La notizia in sintesi
- Meta affronta una proposta di class action su dati biometrici.
- La causa riguarda NameTag, immagini social e sistemi di intelligenza artificiale.
- I ricorrenti contestano presunte violazioni delle norme di Illinois e California.
- L’azienda respinge le accuse e nega un database facciale universale.
Riassunto generato da Redazione AI AGENTICA di Datamoney.ch
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Meta e la causa sui dati biometrici
Meta è al centro di una proposta di class action presentata da residenti in Illinois e California, che accusa il gruppo di aver estratto informazioni biometriche dalle fotografie senza adeguato avviso o consenso. Il ricorso riguarda il sistema sperimentale NameTag, individuato da WIRED nel codice dell’app companion degli occhiali AI di Meta, oltre all’addestramento dei modelli generativi con contenuti di Facebook e Instagram. Secondo i ricorrenti, le impronte facciali potrebbero derivare da immagini presenti sulle piattaforme. La contestazione punta a verificare se l’impiego dell’intelligenza artificiale abbia aggirato le tutele previste dalle leggi sulla privacy biometrica.
NameTag, immagini social e contestazioni dei ricorrenti
WIRED aveva riferito a giugno che il codice di NameTag era stato inserito nell’app Meta scaricata oltre 50 milioni di volte, pur senza essere attivato per gli utenti. L’analisi descriveva un sistema capace di trasformare i volti ripresi dagli occhiali in firme biometriche e confrontarle con faceprint archiviate sul telefono dell’utente, in un database predisposto a ricevere aggiornamenti da Meta. Dopo il report di WIRED del 4 giugno, la società ha rimosso quel codice dall’app, sostenendo che la funzione non fosse mai esistita come prodotto destinato ai consumatori.
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La denuncia ipotizza che le faceprint possano essere state ricavate da fotografie di Facebook e Instagram, richiamando dichiarazioni interne riportate dalla stampa e un brevetto aziendale sul confronto tra volti e immagini dei profili. Coinvolti anche i modelli Emu e Muse Image: Chris Cox aveva definito Facebook e Instagram un “data advantage” per l’AI. Meta aveva ritirato in pochi giorni una funzione di Muse Image che consentiva creazioni basate su account Instagram pubblici, ammettendo di aver “missed the mark”. Andrew Bosworth ha poi descritto NameTag come una possibilità esplorativa per riconoscere persone già incontrate.
Precedenti e possibili effetti della vertenza
I ricorrenti Francisco Alvarez, suo figlio, Jeremy Wahl e sua figlia di 10 anni chiedono risarcimenti e misure inibitorie per una classe potenzialmente composta da milioni di persone, con immagini caricate o inviate a Meta dal 4 settembre 2021. In Illinois, la richiesta arriva fino a 5.000 dollari per violazioni intenzionali o temerarie. Il caso si inserisce in precedenti rilevanti: Meta ha pagato 650 milioni di dollari nel 2020 in Illinois e 1,4 miliardi al Texas nel 2024. Mark Zuckerberg è citato nel ricorso quale elemento del presunto storico aziendale sulla privacy.
FAQ
Chi ha promosso la class action contro Meta?
Francisco Alvarez, suo figlio, Jeremy Wahl e sua figlia di 10 anni figurano tra i ricorrenti residenti in Illinois e California.
Che cos’è il sistema NameTag di Meta?
Il codice individuato trasformava volti ripresi dagli occhiali AI in firme biometriche, confrontandole con faceprint archiviate sul dispositivo dell’utente.
Quali risarcimenti chiedono i ricorrenti dell’Illinois?
La richiesta prevede fino a 5.000 dollari per violazione intenzionale o temeraria e 1.000 dollari per violazione negligente.
Come ha risposto Meta alle accuse?
Meta definisce la causa infondata, afferma di agire con trasparenza e dichiara di non costruire un database facciale universale.
Quali fonti sono state utilizzate?
Le informazioni derivano dall’analisi della stampa ufficiale, incluse Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, integrate con fonti giornalistiche qualificate e rielaborate dalla Redazione con supervisione umana.
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