La notizia in sintesi
- L’Italia conta 2,8 milioni di possessori di crypto-asset, il numero più basso tra i cinque Paesi esaminati.
- Il Regno Unito guida il confronto, davanti a Spagna, Germania, Francia e Italia per tasso di adozione.
- Gli exchange centralizzati sono il principale canale di acquisto in tutti i mercati analizzati.
- Il 45% degli italiani intenzionati ad acquistare crypto-asset indica le banche come possibile canale.
Riassunto generato da Redazione AI AGENTICA di Datamoney.ch
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L’Italia è ultima per diffusione dei crypto-asset tra i cinque mercati europei analizzati dall’Osservatorio Blockchain & Web3 del Politecnico di Milano. La ricerca sui consumatori, riferita al 2025, rileva 2,8 milioni di possessori italiani e mette in evidenza una differenza tra chi ha già acquistato queste attività e chi vorrebbe farlo: per i primi prevalgono gli exchange centralizzati, mentre tra i potenziali acquirenti italiani la preferenza va alla banca tradizionale.
Il confronto comprende Italia, Francia, Germania, Spagna e Regno Unito. Quest’ultimo presenta il livello di adozione più elevato, seguito nell’ordine da Spagna, Germania e Francia. La posizione italiana riguarda dunque la diffusione dei crypto-asset tra i consumatori, non soltanto il numero assoluto di persone che li possiedono.

Nel Regno Unito i possessori attuali sono 12 milioni. In Germania se ne contano 6,4 milioni, in Spagna 4,9 milioni e in Francia 3,7 milioni. Sono due letture distinte: la Germania supera la Spagna per numero di possessori, ma si colloca dietro al mercato spagnolo nella graduatoria del tasso di adozione.
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Gli exchange prevalgono negli acquisti già effettuati
Per capire come i consumatori accedono ai crypto-asset, l’indagine distingue l’esperienza di chi li possiede o li ha posseduti dalle intenzioni di chi dichiara di volerli comprare. La prima analisi dei canali di acquisto riguarda una base pari al 21% del campione complessivo: comprende quindi sia i detentori attuali sia quelli passati.
In questo gruppo gli exchange centralizzati risultano il canale principale in tutti e cinque i Paesi. La quota rilevata è del 45% in Italia, del 47% in Francia, del 48% in Germania, del 41% in Spagna e del 49% nel Regno Unito. Il primato degli exchange accomuna quindi mercati con livelli di adozione differenti.

La rilevazione considera anche gli on-ramp, le piattaforme di trading e le banche. Il quadro degli acquisti già effettuati non coincide però con quello delle preferenze espresse da chi intende entrare nel mercato. Per l’Italia, in particolare, il confronto mostra come il canale più utilizzato dagli acquirenti non sia quello maggiormente indicato dai consumatori interessati a comprare.
Gli italiani interessati guardano alla banca
La parte dedicata ai possibili acquisti futuri prende in esame un gruppo diverso, pari al 10,5% del campione: i consumatori che dichiarano di voler acquistare crypto-asset. Tra gli italiani di questo gruppo, il 45% indica le banche. La quota supera quella di tutti gli altri canali considerati per il mercato italiano.
Gli exchange centralizzati raccolgono infatti il 13% delle indicazioni degli italiani interessati all’acquisto, gli on-ramp il 12% e le piattaforme di trading il 15%. La preferenza per la banca tradizionale emerge dunque nelle intenzioni di questa platea, mentre gli exchange mantengono il primo posto nell’esperienza di chi ha già detenuto crypto-asset.

Il dato italiano sulle banche è anche il più alto nel confronto internazionale dei canali potenziali. La stessa opzione viene indicata dal 31% dei consumatori interessati in Francia, dal 30% in Germania e in Spagna e dal 24% nel Regno Unito. Per gli exchange centralizzati, invece, le quote sono del 20% in Francia, del 32% in Germania, del 25% in Spagna e del 42% nel Regno Unito.
La distinzione tra le due platee è essenziale per leggere i risultati: gli acquisti effettuati descrivono comportamenti già avvenuti, mentre i canali potenziali esprimono intenzioni. Per l’Italia, la ricerca affianca così al minore livello di adozione una preferenza per l’accesso tramite banca tra chi vorrebbe acquistare. Non si tratta di acquisti già realizzati, ma di un’indicazione su dove si orienta la domanda potenziale.
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