La notizia in sintesi:
- Difesa di Alberto Stasi ribadisce l’innocenza dopo l’analisi degli atti della Procura di Pavia.
- L’avvocato Antonio De Rensis denuncia clima di insulti, querele e sospetti sui magistrati.
- La difesa di Andrea Sempio deposita cinque consulenze tecniche per confutare i periti della Procura.
- Massimo Lovati, imputato per diffamazione, parla ancora di “macchinazione” nel 2017 contro Sempio.
(Riassunto generato con AI)
Nuove tensioni nel caso Garlasco tra difese, querele e consulenze
Chi sono i protagonisti del nuovo capitolo sul delitto di Garlasco? Gli avvocati di Alberto Stasi, di Andrea Sempio e l’ex difensore di quest’ultimo, Massimo Lovati.
Che cosa sta accadendo? Si intensifica lo scontro giudiziario e mediatico, tra nuove consulenze, accuse di “macchinazione” e querele per diffamazione.
Dove? Il baricentro resta tra i tribunali di Pavia e Milano, con una forte esposizione sui principali media nazionali.
Quando? Le ultime prese di posizione emergono nelle udienze e nelle interviste rese nel 2026, dopo la riapertura delle indagini.
Perché? Per ridefinire responsabilità e attendibilità delle indagini sul delitto di Chiara Poggi, contestando le ricostruzioni che hanno portato alla condanna definitiva di Stasi e al nuovo coinvolgimento di Sempio.
Difese contrapposte, accuse mediatiche e nuove consulenze tecniche
L’avvocato Antonio De Rensis, difensore di Alberto Stasi, in un’intervista a “Repubblica” ribadisce che, alla luce degli atti di Pavia, a suo giudizio “Alberto Stasi è innocente”. Sostiene che la nuova inchiesta e le carte di Procura “allontanano sempre di più Alberto dalle responsabilità stabilite dalle sentenze”, parlando di un lavoro istruttorio “più profondo e complesso” del previsto.
De Rensis denuncia un “clima di insulti”, condanna le ipotesi di corruzione rivolte ai magistrati Napoleone e Civardi e stigmatizza le ricostruzioni mediatiche che definiscono i carabinieri “poveri imbecilli”, affermando: “È legittimo dubitare di certi media”.
Sulla querela presentata da Stefania Cappa, cugina di Chiara Poggi, l’avvocato mantiene riserbo ma rivendica il diritto a difendersi pubblicamente: “Quando ha reso pubblica la denuncia, mi sono difeso in tv da Milo Infante: credo di averne il diritto”.
Parallelamente, la difesa di Andrea Sempio annuncia il deposito in Procura a Pavia di cinque consulenze tecniche per confutare le valutazioni dei periti dei pubblici ministeri: una sulla BPA (Bloodstain Pattern Analysis), una sull’ormai nota “impronta 33”, una medico-legale, una genetica supplementare e una sulle impronte di scarpe.
Gli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia sostengono che “il piede di Sempio non sia compatibile per larghezza con le impronte rilasciate”, puntando a indebolire uno dei cardini tecnici dell’accusa e a ridefinire la scena del crimine.
Sul fronte milanese, Massimo Lovati, ex difensore di Sempio, conferma la sua linea: definisce ancora una volta “macchinazione” l’inchiesta del 2017 che coinvolse il suo allora assistito. Entrando in Tribunale a Milano per l’udienza pre-dibattimentale del processo che lo vede imputato di diffamazione nei confronti degli avvocati dello Studio Giarda, chiarisce che non intende ricorrere a riti alternativi: “Io non patteggio, non chiedo la messa alla prova”.
Lovati, difeso dall’avvocato Fabrizio Gallo, lascia intendere possibili nuove dichiarazioni su quella che definisce la “macchinazione del 2017”, ritenendo le indagini di allora interdipendenti rispetto al procedimento odierno sul delitto di Garlasco.
L’imputazione per diffamazione, promossa dal pm Fabio De Pasquale su querela degli avvocati Enrico e Fabio Giarda, figli del professor Angelo Giarda, contesta a Lovati affermazioni rese davanti alle telecamere di TG1, TG2, TG3, SkyTG24, La7, Mediaset, Milano Pavia TV, Fanpage, Antenna 3 e trasmissioni come “Quarto Grado”, “Le Iene”, “Mattino Cinque”.
Secondo l’accusa, Lovati avrebbe sostenuto che l’istruttoria del 2017 su Sempio fosse “frutto di una manipolazione” organizzata dallo Studio Giarda, arrivando a parlare di un prelievo “clandestino” del Dna nel 2016: elementi che, se confermati infondati, definirebbero la portata diffamatoria delle sue dichiarazioni.
Prospettive future e impatto sul caso giudiziario e mediatico
Il nuovo fronte di consulenze su Sempio, le posizioni intransigenti di De Rensis e Lovati e le querele incrociate prefigurano mesi di ulteriore conflitto giudiziario e mediatico intorno al delitto di Garlasco.
Le perizie indipendenti richieste dalle difese, se ritenute attendibili dai magistrati di Pavia e Milano, potrebbero incidere tanto sulla ricostruzione tecnico-scientifica dei fatti quanto sull’affidabilità di alcune indagini pregresse, con possibili ricadute sulle posizioni di Stasi, Sempio e sugli stessi protagonisti delle battaglie giudiziarie in corso.
FAQ
Chi è attualmente indagato per il delitto di Garlasco?
Attualmente è indagato Andrea Sempio, mentre Alberto Stasi resta condannato in via definitiva, con la difesa che continua a contestare le sentenze.
Quali consulenze ha depositato la difesa di Andrea Sempio?
La difesa di Sempio ha predisposto cinque consulenze: BPA, impronta 33, medico-legale, genetica supplementare e confronto sulle impronte di scarpe.
Perché l’avvocato Massimo Lovati è imputato per diffamazione?
Lovati è imputato per aver definito l’indagine 2017 su Sempio una “macchinazione” dello Studio Giarda, con accuse ritenute lesive dell’onore professionale.
Cosa sostiene oggi la difesa di Alberto Stasi sulla sua posizione?
La difesa di Stasi sostiene che le nuove carte di Pavia lo allontanino dalle responsabilità riconosciute nelle sentenze definitive.
Quali sono le fonti utilizzate per questo articolo sul caso Garlasco?
L’articolo deriva da una elaborazione congiunta di notizie Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it rielaborate dalla Redazione.



