La notizia in sintesi
- Tether abbandona due siti di mining Bitcoin nel dipartimento di Florida, in Uruguay.
- Il progetto valeva circa 120 milioni di dollari e puntava sull’energia rinnovabile.
- La controversia con l’utility statale UTE ha limitato la fornitura elettrica.
- Il gruppo prosegue gli investimenti nel mining e nelle infrastrutture energetiche in Brasile.
Riassunto generato con AI
Tether lascia il mining Bitcoin in Uruguay
Tether ha abbandonato i due impianti di mining di Bitcoin previsti nel dipartimento di Florida, in Uruguay, dopo una disputa sulla disponibilità di elettricità con la società statale UTE. Il progetto, avviato nel 2023 come prima grande iniziativa sudamericana dell’emittente di USDT, avrebbe richiesto investimenti per circa 120 milioni di dollari.
La rottura è maturata dopo mesi di negoziati sul contratto di fornitura: la controllata locale Microfin e UTE interpretavano in modo diverso il quantitativo di energia assegnato agli impianti. Per il mining industriale, che necessita di computer attivi senza interruzioni, l’accesso continuativo a energia abbondante e competitiva è un elemento determinante.
Secondo le ricostruzioni riportate dalle fonti, UTE ha scollegato i siti il 25 luglio 2025, dopo il mancato accordo sui nuovi termini contrattuali e il mancato pagamento delle bollette. Microfin ha poi saldato il debito residuo a dicembre, mentre Tether ha comunicato alle autorità del lavoro uruguaiane la cessazione delle attività locali e il licenziamento della maggior parte dei dipendenti.
Le innovazioni piu' interessanti di tecnologia e scienza, dritte nella tua inbox.
Il nodo dell’energia e dei contratti
La controversia riguardava il significato della potenza prevista dall’accordo elettrico. Tether riteneva che il livello contrattuale fosse una soglia minima, ampliabile con la crescita operativa; UTE lo considerava invece il tetto massimo disponibile. Con l’aumento della domanda, gli impianti sarebbero rimasti per giorni senza energia sufficiente per lavorare con regolarità.
Il contrasto risultava già aperto nel novembre 2024 e si è irrigidito nel 2025, dopo l’insediamento del nuovo governo uruguaiano e la nomina di nuovi dirigenti nella utility pubblica. UTE aveva approvato un memorandum d’intesa e documenti contrattuali aggiornati, ma i rappresentanti di Tether non si sono presentati alla firma programmata.
Il caso mette in evidenza una fragilità strutturale del mining: grandi investimenti in hardware e infrastrutture non compensano l’assenza di energia stabile, disponibile e a costi sostenibili. L’halving di Bitcoin dell’aprile 2024 ha inoltre ridotto la ricompensa per blocco, rendendo più severa la pressione sui margini dei minatori.
Per Nicolas Ribeiro, l’affidabilità della rete e la connettività uruguaiane potrebbero essere più adatte ai data center per l’intelligenza artificiale che al mining di Bitcoin. Anche Tanay Ved ha rilevato come molti operatori stiano cercando macchinari più efficienti, elettricità meno cara o impieghi alternativi nell’AI e nell’high-performance computing.
Il ritiro non ferma l’espansione regionale
L’uscita dall’Uruguay non chiude la strategia di mining di Tether. Nel luglio 2025 il gruppo ha siglato in Brasile un accordo con il produttore agricolo Adecoagro per utilizzare energia rinnovabile in eccesso; il CEO Mariano Bosch ha indicato il possibile vantaggio di valorizzare energia normalmente venduta sul mercato spot.
Paolo Ardoino ha collegato l’iniziativa brasiliana alla strategia di mining alimentato da fonti rinnovabili. Tether continua inoltre a sviluppare software e partecipazioni nel settore, mentre Giancarlo Devasini e Ardoino restano figure centrali nella sua espansione fuori dalle stablecoin.
Il fallimento uruguaiano ridimensiona però l’idea che capitale e infrastrutture bastino a garantire la redditività: come ha osservato Pete Howson, le strutture di mining sono relativamente mobili e possono essere trasferite rapidamente, con benefici locali potenzialmente meno duraturi. Nel contesto uruguaiano viene citato anche Peter Thiel, investitore presente nell’area di Punta del Este.
FAQ
Perché Tether ha lasciato l’Uruguay?
Sì, il ritiro è seguito alla disputa con UTE sulle allocazioni elettriche, alle bollette non pagate e alla disconnessione dei due siti nel luglio 2025.
Quanto valeva il progetto di mining?
Sì, ex collaboratori hanno stimato una spesa di circa 60 milioni di dollari per ciascuno dei due impianti, per un totale vicino a 120 milioni.
Quale società operava localmente per Tether?
Sì, l’entità locale era Microfin, che aveva stipulato i contratti con UTE e ha successivamente saldato il debito elettrico residuo.
Tether continua a investire nel mining?
Sì, Tether ha avviato un accordo con Adecoagro in Brasile per sfruttare energia rinnovabile e continua a sviluppare infrastrutture e software dedicati.
Come sono state verificate queste informazioni?
Sì, il contenuto nasce da un’analisi approfondita e verifica incrociata della nostra Redazione su più fonti: FinanceFeeds e crypto.news.
Non perdere gli errori di prezzo clamorosi su Amazon!
Iscriviti al canale Telegram e ricevili in tempo reale






