La notizia in sintesi:
- Ad aprile 2026 la Russia incassa 733 milioni di euro al giorno da combustibili fossili.
- I ricavi aumentano del 4% nonostante un calo del 7% dei volumi esportati.
- Cina, India, Turchia e diversi Paesi Ue restano clienti chiave di Mosca.
- L’Ue riduce la vulnerabilità grazie alle rinnovabili ma paga ancora gas e gnl russi.
(Riassunto generato con AI)
Russia, boom ricavi fossili nonostante guerra e sanzioni
Ad aprile 2026 la Russia ha registrato ricavi record dall’export di combustibili fossili: circa 733 milioni di euro al giorno, secondo il centro studi Crea. Chi compra? Principali clienti sono Cina, India, Turchia e vari Paesi dell’Unione europea, tra cui Francia, Ungheria, Belgio, Slovacchia e Spagna. Dove si concentra il boom? Su petrolio, gas via gasdotto e gnl, con un crescente utilizzo della cosiddetta “flotta ombra”. Quando avviene il balzo? Nell’aprile 2026, in piena fase di inasprimento delle tensioni in Medio Oriente e prosecuzione della guerra in Ucraina. Perché i ricavi crescono nonostante calino i volumi? A trainare sono i prezzi internazionali elevati, il riavvio di alcune infrastrutture chiave e la capacità russa di aggirare sanzioni e tetto al prezzo del greggio.
Dati Crea: petrolio, gas e ruolo dei grandi importatori
Il report del Center for research on energy and clean air stima per aprile entrate da tassa sull’estrazione mineraria pari a 7,8 miliardi di euro, calcolate su un greggio a 93 dollari al barile. I ricavi da petrolio greggio scendono del 9% mensile, a 374 milioni di euro al giorno, per il crollo del 24% dei volumi via mare, colpiti dagli attacchi con droni ucraini a infrastrutture come la raffineria di Tuapse (–65% di produzione nel quadrimestre su base annua).
Nonostante questo, gli introiti petroliferi restano del 68% superiori a febbraio 2026 e del 44% rispetto ad aprile 2025. L’export via oleodotto cresce del 36% grazie al riavvio dell’oleodotto Druzhba verso Ungheria e Slovacchia (27 milioni al giorno), mentre i prodotti raffinati via mare balzano del 32% a 173 milioni quotidiani.
Per il gas via gasdotto i ricavi aumentano del 15%, a 82 milioni di euro al giorno, nonostante volumi in calo del 7%. Pesano i prezzi europei, saliti del 24% su base annua dopo il conflitto tra Israele, Usa e Iran e le tensioni nello Stretto di Hormuz. Il gnl russo cresce del 25% a 58 milioni al giorno, con quote perse in Ue sostituite da incrementi verso Cina (+32%) e Giappone (+57%). Il carbone registra +5% di ricavi (45 milioni al giorno) e +3% di volumi.
Elemento cruciale è la “flotta ombra”: petroliere sotto sanzioni o bandiere di comodo che ad aprile hanno trasportato il 54% dell’export russo di combustibili. Si contano 47 navi, di cui 16 inattive da oltre sei mesi e cinque operative che hanno consegnato greggio e raffinati per 236 milioni di euro totali.
Sul fronte dei mercati, l’export russo tra dicembre 2022 e aprile 2026 si concentra su pochi clienti: la Cina assorbe il 37% del carbone e il 49% del greggio; la Turchia guida i prodotti raffinati (26%). L’Europa resta il principale acquirente di gas naturale, con il 49% del gnl e il 32% dei flussi via gasdotto, davanti a Cina (30%) e Turchia (30%) per il gas trasportato in pipeline.
Nel dettaglio, ad aprile la Cina resta primo importatore con 7,3 miliardi di euro (41% dei primi cinque clienti): 5,5 miliardi in greggio, 565 milioni in gasdotto, 528 milioni in raffinati, 379 in gnl e 348 in carbone. Pur con volumi marittimi totali russi verso Pechino in calo del 24%, le importazioni di greggio Sokol crescono del 36%, toccando il massimo da due anni; la raffineria di Dalian torna a trattare greggio russo per la prima volta da settembre 2025.
India è seconda con 5 miliardi, di cui il 90% in greggio (4,5 miliardi), seguita da 297 milioni di carbone e 209 milioni di prodotti petroliferi. L’import mensile di greggio russo indiano cala del 19,4% per le manutenzioni alla raffineria di Vadinar, dove gli sbarchi di greggio russo crollano del 92%. Anche Jamnagar registra –38%, mentre l’impianto statale IndianOil di Vadinar cresce dell’87% e le raffinerie di New Mangalore e Visakhapatnam riprendono gli acquisti russi.
La Turchia è terza con 3 miliardi di euro: 1,2 miliardi in gas (41%), seguiti da 1,1 miliardi di prodotti petroliferi, 505 milioni di greggio e 169 milioni di carbone. Le importazioni turche di greggio russo via mare scendono del 18% su base mensile, in un contesto di calo generale del 26% dei flussi marittimi verso il Paese.
L’Unione europea è quarta con 1,7 miliardi di spesa: 88% gas naturale (957 milioni in gnl, 419 via gasdotto) e 11% greggio. Gli acquisti di gnl restano elevati nonostante il bando sul mercato spot previsto da REPowerEU; la quota Ue diminuisce però dell’8% per il dimezzamento delle importazioni spagnole. I primi cinque importatori Ue versano a Mosca 1,6 miliardi: la Slovacchia acquista per 228 milioni (gasdotto e greggio via Druzhba), la Spagna per 181 milioni (solo gnl, –56% sul mese precedente). All’interno del blocco, il Belgio emerge come terzo importatore assoluto del mese, con 363 milioni di gnl russo (+33% mensile).
In quinta posizione globale figura l’Arabia Saudita con 683 milioni di euro, interamente in prodotti petroliferi raffinati russi. Tutti i carichi sono sbarcati nei porti occidentali sauditi, senza transitare attraverso lo Stretto di Hormuz.
Parallelamente, l’Ue riduce la propria vulnerabilità al gas: l’aumento del 14% delle rinnovabili nel mix energetico comporterà un risparmio stimato di 5,8 miliardi di euro nel 2026. I benefici, tuttavia, non sono omogenei. I mercati più puliti – Danimarca, Finlandia, Francia, Svezia, Slovacchia – risparmieranno fino a 8,5 miliardi, il 58% in più rispetto ai paesi maggiormente dipendenti dai fossili come Polonia, Italia, Grecia, Estonia e Paesi Bassi.
Spagna e Portogallo dimezzano la sensibilità al gas grazie al boom del solare (+74%), mentre i Paesi Bassi restano fortemente legati al gas, la Polonia raddoppia la propria vulnerabilità (+132% di uso del gas) e l’Ungheria sconta limiti infrastrutturali che rallentano la transizione.
Prospettive future tra dipendenza energetica e transizione verde
L’attuale configurazione dei flussi conferma che le entrate energetiche restano pilastro economico per la Russia e fattore di vulnerabilità geopolitica per Europa e Asia. La crescente dipendenza di Cina, India e Turchia consolida nuove alleanze energetiche, mentre l’Ue, pur riducendo l’esposizione al gas, continua a finanziare Mosca attraverso gnl e gasdotti.
Nei prossimi mesi l’evoluzione dei prezzi, l’efficacia delle sanzioni sulla “flotta ombra” e la velocità di installazione di rinnovabili e infrastrutture elettriche in Europa determineranno quanto rapidamente il peso dei combustibili fossili russi potrà ridursi nei bilanci energetici globali.
FAQ
Quanto incassa oggi la Russia da petrolio, gas e carbone?
Ad aprile 2026 la Russia incassa circa 733 milioni di euro al giorno dall’export di combustibili fossili, valore massimo degli ultimi due anni e mezzo.
Quali Paesi comprano più combustibili fossili dalla Russia?
I principali acquirenti sono Cina, India, Turchia, Unione europea e Arabia Saudita, con forte concentrazione su petrolio greggio, gas naturale e prodotti raffinati.
Perché i ricavi russi crescono nonostante il calo dei volumi?
Crescono grazie ai prezzi internazionali elevati, al riavvio di oleodotti chiave e all’uso di flotta ombra che aggira sanzioni e tetti di prezzo.
Come stanno influendo le rinnovabili sulla dipendenza energetica europea?
Stanno riducendo la vulnerabilità al gas: l’aumento del 14% delle rinnovabili garantirà all’Ue un risparmio stimato di 5,8 miliardi nel 2026.
Quali sono le fonti originali dei dati e dell’analisi sull’energia russa?
Le informazioni derivano da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla nostra Redazione.



