La notizia in sintesi
- The New York Times guida 16 editori contro OpenAI in tribunale a New York.
- Gli editori sostengono che siano spariti circa 20 milioni di log di conversazioni.
- La richiesta di sanzioni punta a indebolire la difesa di OpenAI nel caso copyright.
- Microsoft resta nel procedimento principale, ma non in questa istanza specifica.
(Riassunto generato con AI)
Editori contro OpenAI: la nuova stretta
The New York Times, insieme a circa 16 organizzazioni editoriali tra cui New York Daily News e Chicago Tribune, ha chiesto il 9 luglio sanzioni contro OpenAI presso la US District Court for the Southern District of New York. Al centro della mossa giudiziaria ci sono accuse precise: la società che sviluppa ChatGPT avrebbe nascosto prove, rappresentato in modo inesatto le proprie capacità tecniche e potrebbe aver cancellato o non conservato circa 20 milioni di log di conversazioni ritenuti cruciali nel contenzioso sul copyright.
Secondo i ricorrenti, quei materiali potrebbero mostrare se i modelli abbiano riprodotto o imitato da vicino articoli giornalistici protetti. La richiesta arriva nella fase di discovery, cioè il momento in cui le parti devono scambiarsi le prove. Per gli editori, è proprio qui che si concentra il presunto ostruzionismo di OpenAI, con possibili effetti diretti sull’equilibrio del processo.
I punti contestati e il peso processuale
La coalizione sostiene che OpenAI abbia occultato per oltre due anni la propria capacità di cercare all’interno dei dataset di addestramento. Quando sarebbe stato chiesto se fosse in grado di identificare materiali coperti da copyright usati per allenare i modelli, l’azienda avrebbe risposto di no. Gli editori ora affermano invece che questa ricostruzione fosse falsa.
Il nodo più delicato riguarda i circa 20 milioni di log di output di ChatGPT. Per i querelanti, questi registri avrebbero potuto costituire una prova rilevante per dimostrare eventuali riproduzioni di contenuti giornalistici protetti. Senza quei dati, sostengono, viene meno un elemento essenziale per sostenere l’accusa di violazione del copyright.
Nell’istanza vengono chieste sanzioni economiche, comprese le spese legali, ma anche adverse findings, cioè valutazioni sfavorevoli per la difesa. In termini pratici, gli editori vogliono che il giudice possa presumere che i log mancanti avrebbero rafforzato le loro tesi. In un contenzioso federale, una decisione del genere può incidere profondamente sul processo prima ancora di arrivare a una giuria.
Microsoft, pur essendo coimputata nella causa originaria, non è bersaglio di questa specifica richiesta di sanzioni. Il procedimento principale accusa comunque sia OpenAI sia Microsoft di aver usato milioni di articoli di stampa per addestrare modelli linguistici senza autorizzazione né compenso.
Perché il caso può cambiare il settore
La causa originaria era stata presentata nel dicembre 2023 ed è tra le prime sfide legali di alto profilo sul rapporto tra intelligenza artificiale generativa e dati editoriali. Nel 2025, OpenAI e Microsoft avevano chiesto l’archiviazione, ma il tribunale ha respinto le richieste sulle contestazioni centrali di copyright, consentendo al caso di proseguire.
La nuova istanza segna quindi un’escalation: se il giudice ritenesse fondate le accuse di mancata conservazione delle prove o di dichiarazioni tecniche fuorvianti, l’impatto andrebbe oltre questa singola causa. Il punto non riguarda solo i risarcimenti, ma il modo in cui le aziende AI documentano, preservano e spiegano l’uso dei dati impiegati per addestrare i modelli.
FAQ
Chi ha chiesto sanzioni contro OpenAI?
Sì, la richiesta è stata presentata da circa 16 editori guidati da The New York Times, con testate come New York Daily News e Chicago Tribune.
Qual è l’accusa principale contro OpenAI?
Sì, gli editori accusano OpenAI di aver nascosto prove, travisato capacità tecniche e forse cancellato o non conservato circa 20 milioni di log.
Perché i log di ChatGPT sono importanti?
Sì, secondo i ricorrenti quei log potrebbero mostrare se ChatGPT abbia riprodotto o imitato articoli protetti da copyright.
Microsoft è coinvolta in questa richiesta?
Sì, Microsoft è nella causa originaria, ma no, non è oggetto di questa specifica istanza di sanzioni contro OpenAI.
Da quali fonti è verificato questo contenuto?
Sì, il contenuto nasce da un’analisi approfondita e da una verifica incrociata condotta dalla nostra Redazione su numerose fonti, tra cui Crypto Briefing.




