenere il controllo del mezzo. Nel febbraio 2026, la Corte Suprema del Popolo ha confermato che l’utilizzatore di un sistema di assistenza resta responsabile della conduzione, anche se aggira i controlli e lascia materialmente il posto di guida.

Il percorso previsto è graduale: circuito chiuso, strada con safety driver, strada senza safety driver, applicazione dimostrativa e infine servizio pilota. L’avanzamento dipende dai risultati accumulati, inclusi i chilometri percorsi in autonomia, gli interventi umani, la copertura delle aree di test, gli incidenti e la gestione delle emergenze.

Il quadro normativo rincorre un comparto già attivo. Oltre 50 città cinesi hanno adottato politiche dedicate alla sperimentazione e alle applicazioni dimostrative; robotaxi completamente senza conducente circolano in aree designate di Pechino, Chongqing, Wuhan e Shenzhen. Tra gli operatori principali figurano Baidu, Pony.ai e WeRide.

Apollo Go di Baidu opera in più città. Pony.ai possiede licenze commerciali per robotaxi totalmente autonomi a Pechino, Shanghai, Guangzhou e Shenzhen, e dichiara oltre 55 milioni di chilometri di guida autonoma accumulati. Il suo amministratore delegato, James Peng, ha indicato circa 50 mila veicoli come soglia per ricavi capaci di coprire ricerca e sviluppo.

WeRide gestisce circa 1.400 veicoli nel mondo, con attività anche negli Emirati Arabi Uniti e a Singapore, oltre a permessi operativi in sette Paesi. Secondo Goldman Sachs, il mercato cinese dei robotaxi potrebbe passare da 54 milioni di dollari nel 2025 a 12 miliardi nel 2030 e 47 miliardi nel 2035.

Sicurezza e obblighi di segnalazione

L’espansione dei robotaxi ha evidenziato anche criticità operative. Nel luglio 2024, a Wuhan, un robotaxi Apollo Go senza conducente ha investito un pedone; secondo l’azienda, il veicolo aveva il semaforo verde e il pedone attraversava con il rosso. La persona è stata trasportata in ospedale.

Nella stessa città, il 31 marzo un guasto di sistema ha fermato simultaneamente oltre cento robotaxi Apollo Go, alcuni sulle carreggiate e sulle sopraelevate. Non sono stati segnalati feriti, ma è stato necessario l’intervento della polizia e, nelle settimane seguenti, è stata riportata una temporanea sospensione delle nuove autorizzazioni.

Nel maggio 2025, a Pechino, un robotaxi Pony.ai senza passeggeri ha effettuato un arresto di emergenza dopo un’anomalia e ha poi preso fuoco, senza feriti. Dal 2025 i produttori devono segnalare gli incidenti durante l’uso dei sistemi combinati entro 48 ore, ridotte a 24 in caso di morti, feriti o forte impatto sociale.

Nel 2026 è stato inoltre avviato uno standard nazionale per uniformare segnalazione e valutazione della sicurezza dei veicoli intelligenti connessi. La riforma punta quindi a rendere più netta la separazione tra assistenza alla guida e autonomia effettiva, spostando di conseguenza anche il peso delle responsabilità.

FAQ

Cosa prevede la bozza cinese?

Sì: prevede norme per accesso stradale, assicurazione, sperimentazione e responsabilità dei veicoli a guida autonoma.

Chi risponde delle infrazioni autonome?

Sì: con guida autonoma attivata, il procedimento ricade sul produttore o sull’importatore del veicolo.

Dove circolano i robotaxi cinesi?

Sì: robotaxi driverless operano in aree designate di Pechino, Chongqing, Wuhan e Shenzhen.

Il conducente resta responsabile?

Sì: per i sistemi di assistenza il conducente deve controllare il traffico e resta responsabile della conduzione.

Come è stata verificata questa analisi?

Sì: nasce da analisi approfondita e verifica incrociata della Redazione su numerose fonti, tra cui la Repubblica, con supervisione umana prima della pubblicazione.

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