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Caso Signorini, come una svolta sull’indagine può cambiare lo scontro online

Caso Signorini, come una svolta sull’indagine può cambiare lo scontro online

30 Gennaio 2026

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Indagine su Google e colossi del web

Gli avvocati Domenico Aiello e Daniela Missaglia, difensori di Alfonso Signorini, hanno espresso «siamo decisamente soddisfatti» per la decisione della Procura di Milano di aprire un’indagine nei confronti dei vertici di Google Ireland e Google Italia per i reati di ricettazione e concorso in diffamazione. Il caso nasce dalle denunce legate al progetto digitale “Falsissimo”, riconducibile a Fabrizio Corona, indicato come perno di un presunto sistema illecito di pubblicazione di contenuti diffamatori e documenti acquisiti in modo irregolare.

I legali annunciano che verrà richiesta un’estensione dell’iniziativa giudiziaria anche verso altre piattaforme come YouTube, Meta e TikTok, ritenute parte di un ecosistema che, secondo l’accusa, avrebbe tratto vantaggio economico dalla diffusione di tali materiali. In questa prospettiva, il cuore della contestazione riguarda il ruolo attivo o passivo dei colossi del web nella gestione dei contenuti caricati dagli utenti e le responsabilità che ne derivano sul piano penale e civilistico.

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Il procedimento milanese, ancora in fase iniziale, si colloca in un contesto europeo in cui il tema della responsabilità delle piattaforme è al centro del dibattito normativo, anche alla luce del Digital Services Act, che impone maggiori obblighi di controllo, trasparenza e risposta alle segnalazioni di contenuti illeciti.

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Responsabilità delle piattaforme e diritti violati

Nella loro nota, gli avvocati Aiello e Missaglia sostengono che non sia ammissibile, «neanche per i colossi del web», limitare l’accesso alle tutele giudiziarie di fronte a condotte ritenute gravemente illecite. Secondo i difensori, operatori come Google, Meta, YouTube e TikTok generano ricavi «superiori al nostro Pil» e, attraverso strutture societarie complesse e procedure di segnalazione ritenute eccessivamente rigorose, renderebbero difficoltoso se non quasi inaccessibile l’esercizio dei diritti di chi chiede la rimozione di notizie false o documenti acquisiti illegalmente.

La corrispondenza con questi soggetti, denunciano i legali, assumerebbe spesso «toni dilatori e pilateschi», con rinvii a procedure automatizzate o interlocutori di comodo, mentre il danno alla reputazione delle persone e i ricavi pubblicitari delle piattaforme continuerebbero a crescere giorno dopo giorno. Secondo la ricostruzione difensiva, le multinazionali avrebbero operato una scelta industriale precisa: accettare consapevolmente il rischio di ospitare contenuti prodotti da soggetti «spregiudicati e pregiudicati» anziché investire risorse significative in strutture capaci di una verifica rapida ed efficace.

In questo scenario, il confine tra mera ospitalità tecnica e responsabilità editoriale si fa sempre più sottile, soprattutto quando, come lamentato nel caso Signorini, verrebbero ignorate persino ordinanze di giudici civili che impongono l’oscuramento di specifici contenuti.

Web, effetto criminogeno e tutela della reputazione

Il caso “Falsissimo” viene indicato dagli avvocati come esempio emblematico di come il web possa trasformarsi in uno «strumento a disposizione dei malintenzionati, letale, criminogeno, che si vuole ad ogni costo deresponsabilizzato». Nonostante ripetute e documentate richieste di rimozione e oscuramento, i legali sostengono che i contenuti contestati siano rimasti online, continuando a generare visualizzazioni, entrate pubblicitarie e quote per l’autore delle presunte condotte illecite.

Viene criticata la logica per cui, a fronte di miliardi di flussi e inserzioni quotidiane, produttivi di «ricavi e utili fantasmagorici», le piattaforme non destinerebbero una parte rilevante di tali utili alla creazione di un vero apparato etico e tecnologico in grado di prevenire in tempo reale la pubblicazione di contenuti lesivi dei diritti altrui. Nel caso specifico, si parla di un «palcoscenico senza controlli o condizioni», che consentirebbe la reiterazione delle stesse condotte e l’aggravamento degli effetti del reato, con reputazioni rovinate e, talvolta, vite personali distrutte.

Il dibattito sollevato tocca un nodo cruciale per l’ecosistema digitale: come conciliare libertà di espressione, modello di business basato sull’engagement e dovere di proteggere la dignità, la privacy e l’onore delle persone, in un contesto in cui le decisioni delle big tech incidono quotidianamente sul tessuto sociale e democratico.

FAQ

D: Chi sono i protagonisti principali della vicenda?
R: I protagonisti principali sono Alfonso Signorini, i suoi legali Domenico Aiello e Daniela Missaglia, e i vertici di Google Ireland e Google Italia.

D: Quali reati vengono ipotizzati dalla Procura di Milano?
R: L’indagine riguarda le ipotesi di ricettazione e concorso in diffamazione a carico dei vertici di Google.

D: Che ruolo ha il progetto “Falsissimo”?
R: “Falsissimo”, collegato a Fabrizio Corona, è indicato come canale di diffusione di contenuti ritenuti illeciti e diffamatori.

D: Perché vengono chiamate in causa anche YouTube, Meta e TikTok?
R: I legali sostengono che anche YouTube, Meta e TikTok abbiano tratto vantaggio dalla permanenza online dei contenuti contestati.

D: Qual è la principale critica rivolta alle piattaforme?
R: La critica è di rendere difficile la rimozione di contenuti illeciti tramite procedure complesse e risposte dilatorie, privilegiando i ricavi rispetto alla tutela dei diritti.

D: Cosa si intende per effetto “criminogeno” del web?
R: Si intende la capacità della rete di amplificare e rendere sistematiche condotte illecite, offrendo visibilità e ritorni economici a chi le compie.

D: Qual è il nodo giuridico più delicato?
R: Stabilire fino a che punto le piattaforme siano semplici hosting provider o assumano una responsabilità editoriale sui contenuti ospitati.

D: Qual è la fonte principale delle dichiarazioni riportate?
R: La fonte originale è la nota diffusa dagli avvocati Domenico Aiello e Daniela Missaglia in difesa di Alfonso Signorini.

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