AIRES Confcommercio contesta le condizioni per l’utilizzo della musica d’ambiente previste dall’accordo tra l’Associazione Music Provider (AMP) e Soundreef e chiede che le tariffe siano collegate alle opere effettivamente diffuse nei negozi. L’associazione, che dichiara di non aver partecipato alla trattativa né ricevuto il testo dell’intesa, valuta una possibile segnalazione all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato qualora quelle condizioni venissero applicate senza coinvolgere le imprese interessate e senza sufficienti garanzie di trasparenza.
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Al centro della contestazione c’è una specifica “Licenza Clienti” che, secondo quanto riferisce AIRES, sarebbe compresa nella convenzione e fisserebbe condizioni economiche per le attività commerciali che utilizzano musica d’ambiente. La formulazione resta condizionale: l’associazione precisa infatti di non disporre del testo dell’accordo. La sua presa di posizione riguarda sia il metodo con cui sarebbero state definite le condizioni sia i criteri per determinare i compensi.
La contestazione sul mandato a negoziare
AIRES afferma di non aver affidato ad AMP alcun incarico per trattare a nome delle imprese che rappresenta. Distingue quindi la funzione dei fornitori di servizi musicali, che mettono tecnicamente a disposizione i repertori da diffondere nei punti vendita, dagli interessi degli esercenti chiamati a sostenere i costi delle licenze.
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Secondo l’associazione, un’intesa tra questi fornitori e una società di gestione dei diritti non basta a dimostrare l’adesione delle attività commerciali alle condizioni stabilite. Né, sostiene AIRES, può diventare automaticamente un riferimento economico per tutto il settore.
Davide Rossi, Direttore Generale di AIRES Confcommercio, spiega così la posizione dell’associazione:
«Riteniamo inaccettabile che si possano definire condizioni economiche destinate alle imprese del commercio senza coinvolgere le associazioni che le rappresentano. I Music Provider non possono trattare in nome e per conto di impese che non hanno conferito ad essi alcun mandato.
Il principio è semplice: prima di chiedere alle imprese di pagare, bisogna chiarire per che cosa stanno pagando, quali repertori vengono effettivamente utilizzati e chi ne amministra i diritti»
La richiesta di confronto viene collegata anche alle regole dell’AGCOM. AIRES richiama la delibera n. 322/25/CONS e, in particolare, il confronto prioritario con le organizzazioni maggiormente rappresentative delle singole categorie di utilizzatori. È su questo passaggio che l’associazione fonda la richiesta di coinvolgere direttamente la rappresentanza delle imprese commerciali.
Repertori verificabili e possibile segnalazione all’Antitrust
Sul piano delle tariffe, AIRES chiede che ogni richiesta di pagamento permetta di identificare le opere utilizzate, chi ne gestisce i diritti e il titolo che giustifica il compenso. Per l’associazione, la presenza di più soggetti incaricati della riscossione non dovrebbe comportare un accumulo indistinto di licenze e importi forfettari, separato dall’uso effettivo della musica.
Rossi indica anche la possibile iniziativa davanti all’Antitrust, senza annunciare una segnalazione già presentata:
«Non possiamo accettare che la pluralità delle società di gestione dei diritti si traduca in una continua moltiplicazione di licenze e costi forfettari. Stiamo valutando attentamente l’accordo tra AMP e Soundreef. Se si insisterà nel voler applicare alle imprese condizioni economiche definite senza il loro coinvolgimento e senza adeguate garanzie di trasparenza, siamo pronti a presentare una segnalazione all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, affinché valuti eventuali criticità sotto il profilo concorrenziale. Non mettiamo in discussione il diritto degli autori a essere remunerati: chiediamo regole trasparenti, eque e proporzionate all’effettivo utilizzo delle opere»
La controversia riguarda dunque le modalità di determinazione e applicazione dei compensi, non il riconoscimento della remunerazione agli autori. La soluzione richiesta da AIRES combina la possibilità per gli esercenti di scegliere i repertori con strumenti che consentano di verificarne l’impiego. L’eventuale ricorso all’Autorità resta subordinato all’applicazione delle condizioni contestate e alle garanzie offerte alle imprese.
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