INPS: occupazione record, ma salari fragili pesano su pensioni e contributi

10 Luglio 2026

La notizia in sintesi

  • INPS: più occupati, ma salari reali e continuità contributiva restano fragili.
  • Nel 2025 i pensionati sono 16,4 milioni e la spesa sale a 371 miliardi.
  • L’età media di uscita dal lavoro arriva a 64,7 anni.
  • Donne penalizzate da salari più bassi e carriere discontinue.

(Riassunto generato con AI)

Rapporto Inps tra lavoro e pensioni

Il XXV Rapporto annuale dell’INPS, presentato dal presidente Gabriele Fava alla Camera, descrive un mercato del lavoro che nei primi mesi dell’anno tocca livelli record di occupazione, ma continua a trasferire fragilità al sistema previdenziale. In Italia, secondo il rapporto, gli occupati superano i 24 milioni, il tasso di occupazione sfiora il 63% e quello di disoccupazione è attorno al 5%.

Il nodo, però, non è solo quanti lavorano, ma come lavorano: salari bassi, discontinuità contrattuale e potere d’acquisto eroso dall’inflazione incidono direttamente sui futuri assegni pensionistici. Nel 2025 i pensionati sono 16,4 milioni e la spesa complessiva raggiunge 371 miliardi di euro, mentre l’età media di uscita dal lavoro sale a 64,7 anni.

La fotografia che emerge è quella di un sistema definito in equilibrio, ma strettamente dipendente dalla qualità dell’occupazione, dalla continuità dei versamenti e dalla partecipazione di donne e giovani al mercato del lavoro.

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Occupazione in crescita, ma resta la debolezza strutturale

Il rapporto segnala che la crescita dell’occupazione è trainata soprattutto dal lavoro dipendente a tempo indeterminato, stabilmente oltre 16 milioni di occupati, mentre i lavoratori dipendenti pubblici e privati superano i 21 milioni. La quota di contratti temporanei resta al 14% e la retribuzione media annua effettiva nel 2025 arriva a 27.649 euro, in aumento del 3,6% sull’anno precedente e del 14,5% rispetto al 2019.

Questo incremento nominale, però, non ha compensato l’aumento dei prezzi, con il risultato che i salari reali restano sotto pressione. Le misure fiscali e contributive hanno attenuato l’impatto soprattutto per i redditi medio-bassi, senza eliminare la criticità di fondo. L’INPS collega infatti la sostenibilità previdenziale alla qualità del lavoro: “non esiste pensione solida senza lavoro stabile, regolare e dignitosamente retribuito”, ha ricordato Gabriele Fava.

Restano inoltre forti squilibri territoriali e di genere. Il tasso di occupazione italiano, pur ai massimi storici, resta inferiore a quello delle principali economie europee e si accompagna a livelli elevati di inattività, soprattutto femminile e nel Mezzogiorno. Anche sul fronte pensionistico il divario è netto: le donne sono il 51% dei pensionati, ma percepiscono il 44% del reddito pensionistico complessivo, con assegni medi inferiori rispetto agli uomini. Le carriere più discontinue e oltre 300 settimane contributive in meno spiegano una parte decisiva di questo squilibrio.

Perché il lavoro di oggi pesa sulle pensioni di domani

L’aumento dell’età media di pensionamento conferma una trasformazione di lungo periodo: nel 2025 le pensioni di vecchiaia si collocano stabilmente intorno ai 67 anni, mentre quelle anticipate registrano un’età media di 61,7 anni. Cresce anche il numero dei pensionati che continuano a lavorare, arrivati a circa 158 mila, segnale di un’uscita dal mercato del lavoro più graduale rispetto al passato.

Il dato più rilevante, però, è prospettico: con una popolazione che invecchia e salari reali deboli, la base contributiva futura dipenderà sempre più da occupazione stabile, produttività e partecipazione femminile. Il rapporto indica anche che strumenti come bonus nido e misure di conciliazione possono sostenere l’occupazione delle madri, mentre l’assegno unico ha avuto un impatto positivo ma contenuto sulla natalità. In sintesi, la tenuta previdenziale passa prima dal lavoro che dalle sole regole di pensionamento.

FAQ

Cosa dice il Rapporto Inps sul lavoro?

Sì, segnala occupazione ai massimi: oltre 24 milioni di occupati, tasso di occupazione vicino al 63% e disoccupazione attorno al 5%.

Quanto vale la spesa pensionistica nel 2025?

Sì, la spesa complessiva per pensioni indicata dal rapporto arriva a 371 miliardi di euro con 16,4 milioni di pensionati.

Qual è l’età media di pensionamento?

Sì, nel 2025 l’età media di uscita dal lavoro sale a 64,7 anni; per le pensioni anticipate l’età media è 61,7 anni.

Perché i salari pesano sulle future pensioni?

Sì, perché retribuzioni basse e carriere discontinue riducono contributi e continuità dei versamenti, indebolendo l’importo futuro degli assegni.

Da quali fonti è verificato questo contenuto?

Sì, il contenuto nasce da verifica incrociata della nostra Redazione su più fonti: Affaritaliani.it e Fortune Italia.

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