TAR Lazio: Piracy Shield può ordinare blocchi anche a VPN e DNS esteri

2 Settembre 2026

2 Settembre 2026/Home/INTERNET/TAR Lazio: Piracy Shield può ordinare blocchi anche a VPN e DNS esteri

La notizia in sintesi

  • Il TAR Lazio conferma i poteri di blocco internazionale di AGCOM.
  • Le sentenze riguardano fornitori DNS e VPN anche con sede estera.
  • Validati gli ordini dinamici di Piracy Shield contro domini e IP variabili.
  • Il criterio decisivo è l’effetto dell’illecito sul territorio italiano.

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TAR Lazio rafforza Piracy Shield oltre i confini italiani

Il TAR Lazio, con le sentenze n. 13201 e n. 13202 del 17 luglio 2026, ha consolidato il perimetro operativo di Piracy Shield, il sistema antipirateria gestito da AGCOM. I giudici amministrativi hanno riconosciuto che l’Autorità può ordinare il blocco di contenuti pirata anche a fornitori di DNS e VPN stabiliti fuori dall’Italia, quando la violazione produce effetti sul territorio nazionale.

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Il nodo affrontato dalle decisioni riguarda quindi chi offre strumenti di navigazione alternativi, inclusi servizi utilizzati per ragioni di privacy o per accedere a siti soggetti a blocchi. Per il tribunale, la sede fisica del provider non esclude automaticamente la possibilità di ricevere un ordine dell’autorità italiana.

La motivazione indicata dal TAR Lazio si fonda sul luogo nel quale si manifesta l’effetto dell’illecito: l’Italia, dove gli utenti possono raggiungere contenuti ritenuti pirata. Questo criterio rafforza la posizione di AGCOM nei confronti di operatori internazionali, senza trasformare la collocazione estera dei loro server o uffici in uno scudo sufficiente.

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Le pronunce intervengono dopo l’attivazione di un modello pensato per reagire rapidamente alla diffusione non autorizzata di contenuti online. La ragione è evitare che il semplice cambio di dominio o indirizzo IP renda inefficace un provvedimento nel giro di poco tempo.

Giurisdizione, DSA e blocchi dinamici

Le due sentenze chiariscono anzitutto il tema della giurisdizione. Un operatore VPN con sede negli Stati Uniti o nei Paesi Bassi non può limitarsi a sostenere di essere esterno alla competenza italiana se il servizio consente l’accesso in Italia a contenuti oggetto di blocco. Per il TAR Lazio, il collegamento territoriale deriva dagli effetti dell’illecito e non soltanto dal luogo in cui il fornitore è formalmente stabilito.

È una precisazione rilevante perché DNS e VPN possono svolgere una funzione tecnica centrale nel raggiungimento di risorse online. Il provvedimento non afferma che ogni utilizzo di questi strumenti sia illecito: affronta invece la possibilità di rivolgere ordini specifici ai fornitori quando tali strumenti vengono coinvolti nell’accesso a contenuti piratati.

Il tribunale ha inoltre escluso che il Digital Services Act, il regolamento europeo sui servizi digitali, limiti il potere degli Stati di adottare ordini contro contenuti illeciti. Secondo la lettura riportata nelle sentenze, il DSA disciplina soprattutto la vigilanza sul rispetto degli obblighi procedurali dei provider, mentre non elimina la competenza nazionale a intervenire contro la diffusione illegale di contenuti.

Questo passaggio separa due piani: da una parte gli obblighi e le procedure applicabili alle piattaforme e agli intermediari; dall’altra gli strumenti di contrasto che un’autorità nazionale può attivare quando ritiene che l’illecito produca conseguenze nel proprio territorio. La distinzione è alla base della conferma dei poteri di AGCOM.

Le decisioni convalidano anche le dynamic injunction, gli ordini di blocco dinamici. Si tratta di misure aggiornabili quando chi diffonde contenuti pirata modifica il dominio o l’indirizzo IP utilizzato. Senza questa possibilità, il blocco rischierebbe di perdere efficacia non appena il bersaglio tecnico cambia collocazione o identificativo di rete.

Per Piracy Shield, la natura dinamica degli ordini è un elemento operativo essenziale: il sistema può seguire le variazioni tecniche che vengono adottate per sottrarsi alle restrizioni. Il TAR Lazio rileva inoltre che meccanismi analoghi sono già presenti in altri ordinamenti europei, collocando l’impostazione italiana in una tendenza continentale e non in un modello isolato.

Il quadro delineato dai giudici non significa però che ogni ordine genererà automaticamente un blocco effettivo presso tutti i soggetti coinvolti. L’efficacia pratica dipenderà dalla capacità di AGCOM di raggiungere provider internazionali e di ottenere l’esecuzione delle misure. Le sentenze, tuttavia, rendono più solida la base giuridica invocabile dall’Autorità.

Tra i servizi potenzialmente interessati rientrano DNS personalizzati come Cloudflare e Google DNS, oltre alle VPN. Il riferimento riguarda esclusivamente eventuali ordini mirati al contrasto della pirateria, non l’uso ordinario di tali servizi per esigenze legittime di sicurezza, riservatezza o configurazione della connessione.

Le conseguenze per provider e utenti italiani

La conseguenza più concreta delle pronunce è l’estensione del raggio d’azione potenziale di Piracy Shield verso intermediari che operano fuori dall’Italia ma incidono sull’accesso dei consumatori italiani. Il criterio degli effetti territoriali consente a AGCOM di impostare gli ordini su una base che il TAR Lazio ha ritenuto legittima.

Per gli utenti, il dato centrale è che VPN e DNS alternativi non vengono descritti come strumenti vietati. Possono però diventare destinatari indiretti delle conseguenze di blocchi rivolti ai fornitori, qualora questi ricevano e applichino provvedimenti relativi a specifici contenuti o risorse pirata.

Il tema assume maggiore rilievo anche per la circolazione della pirateria su Telegram, indicata come fenomeno di grandi dimensioni da un recente studio citato nel testo di partenza, senza dati numerici riportati. L’interesse manifestato dal Parlamento Europeo verso il modello italiano segnala che il dibattito potrebbe oltrepassare il solo contesto nazionale.

La tenuta concreta del sistema dipenderà dall’applicazione degli ordini oltre confine. Le sentenze del 17 luglio 2026 fissano intanto un principio: per contrastare l’accesso alla pirateria, l’effetto prodotto in Italia può prevalere sulla collocazione estera del servizio tecnico coinvolto.

FAQ

Cosa hanno deciso le sentenze del TAR Lazio?

Le sentenze n. 13201 e 13202 del 17 luglio 2026 confermano che AGCOM può ordinare blocchi anche a provider DNS e VPN esteri.

Perché conta il luogo degli effetti dell’illecito?

L’Italia è il luogo rilevante quando gli utenti presenti sul territorio nazionale accedono ai contenuti piratati attraverso servizi forniti dall’estero.

Il Digital Services Act limita AGCOM?

Il Digital Services Act disciplina obblighi procedurali e vigilanza sui provider, ma non impedisce agli Stati di emettere ordini contro contenuti illeciti.

Cosa sono le dynamic injunction di Piracy Shield?

Gli ordini dinamici consentono di aggiornare il blocco quando vengono modificati domini o indirizzi IP, evitando che il provvedimento perda rapidamente efficacia.

Quali fonti sono state utilizzate?

Le informazioni sono state rielaborate dalla Redazione con supervisione umana attraverso una verifica congiunta di fonti stampa ufficiali e qualificate, comprese Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, secondo un approccio orientato ad accuratezza e attendibilità.

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Direttore Editoriale Assodigitale.it Phd

Storico esperto di Digital Journalism e creatore di Immediapress la prima Digital Forwarding Agency italiana poi ceduta al Gruppo ADNkronos, evangelista di Internet dai tempi di Mozilla e poi antesignano (ora pentito) dei social media in italia, Bitcoiner Evangelist, portatore sano di Ethereum e Miner di crypto da tempi non sospetti. Sono a dir poco un entusiasta della vita, e già questo non è poco. Intimamente illuminato dalla Cultura Life-Hacking, nonchè per sempre ed indissolubilmente Geek, giocosamente Runner e olisticamente golfista. #senzatimore è da decenni il mio hashtag e significa il coraggio di affrontare l'ignoto. Senza Timore. Appunto

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