La notizia in sintesi
- Anthropic paga 1,5 miliardi per libri piratati, non per l’addestramento dell’IA.
- Il giudice William Alsup ha ritenuto lecito l’addestramento sui testi protetti.
- Il fair use resta il criterio decisivo nelle cause sul copyright e l’intelligenza artificiale.
- Le decisioni iniziali influenzano il settore, ma il quadro giudiziario non è ancora definitivo.
Riassunto generato con AI
Copyright e IA, il caso Anthropic
Anthropic è al centro di una decisione giudiziaria che chiarisce uno dei nodi più rilevanti tra intelligenza artificiale e copyright negli Stati Uniti: la distinzione tra l’addestramento dei modelli sui contenuti protetti e l’acquisizione illegale di tali contenuti. Il giudice William Alsup ha ordinato alla società di versare un accordo da 1,5 miliardi di dollari a un gruppo di scrittori le cui opere erano state impiegate per addestrare modelli di IA.
La somma, tra le più elevate in una controversia di copyright legata all’IA, non è stata però collegata all’uso dei libri per il training in quanto tale. Secondo quanto riportato da TechCrunch, la sanzione ha riguardato il reperimento delle opere attraverso biblioteche online illegali, spesso definite shadow libraries.
Il motivo della rilevanza del caso è proprio questo: Alsup ha considerato lecito l’addestramento dell’intelligenza artificiale, separando la questione tecnologica dalla violazione connessa alla pirateria. La lettura della sentenza offre alle imprese del settore un riferimento favorevole, pur imponendo maggiore attenzione alla provenienza dei dati utilizzati.
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Nel motivare il proprio ragionamento, il giudice ha paragonato il processo di apprendimento dei grandi modelli linguistici a quello di uno scrittore che studia la letteratura per produrre un’opera differente. Alsup ha scritto: “Come ogni lettore che aspira a diventare scrittore, i LLM di Anthropic si sono addestrati sulle opere non per replicarle o sostituirle, ma per creare qualcosa di diverso”.
La controversia arriva mentre tribunali e aziende devono applicare norme sul diritto d’autore che non sono state aggiornate dal 1976. Il risultato è un insieme di decisioni ancora frammentarie, ma già capaci di orientare le strategie delle società che sviluppano modelli generativi.
Fair use e concorrenza diretta
Per Cathy Gellis, avvocata esperta di proprietà intellettuale, copyright e tecnologia, la sentenza può essere letta come una notizia più favorevole alle aziende di IA che agli autori. Il punto centrale, ha spiegato a TechCrunch, è l’analogia tra l’uso di un’opera per apprendere e la sua riproduzione: il copyright tutela principalmente contro la copia, non contro la lettura, il consumo o l’esperienza di un contenuto.
Gellis ha sottolineato che il dibattito è complesso e segnato da posizioni molto polarizzate. La dimensione dell’accordo, pari a 1,5 miliardi di dollari, appare significativa sul piano economico e simbolico; tuttavia, l’avvocata osserva che Anthropic prevede ricavi annuali per circa 200 miliardi di dollari entro il 2028.
Il riferimento normativo più discusso è il fair use, eccezione che può consentire l’uso di materiali protetti senza autorizzazione esplicita in contesti come critica, parodia, istruzione e altre finalità. Per stabilire se l’uso sia legittimo, i giudici valutano lo scopo e la natura dell’impiego, la quantità di opera utilizzata e l’effetto sul mercato originale.
Jason Henderson, Senior Attorney e fondatore della IP & Media Practice di JWL International, ha evidenziato che il diritto non ha ancora raggiunto la complessità dell’addestramento su grandi quantità di dati. Secondo Henderson, le corti tendono a essere più severe quando l’uso di contenuti altrui serve a costruire un prodotto in concorrenza diretta con il titolare dei diritti.
Questa impostazione emerge nella causa tra Thomson Reuters e Ross Intelligence. La società media e tecnologica ha contestato alla società di ricerca la copia dei propri contenuti per realizzare una piattaforma legale basata sull’IA e concorrente.
Il giudice Stephanos Bibas ha ritenuto che l’uso da parte di Ross non fosse trasformativo, perché privo di uno scopo ulteriore o di un carattere diverso rispetto a quello di Thomson Reuters. In quel procedimento, quindi, l’addestramento su contenuti protetti per creare un servizio concorrente non è stato considerato fair use.
Gli autori potrebbero sostenere che i chatbot competano con loro quando generano nuovi libri sintetici a partire da opere preesistenti. Questa tesi, però, non ha ancora prevalso in tribunale. Le cause in corso dovranno definire se e quando l’output di un modello possa incidere concretamente sul mercato delle opere originali.
Opere generate dall’IA e prossime cause
Il copyright legato all’IA non riguarda soltanto i dati impiegati per addestrare i modelli. Riguarda anche la proteggibilità delle opere prodotte con questi strumenti. Nel caso Thaler v. Perlmutter, il tribunale ha stabilito che un’opera generata al 100% dall’intelligenza artificiale non può essere protetta dal copyright.
La decisione apre una questione pratica: distinguere con certezza un’opera interamente automatizzata da un contenuto creato dall’uomo con assistenza tecnologica. Gellis ha richiamato l’esempio di un romanzo scritto con Microsoft Word e corretto con il controllo ortografico: l’uso dello strumento non attribuisce a Word la proprietà dell’opera.
Per le aziende di IA, la conseguenza immediata è che ignorare le sentenze iniziali sarebbe rischioso. Le decisioni possono essere modificate da altri tribunali o da fasi successive delle cause, ma nel frattempo incidono sui modelli di raccolta dati, sulle licenze e sulle valutazioni legali delle imprese.
FAQ
Perché Anthropic pagherà 1,5 miliardi?
Sì, l’accordo riguarda libri ottenuti da biblioteche online illegali, non l’addestramento dei modelli di IA considerato lecito dal giudice.
Il training dell’IA sui libri è legale?
Sì, nel caso esaminato dal giudice William Alsup, l’addestramento è stato ritenuto un uso differente dalla copia o dalla sostituzione delle opere.
Che cosa significa fair use?
Sì, è un’eccezione al copyright che può autorizzare usi senza permesso, valutando finalità, quantità impiegata e impatto sul mercato dell’opera.
Quale caso riguarda Thomson Reuters?
Sì, Ross Intelligence è stata giudicata non trasformativa nell’uso dei contenuti di Thomson Reuters per una piattaforma legale concorrente basata sull’IA.
Come è stata verificata questa analisi?
Sì, il contenuto nasce da un’analisi approfondita e da una verifica incrociata della nostra Redazione su numerose fonti, tra cui TechCrunch, con supervisione umana prima della pubblicazione.
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