Putin incassa 733 milioni al giorno: paesi e aziende che alimentano il business di petrolio e gas russi

Putin incassa 733 milioni al giorno: paesi e aziende che alimentano il business di petrolio e gas russi

27 Maggio 2026

La notizia in sintesi:

  • Ad aprile 2026 la Russia incassa 733 milioni di euro al giorno da combustibili fossili.
  • I ricavi aumentano del 4% nonostante un calo del 7% dei volumi esportati.
  • Cina, India, Turchia e diversi Paesi Ue restano clienti chiave di Mosca.
  • L’Ue riduce la vulnerabilità grazie alle rinnovabili ma paga ancora gas e gnl russi.
  • (Riassunto generato con AI)

Russia, boom ricavi fossili nonostante guerra e sanzioni

Ad aprile 2026 la Russia ha registrato ricavi record dall’export di combustibili fossili: circa 733 milioni di euro al giorno, secondo il centro studi Crea. Chi compra? Principali clienti sono Cina, India, Turchia e vari Paesi dell’Unione europea, tra cui Francia, Ungheria, Belgio, Slovacchia e Spagna. Dove si concentra il boom? Su petrolio, gas via gasdotto e gnl, con un crescente utilizzo della cosiddetta “flotta ombra”. Quando avviene il balzo? Nell’aprile 2026, in piena fase di inasprimento delle tensioni in Medio Oriente e prosecuzione della guerra in Ucraina. Perché i ricavi crescono nonostante calino i volumi? A trainare sono i prezzi internazionali elevati, il riavvio di alcune infrastrutture chiave e la capacità russa di aggirare sanzioni e tetto al prezzo del greggio.

Dati Crea: petrolio, gas e ruolo dei grandi importatori

Il report del Center for research on energy and clean air stima per aprile entrate da tassa sull’estrazione mineraria pari a 7,8 miliardi di euro, calcolate su un greggio a 93 dollari al barile. I ricavi da petrolio greggio scendono del 9% mensile, a 374 milioni di euro al giorno, per il crollo del 24% dei volumi via mare, colpiti dagli attacchi con droni ucraini a infrastrutture come la raffineria di Tuapse (–65% di produzione nel quadrimestre su base annua).

Nonostante questo, gli introiti petroliferi restano del 68% superiori a febbraio 2026 e del 44% rispetto ad aprile 2025. L’export via oleodotto cresce del 36% grazie al riavvio dell’oleodotto Druzhba verso Ungheria e Slovacchia (27 milioni al giorno), mentre i prodotti raffinati via mare balzano del 32% a 173 milioni quotidiani.

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Per il gas via gasdotto i ricavi aumentano del 15%, a 82 milioni di euro al giorno, nonostante volumi in calo del 7%. Pesano i prezzi europei, saliti del 24% su base annua dopo il conflitto tra Israele, Usa e Iran e le tensioni nello Stretto di Hormuz. Il gnl russo cresce del 25% a 58 milioni al giorno, con quote perse in Ue sostituite da incrementi verso Cina (+32%) e Giappone (+57%). Il carbone registra +5% di ricavi (45 milioni al giorno) e +3% di volumi.

Elemento cruciale è la “flotta ombra”: petroliere sotto sanzioni o bandiere di comodo che ad aprile hanno trasportato il 54% dell’export russo di combustibili. Si contano 47 navi, di cui 16 inattive da oltre sei mesi e cinque operative che hanno consegnato greggio e raffinati per 236 milioni di euro totali.

Sul fronte dei mercati, l’export russo tra dicembre 2022 e aprile 2026 si concentra su pochi clienti: la Cina assorbe il 37% del carbone e il 49% del greggio; la Turchia guida i prodotti raffinati (26%). L’Europa resta il principale acquirente di gas naturale, con il 49% del gnl e il 32% dei flussi via gasdotto, davanti a Cina (30%) e Turchia (30%) per il gas trasportato in pipeline.

Nel dettaglio, ad aprile la Cina resta primo importatore con 7,3 miliardi di euro (41% dei primi cinque clienti): 5,5 miliardi in greggio, 565 milioni in gasdotto, 528 milioni in raffinati, 379 in gnl e 348 in carbone. Pur con volumi marittimi totali russi verso Pechino in calo del 24%, le importazioni di greggio Sokol crescono del 36%, toccando il massimo da due anni; la raffineria di Dalian torna a trattare greggio russo per la prima volta da settembre 2025.

India è seconda con 5 miliardi, di cui il 90% in greggio (4,5 miliardi), seguita da 297 milioni di carbone e 209 milioni di prodotti petroliferi. L’import mensile di greggio russo indiano cala del 19,4% per le manutenzioni alla raffineria di Vadinar, dove gli sbarchi di greggio russo crollano del 92%. Anche Jamnagar registra –38%, mentre l’impianto statale IndianOil di Vadinar cresce dell’87% e le raffinerie di New Mangalore e Visakhapatnam riprendono gli acquisti russi.

La Turchia è terza con 3 miliardi di euro: 1,2 miliardi in gas (41%), seguiti da 1,1 miliardi di prodotti petroliferi, 505 milioni di greggio e 169 milioni di carbone. Le importazioni turche di greggio russo via mare scendono del 18% su base mensile, in un contesto di calo generale del 26% dei flussi marittimi verso il Paese.

L’Unione europea è quarta con 1,7 miliardi di spesa: 88% gas naturale (957 milioni in gnl, 419 via gasdotto) e 11% greggio. Gli acquisti di gnl restano elevati nonostante il bando sul mercato spot previsto da REPowerEU; la quota Ue diminuisce però dell’8% per il dimezzamento delle importazioni spagnole. I primi cinque importatori Ue versano a Mosca 1,6 miliardi: la Slovacchia acquista per 228 milioni (gasdotto e greggio via Druzhba), la Spagna per 181 milioni (solo gnl, –56% sul mese precedente). All’interno del blocco, il Belgio emerge come terzo importatore assoluto del mese, con 363 milioni di gnl russo (+33% mensile).

In quinta posizione globale figura l’Arabia Saudita con 683 milioni di euro, interamente in prodotti petroliferi raffinati russi. Tutti i carichi sono sbarcati nei porti occidentali sauditi, senza transitare attraverso lo Stretto di Hormuz.

Parallelamente, l’Ue riduce la propria vulnerabilità al gas: l’aumento del 14% delle rinnovabili nel mix energetico comporterà un risparmio stimato di 5,8 miliardi di euro nel 2026. I benefici, tuttavia, non sono omogenei. I mercati più puliti – Danimarca, Finlandia, Francia, Svezia, Slovacchia – risparmieranno fino a 8,5 miliardi, il 58% in più rispetto ai paesi maggiormente dipendenti dai fossili come Polonia, Italia, Grecia, Estonia e Paesi Bassi.

Spagna e Portogallo dimezzano la sensibilità al gas grazie al boom del solare (+74%), mentre i Paesi Bassi restano fortemente legati al gas, la Polonia raddoppia la propria vulnerabilità (+132% di uso del gas) e l’Ungheria sconta limiti infrastrutturali che rallentano la transizione.

Prospettive future tra dipendenza energetica e transizione verde

L’attuale configurazione dei flussi conferma che le entrate energetiche restano pilastro economico per la Russia e fattore di vulnerabilità geopolitica per Europa e Asia. La crescente dipendenza di Cina, India e Turchia consolida nuove alleanze energetiche, mentre l’Ue, pur riducendo l’esposizione al gas, continua a finanziare Mosca attraverso gnl e gasdotti.

Nei prossimi mesi l’evoluzione dei prezzi, l’efficacia delle sanzioni sulla “flotta ombra” e la velocità di installazione di rinnovabili e infrastrutture elettriche in Europa determineranno quanto rapidamente il peso dei combustibili fossili russi potrà ridursi nei bilanci energetici globali.

FAQ

Quanto incassa oggi la Russia da petrolio, gas e carbone?

Ad aprile 2026 la Russia incassa circa 733 milioni di euro al giorno dall’export di combustibili fossili, valore massimo degli ultimi due anni e mezzo.

Quali Paesi comprano più combustibili fossili dalla Russia?

I principali acquirenti sono Cina, India, Turchia, Unione europea e Arabia Saudita, con forte concentrazione su petrolio greggio, gas naturale e prodotti raffinati.

Perché i ricavi russi crescono nonostante il calo dei volumi?

Crescono grazie ai prezzi internazionali elevati, al riavvio di oleodotti chiave e all’uso di flotta ombra che aggira sanzioni e tetti di prezzo.

Come stanno influendo le rinnovabili sulla dipendenza energetica europea?

Stanno riducendo la vulnerabilità al gas: l’aumento del 14% delle rinnovabili garantirà all’Ue un risparmio stimato di 5,8 miliardi nel 2026.

Quali sono le fonti originali dei dati e dell’analisi sull’energia russa?

Le informazioni derivano da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla nostra Redazione.


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Direttore Editoriale Assodigitale.it Phd, MBA, CPA

Storico esperto di Digital Journalism e creatore di Immediapress la prima Digital Forwarding Agency italiana poi ceduta al Gruppo ADNkronos, evangelista di Internet dai tempi di Mozilla e poi antesignano (ora pentito) dei social media in italia, Bitcoiner Evangelist, portatore sano di Ethereum e Miner di crypto da tempi non sospetti. Sono a dir poco un entusiasta della vita, e già questo non è poco. Intimamente illuminato dalla Cultura Life-Hacking, nonchè per sempre ed indissolubilmente Geek, giocosamente Runner e olisticamente golfista. #senzatimore è da decenni il mio hashtag e significa il coraggio di affrontare l'ignoto. Senza Timore. Appunto

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