Irpef, allo studio l’aliquota del 33% fino a 60mila euro

25 Agosto 2026

25 Agosto 2026/Home/FINTECH/Irpef, allo studio l’aliquota del 33% fino a 60mila euro

La notizia in sintesi

  • Governo valuta due interventi Irpef nella Legge di Bilancio 2027.
  • Il secondo scaglione potrebbe estendersi da 50.000 a 60.000 euro.
  • Il risparmio massimo stimato sarebbe di 1.000 euro annui.
  • Le misure dipendono da coperture finanziarie e approvazione parlamentare.

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Irpef 2027, le ipotesi per redditi bassi e medi

Il Governo sta valutando per la Legge di Bilancio 2027 una revisione dell’Irpef che coinvolgerebbe sia i redditi fino a 28.000 euro sia la fascia compresa tra 50.000 e 60.000 euro. Le proposte, al vaglio nel cantiere della manovra, mirano a ridurre la pressione fiscale ma richiedono risorse compatibili con i conti pubblici e il passaggio parlamentare.

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Il primo intervento ipotizzato riguarda l’aliquota iniziale: dal 23% al 22% sulla quota di reddito imponibile fino a 28.000 euro. Il secondo prevede invece di estendere fino a 60.000 euro lo scaglione oggi tassato al 33%, sostituendo quindi il 43% applicato sulla parte di reddito oltre 50.000 euro.

La misura sul ceto medio non applicherebbe il 33% all’intero reddito di chi guadagna fino a 60.000 euro. Agirebbe esclusivamente sui 10.000 euro compresi tra la soglia di 50.000 e quella di 60.000 euro, con un vantaggio crescente all’aumentare dell’imponibile in quella fascia.

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Come cambierebbero aliquote e risparmi fiscali

Nell’attuale struttura dell’Irpef, i redditi fino a 28.000 euro sono soggetti al 23%, quelli da 28.001 a 50.000 euro al 33%, mentre la quota oltre 50.000 euro è tassata al 43%. L’eventuale estensione del secondo scaglione ridurrebbe di dieci punti percentuali l’aliquota marginale sui redditi tra 50.000 e 60.000 euro.

La simulazione del centro studi di Unimpresa indica un risparmio lordo di 100 euro per ogni 1.000 euro di imponibile ricompresi nella nuova fascia. Con un reddito di 51.000 euro, quindi, il beneficio teorico sarebbe di 100 euro all’anno; a 52.000 euro salirebbe a 200 euro, mentre a 55.000 euro arriverebbe a 500 euro.

Per un imponibile di 58.000 euro il minor prelievo sarebbe pari a 800 euro annui, circa 67 euro mensili su dodici mensilità. Il massimo sarebbe raggiunto a 60.000 euro: sui 10.000 euro interessati dalla modifica, l’imposta lorda passerebbe da 4.300 a 3.300 euro, con uno sconto di 1.000 euro annui.

Oltre 60.000 euro il vantaggio non aumenterebbe: chi dichiara 70.000, 80.000 o 100.000 euro conserverebbe il medesimo beneficio massimo, perché la quota eccedente resterebbe sottoposta al 43%. Detrazioni, deduzioni e altri elementi della dichiarazione potrebbero però modificare l’effetto effettivamente percepito dal contribuente.

In parallelo, il taglio di un punto dell’aliquota iniziale produrrebbe un risparmio massimo teorico di 220 euro all’anno per chi raggiunge almeno 28.000 euro di imponibile. Per redditi inferiori, il vantaggio sarebbe proporzionale: 200 euro con 20.000 euro e 150 euro con 15.000 euro.

Combinando le due ipotesi, un contribuente con 55.000 euro di imponibile potrebbe ottenere circa 720 euro annui, mentre a 60.000 euro il beneficio teorico complessivo arriverebbe a circa 1.220 euro. Sono calcoli lordi basati sulle aliquote proposte, non importi garantiti in busta paga o nella dichiarazione.

Il presidente della commissione Finanze della Camera, Marco Osnato, ha aperto alla possibilità di ridurre la prima aliquota. Secondo le valutazioni riportate, l’intervento dal 23% al 22% avrebbe un costo nell’ordine di 1,5 miliardi di euro.

L’estensione dello scaglione al 33% fino a 60.000 euro avrebbe invece un costo stimato attorno a 3 miliardi. La disponibilità delle coperture determinerà se le risorse saranno concentrate sulla fascia media oppure distribuite anche sui redditi più bassi.

Tra le altre opzioni fiscali citate per la manovra figurano la possibile detassazione della tredicesima, anche tramite flat tax, e una tassazione agevolata degli aumenti salariali legati ai rinnovi contrattuali. Sono però ipotesi distinte, ancora subordinate alle decisioni dell’esecutivo e del Parlamento.

Coperture e platea: il nodo della manovra

Il confronto sulla Legge di Bilancio 2027 riguarderà soprattutto la distribuzione delle risorse disponibili. L’estensione del secondo scaglione offrirebbe un beneficio individuale più elevato, ma rivolto a una platea più circoscritta rispetto a un taglio dell’aliquota iniziale.

Il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora, ritiene che un intervento per il ceto medio possa essere positivo se inserito in una strategia stabile e compatibile con la finanza pubblica. “Occorre evitare interventi episodici e costruire invece un percorso credibile e duraturo di riduzione del carico fiscale”, ha osservato.

La scelta finale stabilirà dunque non solo il livello dello sconto, ma anche quali contribuenti saranno prioritari nella riduzione della pressione fiscale. Fino all’approvazione della manovra, aliquote, soglie e benefici restano proposte e non modifiche già operative.

FAQ

Quale aliquota Irpef potrebbe cambiare nel 2027?

Sì, l’aliquota sui redditi fino a 28.000 euro potrebbe passare dal 23% al 22%, con risparmio massimo teorico di 220 euro annui.

Chi beneficerebbe dell’estensione del secondo scaglione?

Sì, ne beneficerebbero i contribuenti con imponibile superiore a 50.000 euro, limitatamente alla quota compresa entro 60.000 euro.

Quanto risparmierebbe chi dichiara 55.000 euro?

Sì, il risparmio teorico sarebbe di 500 euro annui dall’estensione dello scaglione, oltre all’eventuale beneficio del taglio della prima aliquota.

Il vantaggio aumenta oltre 60.000 euro?

No, il beneficio dell’estensione si fermerebbe a 1.000 euro annui, perché riguarderebbe soltanto i 10.000 euro tra 50.000 e 60.000 euro.

Come sono state verificate queste informazioni?

Sì, il contenuto nasce da analisi e verifica incrociata della Redazione su Money.it, QuiFinanza e Wall Street Italia; ogni articolo è supervisionato umanamente prima della pubblicazione.

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