La notizia in sintesi
- Il 90% dei merchant lavora o si prepara a rendere le proprie offerte rintracciabili dagli assistenti AI.
- Solo il 9% dei mille siti analizzati rende leggibili agli agenti AI tutte le informazioni necessarie al confronto.
- Piattaforme e CRM guidano gli investimenti, mentre le tecnologie innovative registrano la soddisfazione più bassa.
- Merchant e fornitori divergono sugli ostacoli all’adozione tecnologica, dal ritorno economico alle competenze interne.
Riassunto generato da Redazione AI AGENTICA di Datamoney.ch
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Gli Ecommerce che operano in Italia si preparano a essere trovati dagli assistenti di intelligenza artificiale, ma i loro siti mostrano ancora limiti nella leggibilità delle offerte. Il 90% dei merchant dichiara di essere al lavoro su questo obiettivo o di voler iniziare entro un anno. Nell’analisi dei mille principali siti della classifica Ecommerce Italia per fatturato, però, appena il 9% rende accessibili agli agenti AI tutte e quattro le informazioni considerate necessarie per confrontare un acquisto: prezzo, disponibilità, spese di spedizione e condizioni di reso.
Il divario emerge dalla quarta edizione della ricerca Ecommerce Tech Trends 2026, presentata da Casaleggio Associati il 20 ottobre a Milano. Lo studio affianca la verifica di mille siti, esaminati su 121 aspetti, a questionari e interviste che hanno coinvolto 148 aziende: 53 merchant, 63 fornitori e 32 agenzie e società di consulenza. Sono quindi due i piani dell’indagine: le intenzioni espresse dagli operatori e le caratteristiche rilevate sui siti.
Le informazioni che gli agenti AI non riescono a leggere
Le lacune più frequenti riguardano due elementi che incidono sul confronto tra offerte: il costo della spedizione è disponibile in un formato leggibile dalle macchine nel 18% dei siti esaminati, le condizioni di reso nel 15%. La verifica non riguarda soltanto la presenza di queste informazioni per chi naviga, ma la possibilità che un agente AI le legga.
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Sul fronte della GEO, l’ottimizzazione per gli assistenti AI, il 54% dei merchant dichiara di essere già attivo; un ulteriore 37% prevede di esserlo entro l’anno. Davide Casaleggio, presidente di Casaleggio Associati, collega questa attività al possibile cambiamento dei percorsi di acquisto:
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«L’intelligenza artificiale introduce un nuovo intermediario tra le aziende e i consumatori. Una parte crescente della navigazione tra i siti, della ricerca di prodotti e del confronto delle offerte potrà essere affidata agli agenti AI. Un’azienda potrà avere un ottimo prodotto e un sito efficace e perdere vendite se gli assistenti AI faticano a comprenderne e confrontarne l’offerta. I dati della ricerca mostrano un mercato che si muove in questa direzione, con una preparazione tecnologica ancora limitata. La prossima competizione dell’Ecommerce sarà anche per entrare nelle decisioni degli algoritmi»
Dove si concentrano gli investimenti
La ricerca esamina anche le scelte tecnologiche dei merchant. Le piattaforme raccolgono la quota più alta di soddisfatti, pari all’83%, e il 59% degli operatori prevede nuovi investimenti in quest’area. Insieme ai sistemi CRM, dedicati alla gestione delle relazioni con i clienti, sono tra gli ambiti che guidano la spesa.
Le tecnologie innovative presentano una situazione diversa: la soddisfazione si ferma al 38%, il livello più basso rilevato, ma il 58% dei merchant intende investirvi. La logistica, invece, viene indicata come la sfida più urgente, pur con un’azienda su quattro che non programma investimenti. Nella lettura congiunta di soddisfazione e spesa prevista, lo studio colloca logistica e pagamenti tra le aree consolidate.
Per catalogo e marketplace le scelte risultano divise: il 35% investe in misura significativa, mentre il 28% non prevede investimenti. Cambia anche l’offerta delle agenzie: il 53% dispone di almeno un prodotto o software proprietario, mentre la quota di quelle basate esclusivamente su servizi e consulenza è scesa al 6%.
Clienti e fornitori divergono sugli ostacoli
L’integrazione con i sistemi già presenti è l’unico ostacolo all’adozione di nuove tecnologie sul quale merchant e fornitori concordano. Per il resto, le valutazioni si allontanano. Il 58% dei merchant esprime dubbi sul ritorno economico e il 40% segnala difficoltà nel verificare l’affidabilità dei fornitori, problema riconosciuto da questi ultimi nel 15% dei casi. I fornitori indicano invece la carenza di competenze interne dei clienti nel 64% dei casi, contro il 10% dei merchant.
I risultati sono stati presentati all’Ecommerce Tech Summit e discussi con manager di Miamo, Carpisa, King, Teddy, Decathlon e PittaRosso. Oltre alle rilevazioni, il rapporto comprende mappe dei fornitori, dei servizi e delle agenzie attivi in Italia, con le rispettive specializzazioni: uno strumento rivolto a chi deve scegliere tecnologie e partner per gli investimenti dei prossimi dodici mesi.
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