Datagate, Obama promette trasparenza nel nome della lotta al terrorismo: Prism non è il diavolo
18 Giugno 2013
La missione è solo una: tranquillizzare. Su due fronti: quello della sicurezza e quello della privacy. Così, il presidente Obama, dopo aver vissuto giorni non facili per il dilagare del Datagate, in un’intervista alla rete pubblica Pbs, ripete che “bisogna combattere il terrorimo, ma rispettando la privacy dei cittadini”. Spiega che Prism, il programma di sicurezza della National Security Agency non è il diavolo. E che, nel nome della trasparenza, è pronto a confrontarsi con la Commissione per la privacy e i diritti civili dopo aver esaminato nei più minimi particolari ogni dettaglio del programma: “Diffonderemo quante più informazioni possibili”, giura Barak.
Il quale, in ogni caso, prima di tutto può tranquillizzare se stesso e i vertici della diplomazia Usa sostenendo che la Cina ha capito il suo messaggio (definito “molto franco”) contro lo spionaggio informatico. “E’ un problema – ha detto il Presidente – che potrebbe minare alla base le relazioni diplomatiche tra le due grandi potenze. Ma abbiamo avuto una conversazione molto franca a questo proposito e credo che abbiano capito che potrebbe minare alla base le relazioni sino-americane”.
A sentire l’inquilino della Casa Bianca, quindi, il recente incontro tra lui e il suo omologo cinese, Xi Jinping, ha dato i frutti sperati. Tuttavia, per la Casa Bianca resta da gestire il caso-Snowden, una vera e propria patata bollente. Da Hong Kong, dove si è rifugiato, il tecnico informatico ha tenuto a far sapere che “i documenti riservati di cui è venuto in possesso sono al sicuro. Anche se mi uccidessero”.
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