La notizia in sintesi
- Federal Reserve attesa alla riunione del 28-29 luglio sui tassi USA.
- I mercati ritengono più probabile una conferma della forchetta 3,5%-3,75%.
- Inflazione e petrolio restano centrali dopo le tensioni tra Stati Uniti e Iran.
- La curva dei Treasury aumenta la pressione sulla Fed di Kevin Warsh.
(Riassunto generato con AI)
Fed, tassi fermi ma scenario più restrittivo
La Federal Reserve guidata da Kevin Warsh riunirà il FOMC negli Stati Uniti il 28 e 29 luglio per decidere sui tassi d’interesse, attualmente nella forchetta 3,5%-3,75%. L’annuncio è previsto mercoledì 29 luglio alle 20 italiane, seguito dalla conferenza stampa del presidente alle 20.30. Il motivo dell’attenzione dei mercati è il rischio di una nuova accelerazione dell’inflazione, alimentata dalle tensioni in Medio Oriente e dal rialzo del petrolio.
Secondo il FedWatch del CME Group, la probabilità di un rialzo immediato è salita al 34,3%, dal 12% di due settimane prima. Resta tuttavia prevalente l’ipotesi di una quinta conferma consecutiva dei tassi. Tutti i 104 economisti consultati da Reuters, citati dalle fonti, prevedono per questa riunione tassi invariati.
Il nodo non è quindi soltanto la decisione di luglio, ma il messaggio che la Fed trasmetterà sul controllo dei prezzi e sull’orientamento dei prossimi mesi. Warsh ha più volte indicato il ritorno dell’inflazione al target del 2% come obiettivo prioritario, mentre il mercato valuta con crescente cautela la possibilità di una stretta successiva.
Petrolio, inflazione e curva dei Treasury
La pressione sulla banca centrale deriva anzitutto dall’energia. La ricerca di Goldman Sachs segnala che il petrolio è risalito dai minimi di inizio mese fino a 97 dollari al barile, rendendo meno favorevole il quadro dell’inflazione nel breve termine. Gli analisti prevedono comunque aumenti contenuti dell’inflazione core a luglio e agosto, ma stimano un tasso annuo del 3,05%, ancora distante dal 2% della Fed.
La guerra tra Stati Uniti e Iran e le conseguenze sullo Stretto di Hormuz hanno inciso anche sul mercato obbligazionario. I rendimenti dei Treasury a breve termine sono saliti più velocemente di quelli lunghi, appiattendo la curva tra titoli a 2 e 30 anni. Per l’analisi riportata da Investireoggi, questa dinamica riflette l’aspettativa che la Fed possa dover alzare i tassi per contenere l’inflazione.
Il rischio, in caso di immobilismo della banca centrale, è restare behind the curve: i rendimenti a lungo termine potrebbero aumentare, con effetti sul costo di mutui, credito alle imprese e investimenti. Un rialzo dei tassi, pur restrittivo, potrebbe invece contribuire a raffreddare le aspettative inflazionistiche e a preservare la credibilità dell’istituzione.
Il confronto con la Fed di Jerome Powell mostra che la linea monetaria dipende da obiettivi e dati, non dalle preferenze politiche del momento. Anche il presidente Donald Trump, secondo l’analisi, potrebbe dover prendere atto dei vincoli imposti da inflazione e mercato dei Treasury.
Meno indicazioni preventive, più attenzione ai dati
Un elemento distintivo della presidenza Warsh è la minore enfasi sulla forward guidance. Gregory Daco, capo economista di EY Parthenon e presidente NABE, rileva che il presidente preferirebbe una comunicazione più misurata, lasciando ai mercati il compito di dedurre la traiettoria della politica monetaria dai dati disponibili. Questa scelta può accrescere l’incertezza nel breve periodo, proprio mentre il FOMC appare diviso tra membri più restrittivi e componenti più pazienti.
Per Daco, settembre potrebbe diventare il primo vero test della tenuta del miglioramento dell’inflazione. Il suo scenario centrale resta quello di tassi fermi fino alla fine dell’anno, ma con una probabilità significativa di alternative più restrittive se le pressioni sui prezzi dovessero riaccendersi.
FAQ
Quando decide sui tassi la Federal Reserve?
Sì, la decisione del FOMC è attesa mercoledì 29 luglio alle 20 italiane, dopo la riunione iniziata il 28 luglio.
Quali sono oggi i tassi della Fed?
Sì, la forchetta dei fed funds è indicata al 3,5%-3,75%, livello che il mercato considera ancora il più probabile dopo la riunione.
Quanto è probabile un rialzo immediato?
Sì, il FedWatch del CME Group stimava una probabilità del 34,3% per un rialzo, in crescita dal 12% di due settimane prima.
Perché il petrolio influenza la scelta Fed?
Sì, il petrolio a 97 dollari al barile può alimentare l’inflazione e rendere più difficile riportarla verso il target del 2%.
Su quali fonti si basa questa analisi?
Sì, il contenuto nasce da un’analisi approfondita e dalla verifica incrociata della nostra Redazione su più fonti: Investireoggi e Money.it.



