La notizia in sintesi
- Revolut segnala una frode esterna basata sull’impersonificazione di autorità italiane.
- Il gruppo iamnotavillain sostiene di aver coinvolto almeno 680 clienti.
- Richiesto un riscatto di 3 milioni di dollari in Monero.
- Indagano Procura, Polizia Postale e Garante Privacy.
Riassunto generato da Redazione AI AGENTICA di Datamoney.ch
Revolut, dati clienti e falsa identità istituzionale
Revolut, banca digitale britannica, è al centro di una frode informatica attribuita al gruppo iamnotavillain, che sostiene di avere ottenuto dati riservati di almeno 680 clienti mediante richieste presentate come provenienti dalle autorità italiane. Il caso, reso pubblico il 16 settembre 2026, coinvolge l’Italia e clienti in vari Paesi europei: le comunicazioni avrebbero sfruttato una Pec istituzionale ricondotta nelle ricostruzioni alla Prefettura di Reggio Calabria. Gli hacker reclamano inoltre 3 milioni di dollari entro 24 ore, minacciando la vendita delle informazioni, mentre la banca afferma che sistemi e fondi non sono stati colpiti e che l’episodio deriva da un’impersonificazione esterna; la Procura di Reggio Calabria e il Garante Privacy verificano modalità, responsabilità e possibili vulnerabilità.
La ricostruzione dell’attacco e le verifiche
Le richieste avrebbero riguardato indirizzi, numeri di telefono e cronologie delle transazioni, mentre fra i materiali che il gruppo dichiara di possedere figurerebbero documenti d’identità, selfie usati per le procedure KYC, dati di conto e operazioni in Bitcoin. Gli aggressori sostengono di aver selezionato i profili attraverso l’analisi blockchain, individuando conti con consistenti disponibilità in criptovalute. Al Financial Times è stato inviato un video di 60 secondi che mostrerebbe un archivio di presunti documenti, ma l’attribuzione e l’estensione effettiva dei dati restano sottoposte a verifica.
L’ultimatum pubblicato dal gruppo chiede 6.000 XMR, unità della criptovaluta Monero, indicate come equivalenti a 3 milioni di dollari. Revolut ha precisato di avere bloccato il mittente dopo l’individuazione dello schema e di avere contattato clienti, autorità e regolatori competenti. La Procura di Reggio Calabria indaga per intrusione in un sistema informatico di pubblico interesse, senza certezze definitive sulla compromissione o clonazione della casella Pec.
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Il controllo delle richieste diventa decisivo
Il Garante per la protezione dei dati personali ha chiesto verifiche immediate agli istituti bancari italiani su eventuali falle e tentativi analoghi. L’azione coinvolge anche l’autorità omologa lituana, poiché la sede legale principale di Revolut è in Lituania. Il caso evidenzia un rischio operativo preciso: una comunicazione ricevuta da un dominio istituzionale può apparire autentica senza garantire, da sola, l’identità di chi controlla realmente la casella.
FAQ
Quanti clienti Revolut sarebbero coinvolti?
Almeno 680 account risulterebbero interessati, secondo le ricostruzioni riportate, con clienti distribuiti in vari Paesi europei.
Quale riscatto chiedono gli hacker?
L’ultimatum pubblicato il 16 settembre 2026 chiedeva 6.000 XMR, equivalenti a 3 milioni di dollari, entro 24 ore.
Quali dati potrebbero essere stati acquisiti?
Documenti d’identità, selfie KYC, indirizzi, dati di conto e cronologie delle transazioni figurano tra le informazioni potenzialmente esposte.
I fondi dei clienti Revolut sono stati colpiti?
Revolut ha dichiarato che sistemi e fondi dei clienti non sono stati toccati dalla frode basata sull’impersonificazione esterna.
Quali fonti sono state analizzate?
La Redazione ha rielaborato con supervisione umana fonti stampa ufficiali e qualificate, includendo un’analisi congiunta di ANSA.it, Adnkronos.it, Asca.it e AGI.it.
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