AI Act, il Garante Privacy dà parere favorevole al decreto italiano

29 Luglio 2026

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La notizia in sintesi

  • Garante Privacy: parere favorevole sul decreto italiano di attuazione dell’AI Act.
  • L’Autorità vigilerà sui sistemi IA ad alto rischio nei settori più sensibili.
  • Chieste maggiori tutele per dati biometrici, lavoro automatizzato e sanzioni.
  • Il decreto prevede anche formazione e alfabetizzazione sull’intelligenza artificiale.

(Riassunto generato con AI)

Garante Privacy, via libera condizionato all’AI Act

Il Garante per la protezione dei dati personali ha espresso parere favorevole sullo schema di decreto legislativo che attua in Italia l’AI Act europeo, chiedendo però condizioni e osservazioni aggiuntive per rafforzare la tutela delle persone. La notizia, riportata il 29 luglio 2026 da Agenzia ANSA e approfondita da Key4biz, riguarda il nuovo sistema nazionale di governance e vigilanza sull’intelligenza artificiale. Il provvedimento designa il Garante Privacy come Autorità di vigilanza del mercato per specifici sistemi di IA ad alto rischio.

La scelta assume rilievo perché l’Autorità dovrà operare nei contesti in cui l’uso algoritmico può incidere maggiormente sui diritti fondamentali: giustizia, attività di contrasto, immigrazione, gestione delle frontiere e processi democratici. Il parere favorevole non equivale quindi a un via libera privo di richieste, ma individua correttivi per rendere effettivi i poteri di controllo previsti dalla normativa europea. Al centro delle osservazioni figurano in particolare le garanzie sui dati biometrici e sulle decisioni automatizzate.

Lo schema di decreto interviene inoltre nei comparti finanziario e assicurativo e promuove alfabetizzazione digitale e formazione per un utilizzo consapevole dell’IA nelle scuole, nelle università e nei percorsi professionali. L’obiettivo dichiarato è accompagnare l’applicazione dell’AI Act con un assetto nazionale capace di unire innovazione, vigilanza e protezione dei dati personali.

Poteri, sanzioni e limiti ai sistemi automatizzati

Nel parere, il Garante Privacy chiede che gli sia riconosciuta la possibilità di adottare linee guida, raccomandazioni e buone pratiche, al pari delle altre Autorità competenti sull’intelligenza artificiale. Domanda inoltre regole più chiare per l’applicazione delle sanzioni di propria competenza, secondo quanto stabilito dal Codice privacy. Un altro punto riguarda il coinvolgimento dell’Autorità nello Spazio di sperimentazione italiano per l’intelligenza artificiale.

L’Autorità sollecita anche una definizione più precisa del proprio ruolo nelle procedure di valutazione della conformità dei sistemi ad alto rischio. L’AI Act le attribuisce infatti specifiche funzioni di vigilanza su questi strumenti, prima che possano produrre effetti in ambiti sensibili. La richiesta punta a evitare sovrapposizioni o zone non chiarite nella catena dei controlli prevista dal decreto.

Particolare attenzione è riservata al lavoro: il Garante Privacy propone di estendere il divieto di decisioni fondate esclusivamente su sistemi automatizzati anche alle valutazioni capaci di incidere significativamente sul rapporto professionale. Rientrano tra gli esempi richiamati le prestazioni, l’attribuzione di premi e le progressioni di carriera. Il punto collega l’applicazione dell’IA alla necessità di preservare garanzie per le persone quando un algoritmo partecipa a scelte che producono conseguenze concrete.

Il parere richiama infine l’esigenza di adeguare le risorse finanziarie dell’Autorità alle nuove competenze attribuite dalla disciplina europea e dal decreto nazionale. Senza strumenti adeguati, la vigilanza sui sistemi ad alto rischio rischierebbe di non corrispondere all’ampiezza dei compiti affidati al Garante Privacy.

Biometria, il nodo decisivo per l’attuazione

La richiesta più specifica riguarda la qualità delle banche dati biometriche impiegate per l’identificazione. Il Garante Privacy chiede anche che il nuovo articolo 359-ter del codice di procedura penale vieti espressamente l’uso di archivi ottenuti tramite scraping indiscriminato o in violazione delle norme sulla protezione dei dati personali.

Questo chiarimento può incidere sulla fase attuativa del decreto, perché collega l’uso dell’identificazione biometrica alla provenienza lecita e alla qualità dei dati. Il parere consegna quindi al legislatore un quadro operativo: poteri definiti, sanzioni chiare, risorse adeguate e limiti verificabili nei casi più sensibili.

FAQ

Che cosa ha deciso il Garante Privacy?

Sì, ha dato parere favorevole allo schema di decreto italiano sull’AI Act, indicando condizioni e osservazioni per rafforzare le tutele delle persone.

Quali sistemi IA controllerà il Garante?

Sì, vigilerà sui sistemi di intelligenza artificiale ad alto rischio usati in giustizia, contrasto, immigrazione, frontiere e processi democratici.

Quali tutele sono richieste per i lavoratori?

Sì, il divieto di decisioni esclusivamente automatizzate dovrebbe estendersi a prestazioni, premi e progressioni di carriera con effetti significativi sul rapporto di lavoro.

Cosa chiede il Garante sui dati biometrici?

Sì, chiede maggiori garanzie sulla qualità delle banche dati biometriche e il divieto di usare archivi ottenuti con scraping indiscriminato o illecito.

Come sono state verificate queste informazioni?

Sì, il contenuto nasce da un’analisi approfondita e da una verifica incrociata della nostra Redazione su più fonti: Agenzia ANSA e Key4biz.

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