La notizia in sintesi
- Blockstream rifiuta di pagare per recuperare 598,5 BTC trattenuti.
- L’exploit di Liquid Network avrebbe creato circa 4.000 LBTC senza copertura.
- La rete ha riavviato blocchi e transazioni dopo l’aggiornamento di Elements.
- I peg-out restano sospesi fino al ripristino della riserva BTC/LBTC.
Riassunto generato con AI AGENTICA di Datamoney.ch
Blockstream rifiuta il pagamento per 598,5 BTC
Blockstream ha annunciato l’11 settembre che non accetterà alcun pagamento per recuperare i 598,5 BTC rimasti trattenuti dopo l’exploit della Liquid Network, rete basata sul software Elements. La decisione riguarda la fase di ripristino della riserva BTC/LBTC, avviata dopo che circa 4.000 LBTC sarebbero stati creati senza copertura in bitcoin di riserva. La società sostiene che la mancata restituzione equivalga a un furto e intende quindi coinvolgere forze dell’ordine, exchange, fornitori di servizi e analisti forensi per seguire i fondi e identificare i responsabili, mentre i peg-out restano sospesi fino al completamento tecnico del riequilibrio della rete e della relativa riserva bitcoin.
Exploit Liquid, cronologia e vulnerabilità tecnica
Il rapporto sull’incidente dell’8 settembre attribuisce l’exploit a una vulnerabilità nella cache delle verifiche delle range proof di Elements, il software su cui poggia Liquid Network. In base alla ricostruzione, sarebbero stati creati circa 4.000 LBTC privi di corrispondente copertura nei bitcoin custoditi in riserva. Liquid ha precisato che i propri operatori non sono stati violati e che nessuna chiave è stata compromessa.
Secondo la cronologia comunicata dalla rete, l’autore dell’attacco ha restituito circa 3.400 BTC il 7 settembre, lasciando irrisolta la quota di 598,5 BTC. Il 9 settembre è stata distribuita la versione Elements v23.3.4; il 10 settembre sono ripresi la produzione dei blocchi e le transazioni. La distinzione tra ripresa operativa e ripristino completo della riserva spiega la sospensione dei peg-out: il collegamento tra BTC e LBTC richiede ancora la conclusione delle attività di riequilibrio.
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Blockstream afferma di avere tentato un recupero in buona fede, ma respinge le condizioni poste per riottenere gli asset, qualificando sottrazione e trattenimento come furto anziché responsible disclosure. La posizione preannuncia un percorso investigativo esterno, fondato sul tracciamento dei flussi e sulla collaborazione con soggetti specializzati.
Peg-out sospesi fino al riequilibrio della riserva
Il passaggio decisivo non è quindi la sola riattivazione della rete, ma la ricostituzione della riserva che sostiene il rapporto tra BTC e LBTC. Finché i peg-out rimarranno disabilitati, gli utenti non potranno completare l’uscita dalla rete verso bitcoin della riserva secondo il normale meccanismo previsto. L’eventuale mancata restituzione dei 598,5 BTC indirizzerà Blockstream verso attività investigative con autorità, exchange, fornitori e specialisti forensi, come dichiarato dalla società nel comunicato dell’11 settembre.
FAQ
Quanti BTC non sono stati restituiti?
Restano trattenuti 598,5 BTC, dopo la restituzione di circa 3.400 BTC attribuita all’autore dell’exploit il 7 settembre, secondo Blockstream.
Quale vulnerabilità ha causato l’exploit?
La vulnerabilità riguardava la cache delle verifiche delle range proof di Elements, software alla base della rete Liquid Network.
Quale aggiornamento ha distribuito Liquid?
Elements v23.3.4 è stata distribuita il 9 settembre, prima della ripresa della produzione dei blocchi e delle transazioni.
Le chiavi di Liquid sono state compromesse?
Liquid dichiara che i suoi operatori non sono stati violati e che nessuna chiave è stata compromessa nell’incidente.
Quali fonti sono state utilizzate?
La Redazione ha rielaborato con supervisione umana un’analisi incrociata di fonti ufficiali e giornalistiche, comprese Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it.
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