La notizia in sintesi
- OpenAI estende ChatGPT Work ai siti che richiedono autenticazione.
- Le credenziali vengono inserite in un modulo sicuro separato dal modello.
- L’assistente può gestire prenotazioni, fatture, consegne e servizi domestici.
- Le azioni con effetti economici o legali richiedono conferma dell’utente.
Riassunto generato con AI
ChatGPT Work accede ai siti con login
OpenAI ha ampliato le funzioni di ChatGPT Work, l’agente disponibile su web e mobile che usa un browser cloud per svolgere attività online anche su siti con accesso tramite credenziali. La novità consente agli utenti dei piani a pagamento compatibili di chiedere al chatbot di completare procedure che normalmente richiederebbero l’apertura di un browser, l’accesso a un account e la compilazione manuale di moduli.
Il cambiamento riguarda il browser remoto integrato nell’assistente, alimentato da GPT-5.6, e punta a riunire in un’unica conversazione compiti personali e professionali. Tra gli esempi indicati figurano controlli assicurativi, annullamento o acquisto di voli, modifica della consegna di un pacco, attivazione di utenze domestiche, prenotazioni per passaporto, visite mediche o veterinarie e recupero di fatture dalla posta per software di contabilità.
La ragione dell’estensione è rendere l’agente operativo oltre le sole pagine pubbliche: fino alla precedente configurazione, il browser cloud poteva raggiungere siti aperti ma non completare flussi che richiedevano l’accesso a un profilo personale. L’elemento centrale, secondo la documentazione aggiornata di OpenAI, è la separazione tra credenziali e modello linguistico.
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L’account ufficiale di ChatGPT ha illustrato alcuni dei nuovi utilizzi attraverso un post su X, mentre una prova diretta riportata da Scripta Manent servizi editoriali srl ha verificato la comparsa del modulo protetto durante l’accesso a un forum con nome utente e password.
Come funziona il browser cloud protetto
L’utente avvia un’attività in ChatGPT Work descrivendo la richiesta nel prompt. Quando l’agente deve entrare in un sito supportato, interrompe temporaneamente la conversazione e apre un modulo di accesso sicuro nel browser cloud remoto. Qui la persona inserisce nome utente, password ed eventuale codice di autenticazione a due fattori.
OpenAI afferma che le credenziali digitate nel modulo non sono visibili al modello e non vengono memorizzate da ChatGPT. Si tratta di una distinzione pratica rilevante: l’utente non deve riportare dati di accesso nella chat, dove non vanno inseriti. Le richieste di login vengono inoltre esaminate da un modello aggiuntivo alla ricerca di segnali di phishing o inganno.
Dopo l’accesso e le autorizzazioni necessarie, la conversazione riprende e l’agente può leggere pagine web, fare clic sui pulsanti, inserire dati nei campi e completare passaggi sui siti pubblici o autenticati supportati. Il sistema non elimina però il controllo umano nelle operazioni più delicate.
Prima di attività difficili da annullare o capaci di creare un impegno finanziario, legale, relativo all’account o nel mondo reale, ChatGPT richiede una conferma esplicita nella chat. La regola riguarda, tra l’altro, la conferma di una prenotazione o l’esecuzione di un pagamento. L’automazione può quindi preparare e avanzare nel processo, ma non dovrebbe finalizzare autonomamente una spesa o una decisione vincolante.
Le autorizzazioni ai siti sono gestibili dalle impostazioni, nella sezione Cloud browser. Le opzioni indicate sono Always ask, Auto approve e Always allow: permettono di decidere se l’assistente debba chiedere ogni volta il consenso, riceverlo automaticamente o disporre di un’autorizzazione permanente.
Non tutti i servizi web sono necessariamente utilizzabili: alcuni siti possono limitare l’accesso degli agenti di intelligenza artificiale. La disponibilità dipende inoltre dal piano dell’utente. Il browser cloud è riservato agli abbonamenti a pagamento, con esclusione del piano Go; le fonti indicano l’accesso per Plus, Pro e Business.
La verifica pubblicata da Scripta Manent servizi editoriali srl aggiunge un dettaglio tecnico: gli eventuali screenshot prodotti durante l’uso vengono salvati come immagini nere. È un comportamento coerente con l’obiettivo dichiarato di non esporre le informazioni di accesso nel contesto del modello.
Più operatività, ma con autorizzazioni esplicite
L’estensione di ChatGPT Work sposta il servizio dalla risposta testuale all’esecuzione assistita di procedure digitali che coinvolgono account personali. L’utilità concreta dipende dalla capacità dell’utente di definire il compito, autorizzare il sito e verificare ogni passaggio che genera conseguenze esterne.
La separazione dichiarata delle credenziali dal modello riduce un rischio specifico, ma non sostituisce le cautele individuali: password e codici di sicurezza devono essere inseriti esclusivamente nel modulo predisposto dal browser cloud, non nei messaggi della conversazione. L’autenticazione a due fattori resta a carico dell’utente quando richiesta.
Per servizi che bloccano gli agenti, o per azioni non supportate, il flusso può interrompersi. Il confine operativo rimane quindi fissato sia dalle politiche dei siti sia dalle conferme richieste da OpenAI prima delle azioni irreversibili.
FAQ
ChatGPT Work può vedere la mia password?
Secondo OpenAI la password resta nascosta al modello: viene inserita nel modulo sicuro del browser cloud e non viene memorizzata da ChatGPT.
Quali attività può completare ChatGPT Work?
Può gestire compiti supportati come prenotazioni, voli, utenze domestiche, modifiche alle consegne, visite mediche o veterinarie e recupero di fatture dalla posta.
Serve confermare pagamenti e prenotazioni?
ChatGPT chiede conferma nella conversazione prima di pagamenti, prenotazioni o altre azioni difficili da annullare e con effetti finanziari, legali o reali.
Chi può usare il browser cloud?
Il browser cloud è disponibile nei piani a pagamento indicati: Plus, Pro e Business. Il piano Go non è incluso tra quelli abilitati.
Come è stata verificata questa notizia?
Nasce da analisi e verifica incrociata della Redazione su Mashable e Scripta Manent servizi editoriali srl; ogni articolo passa dalla supervisione umana della Redazione prima della pubblicazione.
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