La notizia in sintesi
- Keith Thomas recupera movimenti e parte del tatto con una neuroprotesi sperimentale.
- Il doppio bypass neurale collega cervello, midollo spinale e corteccia sensoriale.
- Il sistema ha permesso di mangiare, bere e afferrare oggetti delicati.
- Alcuni miglioramenti sono rimasti anche con il dispositivo spento.
Riassunto generato con AI
Il doppio bypass neurale di Keith Thomas
Keith Thomas, uomo di Massapequa, nello Stato di New York, ha recuperato alcuni movimenti delle braccia e delle mani e parte della sensibilità tattile grazie a un impianto cervello-computer sperimentale sviluppato da Northwell Health a Manhasset. Il risultato, descritto sulla rivista Nature Medicine, riguarda un paziente con tetraplegia completa dopo una lesione del midollo spinale causata da un incidente in piscina.
La tecnologia è stata sperimentata durante un trial clinico e punta a superare la lesione trasmettendo i segnali legati all’intenzione di muoversi dal cervello alle aree nervose coinvolte nell’azione e nel tatto. L’obiettivo non è soltanto facilitare il gesto in tempo reale, ma verificare se la stimolazione possa favorire un recupero funzionale più duraturo.
Il caso è rilevante perché le precedenti interfacce cervello-computer avevano ottenuto ripristini parziali del movimento, senza combinare in modo analogo controllo motorio, percezione tattile e possibili effetti persistenti. I ricercatori precisano tuttavia che serviranno studi su più persone e su lesioni differenti prima di definire l’efficacia clinica del metodo.

Come funziona la neuroprotesi sperimentale
Il gruppo guidato dal professor Chad Bouton, dei Feinstein Institutes for Medical Research, ha chiamato il sistema “doppio bypass neurale”. Elettrodi impiantati nel cervello rilevano l’intenzione di muovere gli arti; i segnali vengono poi tradotti in una stimolazione mirata del midollo spinale e delle strutture cerebrali dedicate al tatto.
La stimolazione del midollo spinale, da sola, ha migliorato la capacità di Keith Thomas di piegare i gomiti e portare entrambe le mani al viso. Con il sistema completo, il paziente ha potuto aprire e chiudere la mano, bere da una tazza, alimentarsi senza assistenza e modulare la presa su oggetti fragili, inclusi gusci d’uovo.
I sensori di pressione applicati a mano, dita e pollice rilevano il contatto con gli oggetti e inviano segnali di ritorno al cervello, ricreando la percezione tattile. Dopo un percorso di addestramento, Thomas ha riferito di poter avvertire la mano della sorella e il pelo del suo cane, esperienze che non erano possibili dopo la paralisi.
Secondo i dati riportati, dopo 35 settimane di allenamento la forza del braccio destro è aumentata dell’86% e quella del sinistro del 62%. Una tecnica denominata “cortical mirroring”, basata sui pattern cerebrali associati al contatto immaginato, ha inoltre favorito il ritorno del tatto in un’area del polso rimasta insensibile dopo l’incidente.
Il possibile effetto oltre la stimolazione
L’elemento più significativo non riguarda solo l’assistenza elettronica al movimento. Alcuni benefici sono proseguiti anche quando il dispositivo era spento: la sensibilità recuperata al polso è persistita per oltre due mesi dopo l’interruzione della stimolazione e, in un successivo controllo, i miglioramenti risultavano presenti dopo più di due anni.
Chad Bouton ha definito il risultato “incredibilmente incoraggiante”. La prudenza resta necessaria: non è ancora chiaro quanta funzione motoria e sensoriale possa essere ripristinata nei diversi tipi di lesione midollare, né se i risultati siano replicabili su larga scala.
Se confermato, il doppio bypass potrebbe aprire una strada per restituire maggiore autonomia quotidiana a persone con paralisi grave, integrando riabilitazione, movimento volontario e percezione del contatto.
FAQ
Chi è Keith Thomas?
Sì, è un uomo di Massapequa, New York, con tetraplegia completa dopo una lesione al midollo spinale provocata da un incidente in piscina.
Che cos’è il doppio bypass neurale?
Sì, è una neuroprotesi che legge l’intenzione di movimento nel cervello e stimola insieme midollo spinale e corteccia somatosensoriale primaria.
Quali attività ha recuperato il paziente?
Sì, il sistema gli ha consentito di piegare il gomito, portare le mani al viso, aprire e chiudere la mano, bere e mangiare autonomamente.
Il tatto è tornato anche senza impianto?
Sì, la sensibilità tattile al polso è rimasta per oltre due mesi dopo l’interruzione della stimolazione; ulteriori controlli hanno rilevato benefici persistenti.
Su quali fonti si basa questa ricostruzione?
Sì, il contenuto nasce da un’analisi approfondita e verifica incrociata della nostra Redazione su più fonti: Agenzia ANSA, RaiNews e The Guardian.




