La notizia in sintesi
- A Firenze, Huawei Connect dedica una sessione a reti e storage per l’infrastruttura guidata dall’intelligenza artificiale.
- Huawei presenta aggiornamenti wireless, gestione proattiva della rete e protezione dei flussi generati dagli agenti.
- La strategia energetica comprende raffreddamento a liquido, reti passive e accensione degli apparati basata sulla presenza.
- Per lo storage, Huawei collega DME e KV cache alla riduzione dei tempi di risposta dell’IA.
Riassunto generato da Redazione AI AGENTICA di Datamoney.ch
Huawei eKit Switch S310-48P4X
Layer 3 Access Switch · 48 porte Gigabit Ethernet con supporto PoE+ · 4 porte SFP+ da 10 Gigabit (uplink)
A Firenze, reti e storage al centro della sessione
Reti e storage devono adattarsi al traffico degli agenti IA: è il tema della sessione di Huawei Connect 2026 dedicata all’infrastruttura guidata dall’intelligenza artificiale. L’evento si svolge il 15 e 16 ottobre alla Fortezza da Basso di Firenze, dopo l’edizione di Madrid del 2025. Per amministratori e progettisti, la presentazione collega capacità di trasporto, sicurezza, consumi e accesso ai dati.

Secondo Huawei, questa undicesima edizione comprende oltre 20 keynote e summit su IA, trasformazione digitale e crescita sostenibile, con 2.000 metri quadrati espositivi e anteprime di infrastrutture digitali intelligenti.
Prima dell’avvio, il pubblico è già seduto nella sala scura, illuminata di blu e viola. Travi e strutture dell’illuminazione restano visibili sul soffitto; sugli schermi compare l’invito a prendere posto e silenziare i telefoni.
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La sessione è presentata da un responsabile delle soluzioni di rete Huawei per l’Europa, con base a Parigi. Le diapositive riportano il marchio Huawei Network Summit 2026; sul palco compare il logo dell’azienda.
I badge dei partecipanti portano la scritta Florence. L’intervento attraversa campus, data center e reti geografiche, fino alla gestione coordinata dello storage: non soltanto collegamenti più veloci, quindi, ma operazioni e protezione dei dati.

Gli agenti cambiano origine e direzione del traffico
Il relatore descrive la transizione verso un “internet degli agenti”, nel quale cresce la comunicazione fra software. Citando IDC, indica investimenti nell’IA in aumento di circa il 27% in due anni; prospetta inoltre circa 900 miliardi di agenti da connettere, circa 100 volte la popolazione mondiale.
Secondo il rappresentante Huawei, da giugno 2026 il traffico dei bot supera quello umano. Nelle proiezioni illustrate dal palco, la quota nord-sud, diretta verso l’esterno dei data center o proveniente dall’esterno, passa dal 40% al 50%; quella est-ovest, interna, cresce almeno del 25%.

Huawei collega l’aumento complessivo dei dati anche all’edge e allo storage per l’IA. Secondo il relatore, circa metà delle imprese impiega agenti e molte li ospitano nei campus: parte della domanda di banda nasce dunque fuori dai data center. Lo stesso intervento distingue l’entusiasmo attuale dalla maturità degli strumenti: non tutti dureranno, pur contribuendo alla trasformazione infrastrutturale.
Wireless, licenze RTU e famiglie per il campus
La strategia presentata unisce innovazioni wireless, autonomia operativa, sicurezza, efficienza energetica e storage per l’IA. L’infografica organizza questi temi insieme alle tendenze del traffico, mettendo in relazione rete e disponibilità dei dati.
Huawei dichiara di utilizzare AI Ops, telemetria e reti definite via software da almeno otto anni. Sul wireless rivendica oltre il 22% dei contributi alla standardizzazione Wi-Fi 7 e una partecipazione al Wi-Fi 8, senza approfondire quest’ultima.

ICSSR combina pianificazione automatica, gestione del traffico e coordinamento anti-interferenza fra access point. Secondo Huawei, sincronizzazione e automazione permettono di trasportare più traffico sulle stesse frequenze; l’azienda descrive l’automazione come unica e non ancora coperta da uno standard ufficiale.
Per i campus con rinnovi lunghi, Huawei propone licenze RTU, Right-To-Use: nell’esempio illustrato, uno switch predisposto per 2,5 Gigabit può passare a 5 o 10 Gigabit acquistando il diritto d’uso, senza sostituzione hardware.
La diapositiva intitolata “Stellar Intelligent Network, Powering Agentic Europe” colloca iMaster NCE e NetMaster sopra le famiglie di prodotto. Stellar Intelligent Campus Network comprende access point AirEngine Wi-Fi 7 e CloudEngine S16700, S8700, S6700 e S5700. Per le piccole e medie imprese, Stellar Intelligent eKit SME Network riunisce eKitEngine DF10, AP271H-P, AP362H, AP673H, AR580 e S770.
Il copilota di rete e l’automazione correttiva
Huawei presenta un copilota IA lanciato in Europa per avvertire proattivamente gli amministratori, anziché attendere la consultazione di un’interfaccia. Secondo l’azienda, telemetria e controller SDN restano la base del sistema; avvisi e azioni proattive ne caratterizzano l’impiego operativo.
Il relatore attribuisce a motivi legali l’assenza di LLM nel copilota europeo. In America del Sud, Africa, Cina e altri mercati asiatici, riferisce invece la disponibilità di integrazioni con modelli come DeepSeek, utilizzabili per dialogare con l’agente.
L’automazione a ciclo chiuso comprende auto-verifica e funzioni di “self-healing”, secondo la terminologia usata nella presentazione. Huawei descrive un’IA capace di accedere al controller ed eseguire correzioni, inclusa la gestione delle interferenze Wi-Fi sull’intera rete.
Proteggere gli agenti e preparare la crittografia
Il responsabile Huawei prevede flussi degli agenti “da ovunque verso ovunque”, anche da software sconosciuti o non autorizzati verso web, server e storage. L’azienda dichiara di monitorare oggi il traffico applicativo e punta a riconoscere in futuro i flussi specifici degli agenti.
Per gli asset, Huawei propone di confrontare comportamenti e terminali collegati attraverso la telemetria. Secondo il relatore, alcuni switch possono individuare anomalie, allertare e bloccare il traffico in circa 10 secondi, contro circa 30 minuti indicati come tipici. L’esempio citato riguarda intrusioni attraverso impianti di raffreddamento dei supermercati.
Sulla crittografia, il relatore sostiene che MACsec possa essere violata in circa due minuti con strumenti assistiti dall’IA e che la crittografia quantistica per dorsali e WAN possa resistere diverse ore a tentativi con calcolo quantistico.
Per i campus, Huawei presenta crittografia post-quantistica con chiavi generate nella rete anziché da terzi, dichiarando l’obiettivo di evitarne la fuga. Agenti e proliferazione dei sensori IoT sono i fronti di esposizione indicati. Nella famiglia Stellar Network Security, la diapositiva include HiSecEngine USG12000F e USG6000G, senza approfondirne qui le differenze.
Energia: dal raffreddamento alla presenza nelle stanze
Huawei propone raffreddamento a liquido per processori, porte e moduli ottici SFP/QSFP degli apparati di rete dei data center. L’obiettivo dichiarato è contenere dissipazione e guasti dei transceiver, che possono interrompere il traffico di addestramento. Negli apparati ad aria, l’azienda indica ventole regolate in base alla temperatura.
Secondo Huawei, gli switch NPO eliminano i moduli QSFP fra server e switch, riducendo calore e possibili punti di guasto. A livello di architettura, la Passive Ethernet Network, PEN, viene descritta come simile alla CWDM per chi opera sulle reti IP.
L’azienda attribuisce a PEN collegamenti su lunghe distanze con 10 Gigabit dedicati, senza oversubscription né necessità di competenze ottiche. La distribuzione impiega un nucleo e splitter passivi; Huawei la presenta come più semplice delle linee ottiche passive tradizionali. Dichiara fino a 2.000 stanze raggiungibili e cita un campus francese con quasi 5.000 dipendenti.
Sul piano operativo, secondo Huawei, la telemetria energetica in tempo reale consente di spegnere parti della rete lasciando un access point in standby. Il CSI, Channel State Information, rileva la presenza dalle riflessioni radio; integrato con mappa digitale e controller, permette di risvegliare la rete all’ingresso di una persona, senza aspettare la connessione di un dispositivo.
Data center e WAN: scala e interconnessione
Huawei indica per la propria architettura data center una capacità progettuale fino a 128.000 GPU. Il relatore insiste sull’espressione “fino a”, scherzando sull’offerta di champagne a chi trovasse un cliente di quella dimensione.
Per i data center IA NPO, Huawei dichiara una riduzione del 40% delle porte di interconnessione grazie all’eliminazione dei QSFP. Per quelli generalisti descrive rilevamento dei guasti sui dati e instradamento automatico, senza illustrare gli algoritmi per mancanza di tempo.
Stellar Intelligent Fabric 2.0 riunisce CloudEngine XH16800, XH9000, 9800 e 8800. Sul versante geografico, Stellar Intelligent WAN comprende NetEngine 8000E X, 8000E M, 8000E F, XH e A800 E.
Per l’interconnessione Huawei dichiara una perdita di efficienza inferiore al 5% su 1.000 chilometri mediante modulazione migliorata. Ai router di bordo attribuisce inoltre l’obiettivo di “zero fuga di dati”: identificare con l’IA traffico sensibile in uscita non autorizzato.
Storage per l’IA: DME, KV cache e primo token
DME, Data Management Engine, viene presentato da Huawei come nativamente compatibile con Dorado e OceanStore. Secondo l’azienda, recupera dati in pochi secondi mediante ricerca ibrida multimodale, vettoriale e grafica, per ottimizzare il recupero dei token negli scenari di KV cache.
Huawei dichiara di poter “digerire” 100 TB in un armadio in 10 ore consumando 20 kW, contro 100 kW attribuiti ad altri fornitori, con maggiore densità. DME, secondo l’azienda, recupera dati da data center, edge e cloud con gestione multisito, senza un motore separato per ciascuna sede, per storage ibrido sopra un data lake.
Unified Cache Manager conserva i dati della KV cache. Huawei indica OceanStore A800 come disponibile e A600 come prossimo prodotto: entrambi supportano KV cache e impiego come storage tradizionale.
Le ottimizzazioni, dichiara Huawei, riducono fino al 90% il tempo al primo token e fino al 50% il ricalcolo ripetuto, secondo GPU e altri fattori. Spostare l’I/O sulle DPU aumenterebbe il throughput evitando la latenza della CPU e rispondendo a richieste elevate di IOPS; l’azienda dichiara allineata l’architettura di rete.
Huawei propone infine gestione comune di storage, rete e calcolo, precisando che le proprie GPU non sono disponibili in Europa. DME dialoga con il controller SDN e DCS, soluzione di virtualizzazione, può gestire entrambi: secondo l’azienda, la rete può così riconfigurarsi davanti a problemi dello storage. Per chi progetta queste infrastrutture, il punto operativo è verificare insieme integrazione, vincoli regionali e benefici misurabili su latenza, ricalcolo e consumi.
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