La notizia in sintesi
- Project Eleven testa un recupero Bitcoin contro il rischio quantistico.
- Il sistema usa prove zero-knowledge e wallet moderni con chiavi gerarchiche.
- Le monete attribuite a Satoshi Nakamoto restano escluse dal meccanismo.
- Il prototipo è rapido, ma non verificato né utilizzabile sulla rete.
Riassunto generato con AI
Project Eleven e la difesa quantistica di Bitcoin
Project Eleven ha presentato nelle ultime ore un prototipo crittografico pensato per recuperare bitcoin bloccati da un’eventuale congelamento degli indirizzi vulnerabili ai computer quantistici. La soluzione riguarda la blockchain di Bitcoin e si collega al BIP-361, proposta pubblicata ad aprile da Jameson Lopp e cinque coautori per ridurre il rischio di furti quando le firme digitali non saranno più affidabili.
Il nodo centrale è il cosiddetto Q-Day: il momento teorico in cui un computer quantistico potrebbe ricavare una chiave privata da una chiave pubblica esposta on-chain. In quel caso, la rete non potrebbe distinguere un aggressore dal titolare legittimo, perché entrambi produrrebbero una firma formalmente valida.
Il progetto punta quindi a rendere il congelamento una misura reversibile per gli utenti che riescono a dimostrare la proprietà senza rivelare i segreti del wallet. Tuttavia, il metodo non offre una via d’uscita ai bitcoin più antichi, compresi gli circa 1,1 milioni di BTC generalmente attribuiti al creatore pseudonimo Satoshi Nakamoto.
Come funziona la prova di recupero
Il BIP-361 propone di impedire nuovi depositi verso indirizzi vulnerabili dopo tre anni e di congelare le monete rimaste dopo cinque. Il piano interessa indirizzi con chiave pubblica già visibile sulla catena, una categoria che supera il 34% dell’offerta di bitcoin. Il congelamento eviterebbe una corsa tra proprietari e attaccanti, ma aprirebbe un conflitto con il principio secondo cui chi possiede una chiave privata mantiene il controllo delle monete.
La proposta di Project Eleven, sviluppata con Jim Posen, responsabile del sistema di prove Binius, sfrutta le prove a conoscenza zero. L’utente dimostra di conoscere il materiale crittografico posto sopra l’indirizzo nella struttura gerarchica del wallet, prova che quell’elemento genera l’indirizzo coinvolto e collega la prova a un messaggio utile alla migrazione dei fondi.
Il dato decisivo è che nessuna chiave privata viene divulgata. Un attaccante quantistico potrebbe compromettere una singola chiave esposta, ma non risalire al materiale superiore derivato con HMAC-SHA512, funzione a senso unico usata nei wallet moderni. La distinzione tra firma compromettibile e derivazione crittografica resistente è la base tecnica della possibile procedura di recupero.
Secondo i benchmark diffusi dal team, una prova richiede 243 millisecondi su quattro core di un M5 MacBook Air, 40 millisecondi per la verifica e circa 2 gigabyte di memoria, senza GPU. L’esecuzione completa su CPU dura 910 millisecondi: risultati che indicano una potenziale fruibilità su hardware consumer, ma non equivalgono a una validazione indipendente.
Il limite decisivo dei wallet più vecchi
Il prototipo dipende dall’esistenza di un albero di derivazione sopra l’indirizzo da recuperare. I wallet gerarchici sono arrivati con BIP-32, assegnato l’11 febbraio 2012; prima, le chiavi venivano generate in modo indipendente e casuale, senza seed phrase né chiave genitore. Satoshi Nakamoto ha minato bitcoin nel 2009 e nel 2010, mentre i suoi output pay-to-public-key espongono direttamente la chiave pubblica.
Per questi fondi non esiste quindi materiale superiore da dimostrare con la prova zero-knowledge. Lo stesso limite riguarda molti wallet precedenti al 2012 e monete dormienti delle prime fasi della rete, cioè una parte dei saldi potenzialmente più esposti e più difficili da proteggere.
Il prototipo resta non sottoposto ad audit, supporta tre tipi di indirizzo ma non Taproot, usa la chiave coin-type anziché il seed e non recupera fondi su alcuna blockchain attiva. La conseguenza futura è soprattutto di governance: una protezione quantistica potrebbe dividere i possessori tra wallet moderni recuperabili e patrimoni storici senza meccanismo equivalente.
FAQ
Che cos’è il Q-Day per Bitcoin?
Sì, è il momento teorico in cui un computer quantistico ricava chiavi private da chiavi pubbliche, rendendo insufficienti le firme degli indirizzi esposti.
Quanti bitcoin sono potenzialmente vulnerabili?
Sì, il BIP-361 stima che oltre il 34% dell’offerta di bitcoin sia in indirizzi con chiavi pubbliche già esposte on-chain.
Il prototipo funziona già sulla rete Bitcoin?
No, non recupera monete su alcuna blockchain attiva e richiederebbe modifiche alle regole della rete prima di qualsiasi impiego operativo.
Perché i fondi di Satoshi non sono recuperabili?
Sì, perché gli indirizzi precedenti ai wallet gerarchici non hanno seed phrase, percorso di derivazione o chiave genitore da provare crittograficamente.
Su quali fonti si basa questa analisi?
Sì, nasce da un’analisi approfondita e verifica incrociata della nostra Redazione su più fonti: CoinDesk e FinanceFeeds.




