La notizia in sintesi
- Huawei Connect Europe 2026 si svolge a Firenze sul tema “Advancing Intelligent & Green Europe”.
- All’evento sono intervenuti Adolfo Urso, Eugenio Giani e Sara Funaro.
- David Wang e Leo Chen hanno illustrato la strategia europea di Huawei; una sessione tecnica ha trattato rete e storage per l’IA.
- Il nuovo framework SCALE organizza in cinque iniziative il sostegno ai partner europei.
Riassunto generato da Redazione AI AGENTICA di Datamoney.ch
Huawei eKit Switch S310-48P4X
Layer 3 Access Switch · 48 porte Gigabit Ethernet con supporto PoE+ · 4 porte SFP+ da 10 Gigabit (uplink)
A Firenze la transizione digitale e verde europea
Huawei ha presentato il framework SCALE per i partner europei a Huawei Connect Europe 2026, aperto il 15 ottobre a Firenze sul tema “Advancing Intelligent & Green Europe”. Secondo l’azienda, il framework nasce per sostenere la transizione digitale e verde dell’Europa. Sono intervenuti Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy, Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana, e Sara Funaro, sindaca di Firenze.
Il programma alla Fortezza da Basso si sviluppa il 15 e 16 ottobre. Secondo Huawei, questa undicesima edizione, successiva a quella di Madrid del 2025, riunisce migliaia di partecipanti tra rappresentanti dell’industria, specialisti e partner internazionali. La pagina ufficiale annuncia oltre 20 keynote e summit, un’esposizione di 2.000 metri quadrati e anteprime di infrastrutture digitali intelligenti.

In sala, tre grandi schermi riportavano il tema dell’incontro e la scritta «HUAWEI CONNECT 2026 • FLORENCE». Accanto agli interventi istituzionali e alle keynote, il programma ha incluso una sessione tecnica sulle infrastrutture necessarie per portare l’IA nelle aziende: reti, sicurezza, gestione energetica e storage.
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David Wang: innovazione e collaborazione con i partner
David Wang, vicepresidente del consiglio di amministrazione e presidente di turno di Huawei, ha dedicato la keynote di apertura al rapporto tra innovazione tecnologica, produttività e collaborazione con le imprese europee. Secondo l’azienda, il proprio ecosistema nella regione comprende oltre 5.000 partner.

Wang ha collegato lo sviluppo dell’IA alle esigenze concrete dei clienti, indicando nella collaborazione aperta il metodo con cui Huawei intende lavorare sul mercato europeo. Nella dichiarazione, tradotta dall’inglese dalla redazione, ha affermato:
“Mentre le transizioni digitale e verde dell’Europa continuano a progredire, Huawei lavora con oltre 5.000 partner per risolvere sfide concrete dei clienti attraverso l’innovazione tecnologica. Il mondo intelligente sta arrivando, più velocemente che mai, e i settori in tutta Europa si stanno preparando a un grande salto di produttività, alimentato dall’IA e da altre tecnologie avanzate. Huawei è stata e resterà in Europa, per l’Europa. Al fianco di clienti e partner, ci impegniamo a una collaborazione aperta per cogliere le opportunità, generare successo condiviso e contribuire a costruire un’Europa più intelligente e più verde.”
Leo Chen e le priorità del mercato europeo
Leo Chen, senior vice president e presidente di Enterprise Sales di Huawei, ha articolato la strategia regionale intorno a due priorità: realizzare prodotti e soluzioni adatti agli scenari industriali locali e mettere i partner nelle condizioni di assistere meglio i clienti europei.
Il riferimento è il sistema “Huawei + Partners”, che l’azienda descrive come un modello di collaborazione centrato sul cliente, sviluppato in anni di innovazione e abilitazione dei partner locali. Chen ha dichiarato, nella traduzione dall’inglese della redazione:
“Huawei è in Europa, per l’Europa. Approfondiamo le esigenze dei clienti locali e trasformiamo la tecnologia in azione per guidare la duplice transizione verde e digitale dell’Europa.”
Il passaggio operativo di questa impostazione è SCALE, presentato come un’estensione della collaborazione esistente, destinata a facilitare l’integrazione delle tecnologie Huawei nelle offerte dei partner e a rafforzarne i servizi.
SCALE: cinque iniziative e gli ospiti dell’industria
Il framework comprende Scenario-based Solutions, dedicata alle soluzioni costruite intorno agli scenari dei clienti; Co-Innovation, per la co-innovazione; Aligned Marketing; Local Service, Consistent Quality; ed Efficient Collaboration. Nelle diapositive, però, “Local Service” e “Consistent Quality” compaiono nella stessa casella: è così che le iniziative tornano a cinque, una per lettera dell’acronimo.

Le diapositive mostrate da Chen specificano alcuni strumenti: Aligned Marketing comprende lanci congiunti di soluzioni e vetrine dimostrative. Local Service, Consistent Quality associa consegna agile e gestione operativa e manutenzione intelligente. Secondo Huawei, l’insieme deve aiutare i partner a innovare sulle esigenze dei clienti, integrare le soluzioni e migliorare le capacità di assistenza.
Sono intervenuti anche, con la propria visione sulla strategia europea della duplice transizione e sulle pratiche dell’industria intelligente, Pierre Francois Rudant, Head of Technology di Auchan Retail; Federico Ascoli, Head of Platforms e membro dell’Extended Group Management Board di Also; Sergio Grassi, Country Manager di Zeliatech e Chief Revenue Officer per Value, Green and Services di Esprinet Group Italy; Marcel Poser, cofondatore di Screening Eagle Technologies.
Gli agenti IA cambiano il traffico di rete
La sessione tecnica su rete e storage è stata condotta da un responsabile delle soluzioni di rete Huawei per l’Europa, con base a Parigi, distinto dai relatori delle keynote. Le diapositive recavano il marchio Huawei Network Summit 2026. Il percorso ha collegato crescita dell’IA, wireless, autonomia operativa, sicurezza, consumi e gestione dei dati.

Il relatore ha citato una previsione IDC di crescita degli investimenti nell’IA di circa il 27% in due anni. Ha descritto un futuro “internet degli agenti”, con circa 900 miliardi di agenti da connettere, equivalenti a circa 100 volte la popolazione mondiale. Secondo il suo intervento, da giugno 2026 il traffico dei bot supera già quello umano.
Per l’infrastruttura, Huawei prospetta un passaggio del traffico nord-sud, diretto da e verso l’esterno dei data center, dal 40% al 50% del totale; quello est-ovest, interno ai centri dati, crescerebbe almeno del 25%. Aumenterebbero anche i dati necessari all’edge e allo storage per l’IA.
Il relatore ha osservato che l’entusiasmo per gli strumenti attuali comprende soluzioni con maturità e prospettive differenti, ma destinate comunque a incidere sulle infrastrutture. Prima dell’inizio della sessione il pubblico era già seduto in sala, sotto un’illuminazione blu e viola e con travi e impianti luce visibili sul soffitto; sugli schermi un avviso invitava a prendere posto e a silenziare i telefoni, e i partecipanti portavano il badge Huawei con la scritta Florence.

Wi-Fi, interferenze e switch aggiornabili con licenze
Huawei dichiara di utilizzare AI Ops, telemetria e reti definite via software da almeno otto anni. Sul wireless, sostiene di aver fornito oltre il 22% dei contributi alla standardizzazione del Wi-Fi 7 e di partecipare già al Wi-Fi 8, senza entrare nei dettagli di quest’ultimo.
Per le interferenze propone ICSSR: pianificazione automatica, gestione del traffico e coordinamento tra access point, così da utilizzare meglio le stesse frequenze. Secondo Huawei, l’automazione associata alla sincronizzazione degli access point è attualmente unica e non ancora prevista da uno standard ufficiale.

Per i campus, Huawei propone switch aggiornabili mediante licenze RTU, Right-To-Use, cioè diritto d’uso. Nell’esempio del relatore, un apparato predisposto per 2,5 Gigabit può passare a 5 o 10 Gigabit acquistando una licenza, senza sostituire l’hardware: una risposta ai cicli di rinnovo che non consentono cambiamenti ogni due-cinque anni.
Secondo il relatore, oggi soltanto circa metà delle imprese utilizza agenti IA; molte li ospitano anche nel campus, non esclusivamente nei data center. La pianificazione deve quindi considerare il traffico generato direttamente nella rete aziendale.
Il copilota di rete e l’automazione a ciclo chiuso
Per la gestione operativa Huawei ha presentato il copilota IA lanciato in Europa. L’azienda lo descrive come uno strumento che segnala proattivamente i problemi agli amministratori, anziché attendere il controllo di un’interfaccia grafica. Telemetria e controller SDN, per le reti definite via software, restano la base delle funzioni.
Secondo il relatore, per ragioni legali la versione europea non utilizza LLM, i modelli linguistici di grandi dimensioni. In America del Sud, Africa, Cina e altri mercati asiatici sono invece disponibili integrazioni, tra cui DeepSeek, per dialogare con l’agente.

L’automazione a ciclo chiuso comprende auto-verifica e interventi correttivi, indicati anche come self-healing. Huawei descrive, per esempio, una gestione delle interferenze Wi-Fi estesa alla rete: l’IA accede al controller ed esegue le azioni necessarie, collegando il rilevamento del problema alla correzione.
Proteggere i flussi degli agenti e le chiavi
La sicurezza deve affrontare, secondo il relatore, agenti capaci di generare traffico in ogni direzione, inclusi quelli sconosciuti o non autorizzati che raggiungono web, server e storage. Huawei dichiara di monitorare oggi i flussi applicativi e punta a riconoscere quelli specifici degli agenti. La proliferazione dei sensori IoT amplia ulteriormente la superficie di attacco.
La telemetria serve anche a identificare terminali e comportamenti inattesi. Huawei attribuisce ad alcuni switch la capacità di rilevare anomalie, allertare e bloccare il traffico in circa 10 secondi, contro circa 30 minuti indicati come tempi tipici. Il relatore ha richiamato attacchi passati attraverso gli impianti di raffreddamento dei supermercati.

Sulla crittografia, il relatore ha affermato che MACsec può essere violata in circa due minuti con strumenti assistiti dall’IA. Ha inoltre attribuito alla crittografia quantistica per dorsali e WAN una resistenza di diverse ore ai tentativi condotti con calcolo quantistico. Per i campus, Huawei ha annunciato crittografia post-quantistica con chiavi generate dentro la rete, anziché da terze parti, per ridurre il rischio di fuga delle chiavi.
Consumi, raffreddamento e reti che rilevano la presenza
Huawei ha affrontato l’efficienza energetica su dispositivi, architettura di rete e operazioni. Per gli apparati dei data center propone raffreddamento a liquido esteso dai processori alle porte e ai moduli ottici SFP/QSFP. Il relatore ha collegato questa scelta ai guasti dei transceiver e alla dissipazione, che possono interrompere il traffico di addestramento dell’IA.
Negli apparati raffreddati ad aria, l’azienda prevede ventole regolate secondo la temperatura. Gli switch NPO eliminano invece i moduli QSFP fra server e switch: secondo Huawei, diminuiscono così calore e potenziali punti di guasto.
La Passive Ethernet Network, PEN, è stata descritta come una tecnologia simile alla CWDM per chi utilizza reti IP. Secondo Huawei, estende la connettività su lunghe distanze con banda dedicata di 10 Gigabit, senza oversubscription e senza richiedere competenze ottiche. Un nucleo centrale e splitter passivi distribuiscono la banda, semplificando l’installazione rispetto alle linee ottiche passive tradizionali. Huawei indica una capacità fino a 2.000 stanze e cita un campus francese che serve quasi 5.000 dipendenti.
Sul piano operativo, l’azienda dichiara che la telemetria energetica in tempo reale permette di spegnere porzioni della rete mantenendo un access point in standby. Il CSI, Channel State Information, rileva la presenza attraverso le riflessioni radio: integrato con mappa digitale e controller, può risvegliare la rete all’ingresso di una persona, anche senza la connessione di un dispositivo.
Data center e WAN: dimensionamento e interconnessione
Per i data center, Huawei presenta un progetto dimensionato fino a 128.000 GPU. Il relatore ha insistito sul “fino a” e scherzato offrendo uno champagne a chi trovasse un cliente di quelle dimensioni. Per i data center NPO dedicati all’IA, l’azienda indica una riduzione del 40% delle porte di interconnessione grazie all’eliminazione dei moduli QSFP.
Per i centri dati di uso generale Huawei propone rilevamento dei guasti sui dati e instradamento automatico del traffico. Gli algoritmi non sono stati illustrati per mancanza di tempo.
Nell’interconnessione geografica, Huawei dichiara una perdita di efficienza inferiore al 5% su 1.000 chilometri, attribuita a una modulazione del segnale migliorata. Ai router di bordo assegna inoltre una funzione di “zero fuga di dati”: secondo l’azienda, l’IA individua qualsiasi traffico sensibile in uscita non autorizzato.
Storage per l’IA: DME, OceanStore e KV cache
Il Data Management Engine, DME, è presentato da Huawei come nativamente compatibile con Dorado e OceanStore. Secondo l’azienda, recupera i dati in pochi secondi mediante ricerca ibrida multimodale, combinando ricerca vettoriale e grafica per ottimizzare il recupero dei token negli scenari di KV cache.
Per l’acquisizione dei dati, Huawei dichiara una capacità di elaborare 100 TB in un armadio in 10 ore, consumando 20 kW contro i 100 kW attribuiti ad altri fornitori. L’azienda collega il risultato a maggiore densità e minori consumi. DME, aggiunge Huawei, recupera dati da data center, edge e cloud e gestisce più centri senza richiedere un motore separato per ciascun sito, costruendo uno storage ibrido sopra un data lake.
Unified Cache Manager conserva i dati della KV cache. Secondo Huawei, OceanStore A800, già disponibile, e il prossimo OceanStore A600 supportano questa funzione e possono operare anche come storage tradizionale. Le ottimizzazioni della cache ridurrebbero fino al 90% il tempo al primo token e permetterebbero di evitare fino al 50% del ricalcolo ripetuto, a seconda della GPU e degli altri fattori.
Huawei attribuisce inoltre maggiore throughput allo spostamento dell’I/O sulle DPU, evitando la latenza della CPU e rispondendo alle elevate richieste di IOPS. Il disegno delle reti data center viene descritto come allineato a queste architetture.
La gestione proposta comprende storage, rete e calcolo, pur con le GPU Huawei non disponibili in Europa, come ha ricordato il relatore. DME dialoga con il controller SDN; DCS, soluzione di virtualizzazione, può gestire entrambi. Secondo Huawei, questo coordinamento consente alla rete di rimodellarsi quando emergono problemi nello storage.
Le cinque famiglie della rete Stellar
La diapositiva “Stellar Intelligent Network, Powering Agentic Europe” ha riunito il portafoglio sotto le piattaforme di gestione iMaster NCE e NetMaster. Per i data center, Stellar Intelligent Fabric 2.0 comprende CloudEngine XH16800, CloudEngine XH9000, CloudEngine 9800 e CloudEngine 8800.
La famiglia geografica Stellar Intelligent WAN include NetEngine 8000E X, NetEngine 8000E M, NetEngine 8000E F, NetEngine XH e NetEngine A800 E. Per il campus, Stellar Intelligent Campus Network affianca gli access point AirEngine Wi-Fi 7 agli switch CloudEngine S16700, CloudEngine S8700, CloudEngine S6700 e CloudEngine S5700.
La sicurezza è raccolta nella famiglia Stellar Network Security, con HiSecEngine USG12000F e HiSecEngine USG6000G. Alle piccole e medie imprese si rivolge Stellar Intelligent eKit SME Network, che comprende eKitEngine DF10, eKitEngine AP271H-P, eKitEngine AP362H, eKitEngine AP673H, eKitEngine AR580 ed eKitEngine S770.
Per chi gestisce le infrastrutture, i temi affrontati indicano un percorso di valutazione concreto: verificare il traffico degli agenti nel campus e nei data center, misurare le interferenze wireless, coordinare telemetria e sicurezza, pianificare consumi e crittografia. Sullo storage, il passaggio operativo è misurare tempi al primo token e ricalcolo, insieme al coordinamento tra DME, controller SDN e DCS: le metriche su cui confrontare le prestazioni dichiarate con le esigenze delle singole applicazioni.
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