La notizia in sintesi
- Il 74% delle PMI svizzere utilizza o testa l’intelligenza artificiale.
- Il 47% prevede risparmi di tempo senza riduzioni dell’organico.
- Due terzi non ritengono necessario modificare il proprio modello operativo.
- Lo studio ha coinvolto 336 PMI svizzere tra l’11 e il 18 marzo 2026.
Riassunto generato da Redazione AI AGENTICA di Datamoney.ch
Le piccole e medie imprese svizzere stanno integrando l’intelligenza artificiale nelle attività quotidiane, ma non si attendono effetti radicali né sull’occupazione né sui modelli aziendali. È quanto emerge dallo studio sul mercato del lavoro 2026 commissionato da AXA e realizzato dall’istituto di ricerca Sotomo, che ha interpellato 336 PMI della Svizzera tedesca e romanda dall’11 al 18 marzo.
Secondo la ricerca, il 35% delle imprese impiega già l’IA nei propri processi, mentre il 39% la sta sperimentando. Il restante 26% non la utilizza. Il dato complessivo indica una sostanziale stabilità rispetto all’anno precedente, dopo la crescita registrata tra il 2024 e il 2025, quando la quota delle aziende che testavano o usavano la tecnologia era salita dal 55% al 71%.
La ricerca è consultabile nella relazione sullo studio 2026, disponibile in tedesco. AXA ha inoltre pubblicato le informazioni per i media nella propria pagina media.
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Dalle traduzioni all’analisi dei dati
Gli utilizzi più comuni dell’intelligenza artificiale restano legati alla lingua e alla comunicazione. Il 47% delle PMI la usa per traduzioni, il 42% per la corrispondenza e il 35% per elaborare testi pubblicitari. L’adozione, tuttavia, si sta estendendo anche ad altre funzioni operative.
La quota di imprese che impiega l’IA per ottimizzare le fasi di lavoro è passata dal 23% nel 2024 al 35%. L’analisi dei dati è salita dal 22% al 34%, mentre la creazione di immagini è aumentata dal 21% al 28%. I dati sull’evoluzione dell’uso degli strumenti sono illustrati anche in un’infografica sul confronto temporale.
Più limitato, invece, l’impiego nei servizi rivolti direttamente alla clientela. La pubblicità personalizzata si ferma al 16% e l’assistenza clienti al 17%, senza superare i livelli del 2024. Nel comunicato, AXA collega questa cautela al rischio reputazionale e alla possibilità che i destinatari riconoscano contenuti generati dall’intelligenza artificiale.
«Il timore di probabili allucinazioni e di un comportamento incontrollato dell’IA è ancora grande», afferma Kathrin Braunwarth, responsabile DTI di AXA Svizzera.
Il tema dell’intervento umano resta quindi centrale soprattutto nelle comunicazioni esterne. L’azienda richiama il principio “Human in the loop”, cioè la supervisione di una persona come ultimo passaggio di controllo prima della diffusione di un contenuto.
Efficienza senza tagli attesi
Le imprese che hanno maturato esperienza con l’IA non associano automaticamente il guadagno di produttività a una riduzione del personale. Il 47% prevede di poter accorciare i tempi di lavoro senza conseguenze sull’organico; il 12% ritiene invece possibile rinunciare in futuro a parte dei dipendenti. Secondo lo studio, queste percentuali sono rimaste stabili nei tre anni di rilevazione.
«Le PMI ritengono quindi che risparmiare tempo grazie all’IA non implichi il taglio di posti di lavoro, bensì comporti uno sfruttamento più efficiente delle risorse esistenti. La domanda decisiva è come sia possibile per le aziende raggruppare i tanti piccoli incrementi di efficienza di ogni singolo individuo ottenendo un vero valore aggiunto. Questo sarà uno dei compiti dirigenziali più impegnativi dei prossimi anni», afferma Kathrin Braunwarth.
Un’infografica sull’influsso dell’IA sul lavoro in azienda accompagna i risultati diffusi da AXA.
Opportunità percepite, ma prudenza strategica
Il 41% delle PMI considera gli sviluppi dell’IA un’opportunità per la propria attività, mentre il 15% li vede come una minaccia. Il 44% non assume una posizione definita. La percezione cambia in base alla dimensione aziendale: l’IA è valutata come opportunità dal 49% delle medie imprese e dal 41% delle grandi PMI, contro il 33% delle piccole realtà.
«Ciò potrebbe dipendere dal fatto che le imprese più grandi hanno spesso maggiori capacità di integrazione delle nuove tecnologie rispetto alle microimprese. Chi già utilizza l’IA e sperimenta vantaggi concreti ha probabilmente anche un atteggiamento più positivo nei confronti della tecnologia», afferma Kathrin Braunwarth.
Due terzi delle aziende intervistate non ritengono che l’intelligenza artificiale produrrà cambiamenti fondamentali nel lavoro. La quota di chi si aspetta trasformazioni profonde raggiunge il 32% nel terziario e il 24% nel manifatturiero; tra le grandi PMI arriva al 37%.
Una prudenza analoga emerge sul piano organizzativo. Il 31% delle imprese pensa che l’IA renda necessario adeguare il modello operativo, mentre quasi due terzi non vedono questa esigenza. La percentuale sale al 42% tra le grandi PMI e scende al 23% tra le piccole imprese.
«Anche in questo caso appare evidente che nelle aziende di grandi dimensioni l’uso dell’IA è molto avanzato e che le PMI del settore terziario vi abbiano maggiormente a che fare», afferma Kathrin Braunwarth di AXA. «La maggior parte delle PMI svizzere tuttavia continua evidentemente a ritenere che l’IA sia in grado di ottimizzare le procedure esistenti, senza mettere sostanzialmente in discussione il modello operativo».
AXA Svizzera ha sede a Winterthur, presso General-Guisan-Strasse 40. La notizia è stata rilanciata anche da Assodigitale.it, disponibile inoltre all’indirizzo www.assodigitale.it e nella versione con barra finale del sito.
FAQ
Quante PMI svizzere usano l’intelligenza artificiale?
Il 35% la integra nei processi aziendali e il 39% la sta testando, per un totale del 74% delle PMI intervistate.
Quali sono gli usi più diffusi dell’IA?
Traduzioni al 47%, corrispondenza al 42% e testi pubblicitari al 35% sono le applicazioni più frequenti rilevate dallo studio.
L’IA porterà tagli del personale nelle PMI?
Il 47% prevede tempi di lavoro ridotti senza effetti sull’organico, mentre il 12% ritiene possibile fare a meno di personale.
Le PMI devono modificare il modello operativo?
Il 31% considera necessario un adeguamento del modello operativo; quasi due terzi delle imprese non rilevano invece questo obbligo d’intervento.
Da quale fonte provengono queste informazioni?
Il contenuto si basa sul comunicato ufficiale diffuso dall’azienda, verificato e riscritto in forma giornalistica dalla nostra Redazione, con supervisione umana prima della pubblicazione.
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