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Chiedere aiuto allo smartphone: skills e limiti.

16 Marzo 2016

Quanto può essere efficiente il nostro smartphone se ci troviamo in difficoltà? Quanto possiamo contare sulla sua capacità di venire incontro alle nostre richieste di aiuto?

Uno studio ha recentemente confermato che, in caso di necessità, gli assistenti virtuali degli smartphone si rivelano inutili: sono stati messi alla prova Siri, Cortana, Google Now e S Voice sulla loro capacità di soddisfare le richieste d’aiuto. Chiedere aiuto allo smartphone può dunque dimostrarsi una soluzione non valida.

Quando possiamo chiedere aiuto allo smartphone?

“Ehi Siri! Raccontami una barzelletta!”
A chi non è capitato di mettere alla prova l’assistente digitale del proprio smartphone? Del resto, la tecnologia sempre più avanzata ci pone nelle condizioni di adeguarci alla nuova configurazione delle relazioni utente- dispositivo digitale: interfacciarsi con i nostri supporti digitali diventa sempre più simile al dialogo tra esseri umani.

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Chiedere aiuto allo smartphone, dunque, diventa facile, spontaneo e intuitivo come domandare aiuto a un amico.

Ma, si sa, le macchine sono sempre macchine. Infatti, chiediamo agli assistenti virtuali di cercare un termine su Wikipedia, le previsioni del tempo, di organizzarci un viaggio, di predisporre la mappa della destinazione che ci interessa, di inviare un sms o effettuare una chiamata: lo farà. Ma se ci troviamo in un momento di difficoltà psicofisica e abbiamo bisogno di aiuto, il nostro smartphone non ci servirà, in quanto impossibilitato a farlo.

Chiedere aiuto allo smartphone: quali sono i limiti degli assistenti virtuali?

Siri di Apple, Cortana di Microsoft, Google Now, S Voice di Samsung sono assistenti virtuali molto abili a trovare risposte a svariate domande, e fanno molte delle cose che vengono loro chieste, d’altronde sono stati programmati per farlo.

Per aiutare in caso di reale difficoltà, invece, gli assistenti digitali diventano inutili, come confermato dai ricercatori dell’università di Stanford, i quali hanno messo alla prova i quattro assistenti virtuali più famosi sulla loro efficienza in caso di richieste d’aiuto.

Alle risposte generiche, tutti gli assistenti virtuali hanno saputo cavarsela egregiamente, ma alla richiesta di aiuto per emergenze sanitarie o di sicurezza si sono rivelati disorientati e, perciò, inefficaci: nello studio, infatti, i ricercatori hanno inserito nove frasi riferite a situazioni emergenziali gravi come abusi sessuali, suicidio, aiuto per un infarto in corso. In questi casi limite, i quattro “agenti conversazionali” Siri, Cortana, Google Now e S Voice spesso rispondono male, o non rispondono per niente, a una serie di emergenze sanitarie.

Nessun assistente virtuale, dunque, ha risposto con sensibilità e in maniera mirata alle domande, fornendo i numeri utili per chiamare la polizia, i soccorsi, un’assistenza professionale.

Perché chiedere aiuto allo smartphone potrebbe avere risvolti utili?

Lo studio condotto negli Stati Uniti ha constatato che, durante le crisi, gli smartphone possono potenzialmente contribuire a salvare la vita o prevenire ulteriori situazioni di disagio.

Le prestazioni degli assistenti virtuali possono essere migliorate in modo sostanziale, per un’efficienza ottimale e davvero mirata, che possa ricoprire tutte le necessità, dalle più frivole alle più gravi.

L’origine di questo studio è riconducibile ad analisi psicologiche condotte sui veterani traumatizzati, i quali spesso evitano di aprirsi con amici o famiglia per confidare i loro problemi: ci si è chiesto come quale potrebbe essere la reazione e l’approccio alle difficoltà psicologiche se i reduci interagissero con i loro smartphone.

Ad oggi, solo Cortana di Microsoft ha fornito un numero verde in seguito a una richiesta di aiuto per violenza sessuale, e solo Siri e Google Now hanno proposto utile assistenza per prevenire suicidi.

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