La notizia in sintesi
- TEHA Group ed Eni hanno presentato a Cernobbio uno studio sui biocarburanti rinnovabili.
- Lo studio indica HVO e SAF come opzioni complementari per i trasporti.
- Secondo l’analisi, l’Europa ha perso il 21% della capacità di raffinazione dal 2009.
- Le proposte chiedono regole basate sulle emissioni dell’intera filiera.
Riassunto generato con AI AGENTICA di Datamoney.ch
TEHA Group ed Eni hanno presentato il 5 settembre a Cernobbio uno studio che propone un maggiore ricorso ai biocarburanti prodotti da materie prime rinnovabili per ridurre le emissioni dei trasporti, diversificare gli approvvigionamenti energetici e mantenere capacità industriali in Europa. Il documento, intitolato Sustainable biofuels as a strategic lever for industrial competitiveness, energy security and decarbonization, è stato illustrato durante il Forum di Cernobbio organizzato da TEHA.
L’analisi concentra l’attenzione su combustibili quali HVO, ossia olio vegetale idrotrattato, e SAF, il carburante sostenibile per l’aviazione. Secondo gli autori, queste soluzioni potrebbero essere utilizzate accanto all’elettrificazione, soprattutto nei comparti più difficili da decarbonizzare, come trasporto pesante, aviazione e settore marittimo.
La proposta dello studio
Il rapporto collega il tema dei biocarburanti alla dipendenza europea da importazioni di energia, materie prime e tecnologie. Tra i dati richiamati figurano l’aumento delle importazioni di veicoli finiti, più che triplicate tra il 2015 e il 2025 fino a circa 166 miliardi di euro, e la perdita del 21% della capacità di raffinazione europea dal 2009.
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Lo studio rileva inoltre che la domanda di elettricità dei data center nell’Unione Europea potrebbe passare da 96 TWh nel 2024 a 236 TWh nel 2035. In questa prospettiva, TEHA ed Eni suggeriscono di destinare l’elettricità alle applicazioni dove risulta più necessaria e di affiancare ai veicoli elettrici combustibili rinnovabili per parte della mobilità esistente.
“L’Europa deve evitare di ripetere gli errori del passato. Una transizione che sostituisce una dipendenza con un’altra non rafforza il continente, ne trasferisce soltanto la vulnerabilità. I biocarburanti rappresentano una leva concreta di decarbonizzazione dei trasporti, nonché di diversificazione, sicurezza e politica industriale. È necessario superare un approccio prevalentemente regolatorio e adottare una visione più pragmatica, industriale e consapevole dei nuovi rischi geopolitici”
Valerio De Molli, Managing Partner e CEO di TEHA Group, ha presentato così la posizione contenuta nel rapporto.
Compatibilità con mezzi e infrastrutture
Uno dei punti centrali dello studio riguarda la possibilità di utilizzare l’HVO nei veicoli diesel già in circolazione. L’analisi stima che oltre 170 milioni di veicoli diesel europei Euro 5-V ed Euro 6-VI siano compatibili con questi biocarburanti, previa validazione del costruttore. L’HVO può essere impiegato puro, senza miscelazione con combustibili fossili, e senza modifiche indicate ai motori o alle infrastrutture di distribuzione.
Per il trasporto aereo, il SAF può invece essere utilizzato in miscela con il jet fuel convenzionale fino al 50%. Il rapporto individua quindi nei biocarburanti una possibile opzione per intervenire sulle emissioni lungo la filiera, senza sostituire le altre tecnologie previste per la mobilità.

Lo studio cita le conversioni degli impianti Eni di Porto Marghera, a Venezia, avvenuta nel 2014, e di Gela, nel 2019, come casi di trasformazione di raffinerie in bioraffinerie. Secondo le stime di TEHA, gli investimenti privati europei nel comparto potrebbero generare fino a 66 miliardi di euro di PIL e sostenere oltre 33.000 posti di lavoro.
“Una delle principali sfide per l’Europa è coniugare la transizione energetica con la competitività industriale e la sostenibilità economica e sociale. In questo contesto, i biocarburanti rappresentano una soluzione immediatamente disponibile per ridurre l e emissioni del settore dei trasporti lungo l’intera filiera poiché sono ampiamente disponibili, possono essere distribuiti con le attuali infrastrutture e sono utilizzabili in gran parte delle motorizzazioni diesel oggi in circolazione. I biocarburanti sono una soluzione complementare ad altri vettori energetici, che consente anche di rafforzare sia la sicurezza energetica sia la competitività industriale europea. L’esperienza di Eni dimostra come l’innovazione tecnologica, insieme alla valorizzazione delle competenze industriali e professionali, possa guidare processi di trasformazione capaci di generare valore, occupazione e sviluppo sostenibile, supportando al contempo la competitività dell’Europa”
Stefano Ballista, CEO di Enilive, ha richiamato la compatibilità dei biocarburanti con le infrastrutture e con una parte del parco veicoli diesel.
Materie prime e richieste all’Unione Europea
Il documento affronta anche il tema delle materie prime, indicando tra le possibili fonti oli esausti da cucina, grassi animali, residui dell’industria agroalimentare e oli vegetali ottenuti da colture intermedie o terreni degradati. TEHA stima che il potenziale globale di queste filiere sia pari a circa cinque volte il fabbisogno europeo, senza sottrarre terreni alla produzione alimentare.
Tra le proposte rivolte ai decisori europei figurano una valutazione delle emissioni sull’intera filiera anziché soltanto allo scarico, il sostegno alla conversione delle raffinerie esistenti e sistemi di tracciabilità e misurazione sul campo per verificare la sostenibilità delle produzioni. Lo studio propone inoltre di considerare una categoria di veicoli “low-carbon” alimentati esclusivamente con biocarburanti puri ottenuti da materie prime rinnovabili considerate più sostenibili sotto il profilo ambientale.
FAQ
Quando è stato presentato lo studio?
Lo studio è stato presentato il 5 settembre 2026 durante il Forum di Cernobbio organizzato da TEHA.
Quali biocarburanti esamina il rapporto?
HVO e SAF sono i principali combustibili rinnovabili analizzati per trasporto stradale, marittimo e aereo.
Quanti veicoli diesel possono usare HVO?
Oltre 170 milioni di veicoli diesel europei Euro 5-V ed Euro 6-VI sono indicati come compatibili, previa validazione del costruttore.
Quale capacità di raffinazione ha perso l’Europa?
Il 21% della capacità produttiva europea di raffinazione è andato perso dal 2009, secondo i dati riportati nello studio.
Qual è la fonte di questo articolo?
Il contenuto si basa sul comunicato ufficiale diffuso dall’azienda, verificato e riscritto in forma giornalistica dalla nostra Redazione, con supervisione umana prima della pubblicazione.
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