Matthew Green: l’IA potrebbe rendere più difficile agli Stati usare strumenti di hacking

2 Settembre 2026

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La notizia in sintesi

  • Matthew Green teme che l’IA riduca le vulnerabilità sfruttabili dai governi.
  • La crescita delle correzioni software potrebbe riaprire il dibattito sulle backdoor.
  • Esperti e ricercatori divergono sull’effettiva scarsità futura dei bug.
  • La cybersicurezza offensiva affronta anche nuove protezioni nei dispositivi moderni.

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IA, vulnerabilità e accesso governativo ai dispositivi

Matthew Green, professore di crittografia e osservatore del rapporto tra privacy, cifratura e sorveglianza, sostiene che l’intelligenza artificiale potrebbe rendere più difficile per governi e forze dell’ordine usare strumenti di hacking contro obiettivi investigativi. L’ipotesi è stata rilanciata ad agosto 2026, prima dell’analisi pubblicata il 31 agosto da TechCrunch, dopo un thread su X e un post sul blog circolati nella comunità della cybersicurezza.

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Al centro della discussione c’è l’uso dei grandi modelli linguistici per individuare vulnerabilità software con maggiore velocità e su larga scala. Se aziende e sviluppatori riuscissero a correggere un numero eccezionale di difetti, gli exploit impiegati per entrare legalmente nei dispositivi di sospetti criminali o terroristi potrebbero diventare più rari e costosi.

Per Green, il possibile effetto non sarebbe soltanto tecnico: una scarsità di bug potrebbe spingere le autorità a chiedere nuovamente accessi eccezionali o backdoor, cioè meccanismi incorporati nei dispositivi che riducono la sicurezza di tutti gli utenti.

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Il tema riguarda soprattutto gli Stati Uniti, dove il confronto fra esigenze investigative e protezione della riservatezza digitale dura da anni. La questione non è se la sorveglianza cesserà, ma quali strumenti saranno disponibili quando l’hacking mirato diventerà meno praticabile.

Dal “going dark” al mercato degli zero-day

Il dibattito richiama il concetto di going dark, reso popolare nel 2014 dall’allora direttore dell’FBI James Comey. Le autorità sostenevano che la diffusione della cifratura potesse ostacolare intercettazioni e acquisizione di dati necessari alle indagini.

Nello stesso periodo, applicazioni come Signal, WhatsApp e Apple iMessage hanno esteso la cifratura end-to-end a un vasto pubblico. Apple ha inoltre rafforzato la cifratura predefinita dei dati sui dispositivi, rendendo più complesso accedere agli iPhone protetti da PIN o passphrase robusti.

Secondo Green, si è così consolidata una tregua informale: invece di imporre backdoor nei prodotti di consumo, i governi hanno investito nell’acquisto di spyware, strumenti di intrusione ed exploit capaci di aggirare le difese di singoli bersagli.

Questa soluzione ha consentito alle autorità di continuare a colpire attività criminali e, allo stesso tempo, ha preservato un livello di privacy per gli utenti non coinvolti in indagini. Il suo equilibrio dipende però dalla disponibilità di falle sconosciute, le cosiddette vulnerabilità zero-day.

Luna Tong, ricercatrice che ha lavorato in due aziende specializzate nella ricerca di bug e nello sviluppo di exploit per governi, condivide la preoccupazione di Green. A suo giudizio esiste una “corsa all’oro dei bug”, ma sarebbe un fenomeno temporaneo: le vulnerabilità potrebbero tornare scarse in tempi relativamente brevi.

Un altro ricercatore, con oltre dieci anni di esperienza in società di sicurezza offensiva e rimasto anonimo, teme che l’IA renda obsoleti gli analisti umani. La sua lettura è che i difensori possano ottenere un vantaggio strutturale se l’automazione individuerà e correggerà i difetti più rapidamente.

Paolo Stagno, chief technology officer di Crowdfense, società che sviluppa, acquisisce e vende zero-day ai governi, ritiene che nessuno Stato rinuncerà alla sorveglianza. Per lui, l’obbligo di sfruttare vulnerabilità per accedere ai dispositivi costituisce il “sistema più democratico che abbiamo”, ma potrebbe non durare se trovare bug diventasse troppo difficile.

La tesi opposta è sostenuta da tre addetti attuali del settore offensivo e da un ex ricercatore. Il loro argomento è che i difetti semplici saranno trovati più facilmente, mentre quelli complessi, più utili e preziosi per le autorità, non scompariranno.

Backdoor, difese moderne e tempi della pressione politica

Hamid Kashfi, fondatore della società di sicurezza offensiva DarkCell e attivo anche nella startup di cybersicurezza IA Xbow, osserva che per ogni vulnerabilità scoperta e segnalata dall’intelligenza artificiale potrebbero essercene molte altre non comunicate ai fornitori. In questo scenario, i ricercatori interessati agli exploit conserverebbero margini per individuare falle complesse.

Due ricercatori che lavorano nella ricerca di bug per imprese zero-day hanno riferito a TechCrunch di essere meno preoccupati dall’IA che dalle nuove protezioni integrate nei dispositivi moderni. Il rafforzamento hardware e software può rendere l’intrusione più difficile anche in presenza di vulnerabilità individuabili.

Eva Galperin, direttrice della cybersicurezza presso la Electronic Frontier Foundation, segnala un doppio effetto: l’IA può trovare più bug, mentre lo sviluppo tramite strumenti IA, definito “vibe-code”, può introdurre nuove vulnerabilità. Correggere i difetti, però, resta un processo complesso e non necessariamente rapido.

Katie Moussouris, fondatrice e CEO di Luta Security, ritiene che telefoni e laptop non siano vicini a diventare privi di bug. Prevede tuttavia che una maggiore difficoltà nella scoperta delle falle possa riattivare la pressione per backdoor, forse dopo le prossime elezioni presidenziali, quando l’intelligence potrebbe sentirsi materialmente più limitata.

FAQ

Perché l’IA può ridurre l’hacking governativo?

Modelli linguistici più efficaci possono individuare vulnerabilità su larga scala, permettendo alle aziende di correggere più difetti e ridurre gli exploit disponibili.

Che cosa sono le vulnerabilità zero-day?

Sono falle sconosciute o non ancora corrette che possono essere sviluppate, acquisite e vendute per accedere a sistemi e dispositivi.

Quali app hanno diffuso la cifratura end-to-end?

Signal, WhatsApp e Apple iMessage hanno portato la cifratura end-to-end a un pubblico molto ampio, limitando le intercettazioni tradizionali.

La maggiore scoperta di bug garantisce correzioni rapide?

La correzione può essere complessa e non tutti i difetti individuati vengono risolti rapidamente o vengono risolti affatto, secondo Eva Galperin.

Quali fonti sono state utilizzate?

La Redazione ha rielaborato con supervisione umana informazioni valutate attraverso fonti stampa ufficiali e giornalistiche qualificate, includendo un’analisi congiunta di Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it.

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Direttore Editoriale Assodigitale.it Phd

Storico esperto di Digital Journalism e creatore di Immediapress la prima Digital Forwarding Agency italiana poi ceduta al Gruppo ADNkronos, evangelista di Internet dai tempi di Mozilla e poi antesignano (ora pentito) dei social media in italia, Bitcoiner Evangelist, portatore sano di Ethereum e Miner di crypto da tempi non sospetti. Sono a dir poco un entusiasta della vita, e già questo non è poco. Intimamente illuminato dalla Cultura Life-Hacking, nonchè per sempre ed indissolubilmente Geek, giocosamente Runner e olisticamente golfista. #senzatimore è da decenni il mio hashtag e significa il coraggio di affrontare l'ignoto. Senza Timore. Appunto

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