Quali sono i Paesi dove il Data Journalism, finora, ha avuto più fortuna? Al di là degli Usa, la risposta indica Brasile e Spagna.
Nel Paese sudamericano, una delle firme che ha portato alla ribalta il nuovo modo di fare giornalismo è quella di Marcelo Suares. Il tutto è nato, come spesso capita, facendo di necessità virtù.
Il Data Journalism, infatti, è stato applicato per far fruttare al massimo, si era negli anni Novanta, i pochi dati pubblici permessi all’epoca dal governo nazionale. Più tardi, invece, con una democrazia più consolidata, Soares e i suoi adepti hanno indagato sulle attività parlamentari nonchè sullo stato delle carceri per testate come Transparency e O Globo.
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In Europa, invece, come accennavamo, la lezione di Philip Mayer, colui il quale si reputa il papà del Data Journalism avendolo teorizzato nel 1969 nel libro ‘Precision Journalism’, è stata fatta propria prima di tutti dagli spagnoli. Anche qui spicca un nome sugli altri: José Luis Dader, professore universitario a Madrid, che ha organizzato dei corsi specifici per i suoi allievi negli anni Duemila e collaborato fattivamente per El Pais.
Segno che il nuovo sistema di dare risalto alle notizie sfruttando i dati e le elaborazioni digitali è molto apprezzato e serve a rendere un servizio migliore alla democrazia, anche laddove non sempre si dimostra forte.
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