Maternità in Italia 2026, lavoro e nascite in crisi strutturale
In Italia le madri restano al centro di un equilibrio precario tra occupazione, reddito e cura familiare. Nel 2026, con un tasso di fecondità crollato a 1,14 figli per donna e circa 355mila nascite nel 2025, la maternità continua a tradursi in carriere interrotte, salari più bassi e rinunce.
È quanto emerge dall’XI Rapporto “Le Equilibriste – La maternità in Italia 2026” del Polo Ricerche di Save the Children, presentato a Roma a pochi giorni dalla Festa della Mamma. Lo studio, realizzato in collaborazione con Istat, documenta un peggioramento diffuso delle condizioni lavorative delle madri in tutte le regioni e un indice nazionale di benessere materno in arretramento, con forti divari territoriali e generazionali.
La maternità prima dei 30 anni è ormai un’eccezione, aumentano dimissioni e precarietà femminile, mentre il desiderio di avere figli non riesce a tradursi in scelte concrete per l’assenza di lavoro stabile, servizi per l’infanzia e politiche strutturali di sostegno.
In sintesi:
- Solo il 58,2% delle madri con figli prescolari lavora, penalizzazione media del 33%.
- Mothers’ Index nazionale in calo: 101,460 punti, arretrano demografia, lavoro e salute.
- Emilia-Romagna regione più “amica delle madri”, Sicilia, Puglia, Basilicata in coda.
- Sottoccupazione e migrazioni delle under35 aggravano il declino demografico del Mezzogiorno.
Lavoro, natalità e disuguaglianze: la fotografia di Save the Children
Il Rapporto mostra che solo il 58,2% delle madri con figli in età prescolare ha un impiego, contro tassi occupazionali maschili che superano il 90% tra i padri. La penalizzazione associata alla maternità arriva al 33% e si riflette soprattutto sui salari: nel settore privato le madri possono perdere fino al 30% di retribuzione dopo la nascita di un figlio, mentre nel pubblico la perdita è intorno al 5%.
Le differenze territoriali restano profonde: lavora il 73,1% delle madri 25-54enni al Nord, il 71% al Centro e solo il 45,7% nel Sud e Isole. Il titolo di studio è un forte fattore di protezione: è occupato il 37,7% delle madri con sola licenza media, il 62,8% delle diplomate e l’85,4% delle laureate.
Il part-time è un dispositivo quasi esclusivamente femminile: ne fa ricorso il 32,6% delle madri con figli minori (11,7% involontario), contro appena il 3,5% dei padri. Crescono anche i contratti a termine lunghi: le donne a tempo determinato da almeno 5 anni salgono dal 17,4% al 19,1%, segno di una stabilizzazione mancata.
Giovani madri, migrazioni femminili e geografia del Mothers’ Index
La maternità under30 è residuale: nel 2025 le madri tra 20 e 29 anni sono circa 300mila, appena il 2,9% del totale. Solo il 6,6% dei giovani in questa fascia è genitore. Nel privato, il 25% delle madri under35 esce dal lavoro nell’anno di nascita del primo figlio, contro il 12% delle over35.
Tra i 20-29enni la genitorialità aumenta l’occupazione maschile (87,2% dei padri contro il 52,6% degli uomini senza figli) ma penalizza le donne: lavora il 42% delle giovani senza figli e solo il 33,4% delle madri, che scendono al 23,2% con due o più figli. L’inattività colpisce il 59,8% delle madri 20-29enni (70% con almeno due figli), contro il 6,2% dei padri. Tra le mamme 15-29enni il 60,9% è Neet, a fronte dell’11,3% dei coetanei padri.
Secondo Antonella Inverno, responsabile Ricerca e Analisi Dati di Save the Children Italia, *“la maternità resta uno dei principali fattori di disuguaglianza, con una situazione delle madri addirittura peggiorata rispetto agli scorsi anni”*. Le intenzioni riproduttive restano alte (l’81,8% dei 18-24enni vuole diventare genitore), ma solo il 14,8% delle giovani donne prevede un figlio entro tre anni; la quota sale al 41,6% tra i 25–34 anni, indicando un rinvio strutturale dei progetti familiari.
Nord più attrezzato, Sud in affanno e lavoro materno in arretramento
Il Mothers’ Index regionale 2026 colloca in testa l’Emilia-Romagna (110,115), seguita da Provincia Autonoma di Bolzano (106,334) e Valle d’Aosta (105,718). In miglioramento Piemonte (8° posto) e Calabria (16°). In difficoltà il Nord-Est: il Friuli-Venezia Giulia scende al 13° posto, il Veneto al 12°. Nel Mezzogiorno il quadro resta fragile: l’Abruzzo guida il Sud (14°), mentre chiudono la classifica Basilicata, Puglia e Sicilia.
L’indice nazionale cala a 101,460 punti (102,635 nel 2024), con peggioramenti nelle dimensioni Demografia, Lavoro e Salute. La demografia arretra a 94,857 punti per il calo della fecondità: solo la Provincia di Bolzano e la Valle d’Aosta mostrano segnali di ripresa. L’area Lavoro scende a 88,3 punti, con più precarietà e dimissioni delle madri con figli piccoli (da 4,8 a 6,8 su 1.000 occupate).
Sul fronte politico, la rappresentanza femminile cresce (108,108 punti): guida l’Umbria, seguita da Piemonte, Lazio e Provincia di Trento. Nei servizi (106,543 punti) primeggiano Trento, Valle d’Aosta e Bolzano, mentre Campania, Calabria e Sicilia restano molto sotto la media nell’offerta di nidi pubblici.
Politiche strutturali e scenari futuri per lavoro femminile e natalità
La soddisfazione soggettiva delle donne è massima in Bolzano, Valle d’Aosta e Trento, minima in Puglia, Campania e Calabria. Sulla violenza di genere, il Friuli-Venezia Giulia guida per densità di centri antiviolenza e case rifugio, mentre Provincia di Trento e Basilicata chiudono la graduatoria.
Secondo Giorgia D’Errico, direttrice Affari pubblici e Relazioni istituzionali di Save the Children, *“serve un welfare coerente lungo tutto l’arco della vita, occupazione stabile, servizi 0-6 accessibili, sostegno economico e autonomia abitativa”*. Centrale, sottolinea, è la riforma dei congedi con diritti paritari per entrambi i genitori e il rafforzamento integrato del sistema educativo 0-6.
Senza un cambio di passo su lavoro femminile, servizi e redistribuzione della cura tra uomini e donne, il rischio indicato dal Rapporto è un ulteriore avvitamento tra bassa natalità, impoverimento delle famiglie giovani e accelerazione dello spopolamento, soprattutto nel Mezzogiorno e nelle aree interne.
FAQ
Qual è oggi il tasso di occupazione delle madri con figli piccoli?
Attualmente in Italia lavora solo il 58,2% delle madri con almeno un figlio in età prescolare, contro livelli occupazionali maschili superiori al 90% tra i padri.
Quanto pesa la maternità sui salari nel settore privato italiano?
In modo rilevante: nel settore privato le madri registrano una penalizzazione salariale fino al 30% dopo la nascita di un figlio, contro circa il 5% nel pubblico.
Quali regioni italiane offrono le condizioni migliori per le madri?
Secondo il Mothers’ Index 2026, guidano la classifica Emilia-Romagna, Provincia Autonoma di Bolzano e Valle d’Aosta, con indicatori superiori alla media nazionale per servizi, salute e rappresentanza.
Perché le giovani donne italiane rinviano la scelta di avere figli?
Principalmente per condizioni lavorative inadeguate, precarietà contrattuale, carenza di servizi per l’infanzia e difficoltà di autonomia abitativa, che rendono rischioso pianificare una maternità stabile.
Da quali fonti sono stati elaborati i dati sulla maternità in Italia?
I dati derivano da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente rielaborate dalla nostra Redazione.



