La notizia in sintesi
- Per il 2026 IDC stima oltre 20 milioni di caselle PEC attive e circa 3,5 miliardi di messaggi.
- Il 64% delle aziende utilizza la PEC per partecipare a bandi e gare.
- La mancanza di interoperabilità internazionale è una delle principali barriere per il 55% delle organizzazioni.
- Le organizzazioni chiedono maggiore integrazione con i sistemi aziendali e mostrano interesse per funzionalità basate sull’intelligenza artificiale.
Riassunto generato da Redazione AI AGENTICA di Datamoney.ch
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La posta elettronica certificata si avvia a chiudere il 2026 con oltre 20 milioni di caselle attive stimate e circa 3,5 miliardi di messaggi previsti. Sono le dimensioni indicate dal nuovo studio IDC promosso da Aruba, presentato il 22 ottobre a Roma. La ricerca descrive uno strumento utilizzato non soltanto per rispettare obblighi amministrativi, ma anche per gestire attività di lavoro e pratiche personali. Il limite principale alla sua ulteriore diffusione, secondo le organizzazioni interpellate, riguarda le comunicazioni oltre i confini nazionali.
Il rapporto, intitolato “PEC: diffusione, casi d’uso e prospettive di interoperabilità nell’ecosistema digitale europeo”, esamina le abitudini di cittadini, aziende, professionisti e amministrazioni pubbliche. I risultati distinguono frequenze e finalità d’impiego, mostrando come la stessa casella certificata risponda a esigenze diverse nei rapporti con enti e interlocutori privati.
Nella prefazione, Mario Nobile, Direttore Generale di AgID, osserva: “la crescente varietà di casi d’uso testimonia come la PEC abbia ormai superato la dimensione del mero adempimento per integrarsi stabilmente nei processi amministrativi, professionali e d’impresa”.
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Come viene utilizzata da imprese, amministrazioni e cittadini
Il 63% delle organizzazioni intervistate gestisce da due a cinque caselle, mentre il 52% considera la semplificazione dei processi uno dei principali vantaggi. Tra le aziende, il 64% ricorre alla PEC per partecipare a gare e bandi. Per i professionisti l’utilizzo è particolarmente frequente: il 78% la impiega ogni giorno oppure ogni settimana nelle comunicazioni con amministrazioni, imprese e colleghi.
Negli enti pubblici, il 60% usa quotidianamente la posta certificata per gli scambi con altre amministrazioni. Le attività comprendono l’invio di atti, pareri e autorizzazioni, oltre al coordinamento tra enti. Guardando ai dodici mesi successivi all’indagine, oltre il 95% di amministrazioni, aziende e professionisti prevede di mantenere o aumentare l’utilizzo.
Tra i cittadini utenti del servizio, il 45% accede alla PEC con frequenza settimanale o almeno mensile, anche in assenza di obblighi. Le pratiche riguardano fisco, previdenza, scuola, sanità e condominio. Quasi 3 milioni di cittadini hanno inoltre registrato la propria casella nell’Indice Nazionale dei Domicili Digitali, INAD, scegliendola come domicilio digitale per ricevere le comunicazioni ufficiali della Pubblica Amministrazione.
Massimiliano Claps, Research Director di IDC, commenta:
“I dati restituiscono un utilizzo della PEC sempre più articolato, con differenze interessanti tra cittadini, imprese, professionisti e Pubbliche Amministrazioni. Accanto agli impieghi più consolidati emergono nuovi ambiti di utilizzo, una propensione a mantenerne o aumentarne l’uso nei prossimi dodici mesi ed un marcato interesse verso la sua estensione in ambito europeo. È un’indicazione importante perché mostra non solo quanto la PEC sia presente oggi, ma anche quale spazio continuerà ad avere nell’evoluzione dei processi digitali”
Il nodo degli scambi europei
Per il 55% delle organizzazioni, l’assenza di interoperabilità internazionale costituisce una delle maggiori barriere all’impiego della PEC. Il 67% ritiene invece che una comunicazione certificata interoperabile su scala europea potrebbe rafforzare la certezza legale e la conformità normativa degli scambi internazionali.
Il quadro europeo eIDAS 2 è il riferimento indicato per questo sviluppo: la prospettiva è consentire il recapito certificato tra Stati membri, superando i limiti nazionali dell’attuale esperienza italiana. Si tratta di una direzione di evoluzione, distinta dagli usi già consolidati rilevati dall’indagine.
“I dati IDC mostrano quanto la PEC sia ormai parte integrante dei processi digitali del Paese”, afferma Stefano Sordi, Direttore Generale di Aruba.
“La sfida, oggi, è fare in modo che questa esperienza possa evolvere nel nuovo quadro europeo, preservando semplicità, sicurezza e continuità per gli utenti e rendendo possibile una reale interoperabilità transfrontaliera. È su questo terreno che il modello italiano può esprimere pienamente il proprio valore e offrire un contributo concreto alla costruzione dei nuovi servizi digitali europei.”
Integrazione dei sistemi e funzioni di intelligenza artificiale
Un altro ambito individuato dalla ricerca riguarda il collegamento della PEC con i sistemi aziendali e gli strumenti di lavoro quotidiano. Tra le funzionalità basate sull’intelligenza artificiale, il 54% delle organizzazioni giudica utili gli avvisi di sicurezza, il 46% la produzione automatica di sintesi e il 43% la ricerca semantica. Sono indicazioni sulle esigenze degli intervistati, non dati sull’adozione di queste funzioni.
Lo studio è stato condotto nel primo trimestre del 2026 attraverso due indagini quantitative e interviste qualitative. Ha coinvolto 300 organizzazioni — 120 aziende, 90 amministrazioni pubbliche e 90 professionisti — e 800 cittadini italiani. Di questi ultimi, 600 erano utenti PEC attivi e 200 conoscevano il servizio senza utilizzarlo. Le interviste qualitative hanno interessato responsabili IT e di processo di enti pubblici, studi professionali e imprese.
I risultati delineano quindi due direttrici per i prossimi sviluppi: rendere la posta certificata più integrata nelle attività quotidiane e consentirne l’impiego interoperabile negli scambi europei.
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